Cosa intendono i prof quando nelle tracce scrivono modello teorico, paradigma teorico, cornice teorica, teoria, ecc? Che differenza c’è tra questi termini?

Purtroppo non ci sono significati oggettivi e assoluti. Non valgono i significati del vocabolario, della garzantina o del manuale universitario. Vale solo il significato che quella specifica commissione dà a quel termine in quella sessione.

Inutile quindi impazzire per individuare un significato univoco e standard da assegnare, valido sempre e comunque. Nessuno può stare nella testa del singolo commissario che corregge un compito. Ogni commissario può dare un significato diverso, che rispecchia la sua formazione e le sue aspettative.

Allora come regolarsi, in assenza di regole assolute, quando i prof di una commissione non chiariscono quello che intendono?

Generalmente,  nella prima e seconda prova, si usano, a volte in modo abbastanza vago, numerosissimi termini, come modello teorico, paradigma teorico, cornice teorica, riferimento teorico, teoria, ecc., per fare riferimento al cuore del tema ,cioè a una teoria riguardante l’argomento della traccia.

Ovviamente una teoria che sia scientifica, quindi con annesso esperimento, altrimenti può essere contestata di essere astratta e filosofica, senza validità empirica.

Quindi alla fine qualunque termine (ce ne sono migliaia!) si può ricondurre alla parte teorica scientifica, che deve essere sempre presente in un tema, per il fatto stesso che la professione di psicologo in Italia, come impone anche il codice deontologico, deve essere basata su teorie scientifiche e validate (non su teorie astratte), e perché lo psicologo, qualunque cosa faccia, deve farla a partire da una teoria scientifica validata che descriva quel problema e fornisca modalità per affrontarlo, in modo altrettanto scientifico, e non improvvisato o soggettivo.

Quindi alla fine si tratta sempre di prendere l’argomento e descriverlo in modo scientifico. Se poi la parte teorico/scientifica venga chiamata in un modo o in un altro, alla fine sempre deve essere presente, perché è il cuore stesso del tema e della pratica e la prima prova serve a dimostrare come applicare la teoria alla pratica (come dice il ministero).

Attenzione! Per prudenza,  sarebbe preferibile evitare di intendere modello teorico come “approcci psicoterapeutici”, nel senso di cognitivo-comportamentale, psicodinamico, ecc, perché è vero che molti prof sono anche psicoterapeuti e quindi  lo tollerano, perché loro stessi filtrano la realtà attraverso uno schema di questo tipo e aderiscono a un approccio, ma altri prof potrebbero considerarlo un errore grave e accusare lo  studente di confondere lo psicologo (che è neutro) con lo psicoterapeuta (che aderisce a un approccio).

Quindi per prudenza, meglio non rischiare e non creare equivoci. evitando qualsiasi riferimento che possa evocare approcci psicoterapeutici, a meno che non esplicitamente richiesti (come può succedere a volte alla terza prova quando è scritta da commissari psicoterapeuti vecchio stampo).

Altrimenti, in assenza di chiarimenti da parte dei prof della propria commissione, si possono usare come riferimento i documenti legislativi (codice deontologico e legge 56/89) secondo i quali lo psicologo deve fare riferimento a teorie scientifiche e validate per comprendere un problema e impostare un intervento, quindi si può intendere “modello teorico, paradigma teorico, cornice teorica, ecc.” come teoria scientifica ed empiricamente validata relativa al costrutto.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Aiuto i laureati in Psicologia a preparare l'Esame di Stato. Scrivimi a tutor@110elode.net

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