Se farai l’Esame di Stato di Psicologia, dovrai affrontare difficoltà. Eccone 3.

1) Sovrabbondanza di materiali, corsi e libri vari. Ormai, complice la disoccupazione tra gli psicologi, molti si sono buttati sull’Eds, mettendo su corsi, riassunti di riassunti, riassunti di riassunti di riassunti e quant’altro, che finiscono per contraddirsi tra loro. E’ difficile orientarsi, è difficile capire a chi “dare retta”, è difficile capire quali siano le linee guida corrette, data anche l’imprevedibilità dei commissari e dei loro criteri di valutazione, che restano soggettivi, perché sono esseri umani e non robot.

Si entra nell'”information overload“, che da un lato è una ricchezza, perché vuol dire poter accedere a molte informazioni anche gratis e poter confrontare, dall’altro provoca un sovraffaticamento e un caos da cui il cervello cerca di difendersi, aumentando il bisogno di chiarezza e la predisposizione a credere a chiunque mostri di avere la “verità” semplice e immediata. Si abbassano quindi le facoltà critiche, che invece sono determinanti per superare l’Eds.

Inoltre, in tutto questo trionfo di materiali, è impossibile risalire alla fonte, perché spesso i contenuti sono frutto di rielaborazione di vari materiali in circolazione, di raffazzonamenti qua e là e approviggionamenti spesso illegali, quindi si rischia di affidare la propria preparazione ad elaborazioni di seconda, terza o quarta mano, invece che su fonti dirette, con i rischi che ciò comporta.

2) Sovrabbondanza di gruppi e forum: se da un lato i social network sono una fonte preziosissima di sostegno e mutuo-aiuto,  di incoraggiamento e motivazione per affrontare questo complicato esame, spesso, come teorizza Le Bon nella psicologia delle masse, l’aggregazione tra molte persone promuove una regressione del loro funzionamento a modalità più primitive e meno critiche, con il risultato che si diffondano leggende metropolitane pericolose, che si attui uno studio ossessivo e nozionistico basato su alcuni dettagli inconsistenti, perdendo di vista le proprità.

Inoltre si rischia che alcune generalizzazioni siano elette a verità assoluta, quando, appunto, si tratta di generalizzazioni. Purtroppo in questo esame non ha valore il “pensiero induttivo“, cioè prendere alcuni casi degli anni passati, alcune esperienze e alcuni criteri di valutazione di alcuni commissari passati e poi generalizzare, come se l’Eds funzionasse sempre a quel modo. Ciò che era valido per un commissario in un anno in una sede, non funziona in altre sedi per altri commissari in altre sessioni. Spesso anche gli stessi commissari, se sono riconfermati da un anno all’altro, cambiano criteri di correzione, perché in fondo già Eraclito nel 6° Secolo A. C. ammoniva: tutto cambia! Non ci sono regole fisse e universali, inutile cercarle affannosamente, altrimenti non sarebbe un esame di psicologia, ma di ingegneria.

3) Commissari assuefatti: ormai sono stufi di correggere sempre gli stessi compiti, di leggere sempre le stesse cose e di sentire sempre la stessa solfa all’orale. Per questo, i loro criteri di valutazione cambiano sempre. Ciò che valeva per una sessione, può non valere per la prossima, anche per lo stesso commissario. Inutile quindi basarsi su quanto ha detto o fatto un commissario in un anno precedente: non è detto che sarà valido al prossimo giro.

Le certezze, all’Eds, come nella professione di psicologo, sono del tutto illusorie.

Ah, a proposito di illusioni, eccone un’altra, pericolosissima: leggila qui.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Aiuto i laureati in Psicologia a preparare l'Esame di Stato. Scrivimi a tutor@110elode.net

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