urlo-eds-psicologia

Dopo aver svolto il progetto o il caso clinico dell’esame di stato di Psicologia, vengono sempre tanti dubbi sulla sua correttezza, in particolare rispetto all’ipotesi diagnostica del caso clinico.

Ci si confronta fuori all’aula e si constata come ciascuno abbia scritto un’ipotesi diversa. Oppure, ti accorgi di aver scritto un’ipotesi diagnostica diversa da quella della maggior parte degli altri studenti.

Meglio però non farti travolgere dall’ansia (“eh sì, sembra facile…”). Infatti non è possibile sapere se sia “corretto” o meno, poiché non esistono criteri assoluti per valutarlo.

Non è detto che se hai messo una cosa o un’altra, se hai fatto un’ipotesi diagnostica o un’altra, hai fatto bene o hai fatto male.

Non è una frase o un’ipotesi diagnostica piuttosto che un’altra a poter determinare se il tuo compito sia corretto o meno.

Non è un problema di matematica, che si risolve con algoritmi, come l’area del triangolo, dove è possibile sapere se la formula usata è “giusta” o “sbagliata”. Anche perché ce n’è solo una giusta.

La “correttezza” è riferibile a problemi chiusi, valutabili secondo criteri oggettivi e assoluti.

Invece all’eds, così come in ambito psicosociale, i problemi e i compiti sono aperti, quindi non si può sapere se li hai svolti in modo “corretto”.

In mancanza di criteri oggettivi e assoluti, valgono quelli soggettivi del commissario che corregge il tuo compito.

Nessuno può prevederli, perché ogni commissario corregge a modo suo (non essendo un robot). Dipende tutto da come uno specifico commissario (quello che legge il tuo compito) potrà considerare il compito in quel momento.

Per svolgere un compito e capire come orientarti, è meglio quindi ricorrere ad altri criteri, come quelli della prudenza e della completezza (per quanto anche questi risentano della soggettività dei singoli commissari).

Prudenza: valuta se hai giustificato le scelte fatte (hai specificato perché hai usato quel test? Cosa ti consente di misurare? Ecc.), se le ipotesi che hai fatto sono seguite da puntualizzazioni sulla necessità di avere altre informazioni (“si potrebbe ipotizzare un disturbo d’ansia, MA per avvalorare questa ipotesi occorrerebbero altri dati…), se ti sei espresso in modo cauto, piuttosto che con verbi o avverbi rigidi e assoluti (“si deve, non si deve, ecc”), se hai fatto affermazioni perentorie (“la causa di questo problema e’ questa”, “da questa causa deriva questo effetto”, la situazione A implica la situazione B”, ecc.), che mortificherebbero la complessità della realtà psicologica ed esporrebbero a contestazioni (per quanto sia impossibile azzerare il rischio di contestazioni).

Completezza: ecco alcune possibili domande per valutarla rispetto al tuo compito. L’ipotesi diagnostica che hai formulato scaturisce da commenti di vario tipo (sia psichiatrici, sia psicologici, ecc.) oppure solo da commenti psichiatrici? Altrimenti potrebbero contestare che hai dato un taglio troppo psichiatrico. Hai commentato abbastanza i dati, sia con riferimenti a categorie diagnostiche che a teorie psicologiche? Hai risposto a tutte le domande nel modo più completo, senza però scadere nella prolissità? Hai sviluppato tutti i punti richiesti, nell’ordine richiesto, rispettando il modo in cui sono stati chiamati i paragrafi da quella specifica commissione? Hai seguito un filo logico, una coerenza tra le parti, una focalizzazione, piuttosto che affastellare dati sconnessi, nomi e teorie, facendo perdere di vista il focus al commissario che legge il tuo compito?

Prova a capire se il tuo compito è prudente, completo, rispondente alle richieste della traccia, perché purtroppo non ci sono altri criteri validi per tutti, sempre e comunque, che possano garantirti di aver fatto bene il compito.

Però..non scoraggiarti se non hai fatto tutte queste “linee-guida orientative”.

Se devi ancora affrontare la prova, puoi utilizzarle per prepararti meglio, mirando alla prudenza e alla completezza.

Oppure, puoi usarle per per ripassare il compito in vista dell’orale, se dovessero chiederti delucidazioni sulla terza prova.

Se l’hai già svolta, non preoccuparti se non ne hai tenuto conto, perché tutto dipende dal singolo commissario che correggerà il tuo compito e non si può prevedere che impressione ne ricaverà.

C’è chi pensa di averlo fatto bene e viene bocciato. Chi pensa di averlo sbagliato e ottiene un voto alto. 

Magari a lui sta bene come lo hai svolto, perché applica i suoi criteri e ha trovato nel tuo compito ciò che si aspettava. Le sue aspettative dipendono da tanti fattori e non si possono sapere.

Il tutto, sperando che la giustizia, l’equilibrio, l’imparzialità e il senno siano con il commissario mentre corregge il tuo compito, la cui mente, come quella di qualsiasi essere umano, resta insondabile e imprevedibile.

Leggi anche questo articolo su come svolgere il ragionamento clinico alla terza prova. 

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Aiuto i laureati in Psicologia a preparare l'Esame di Stato. Scrivimi a tutor@110elode.net

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