Ecco 5 suggerimenti per la terza prova dell’Esame di Stato di psicologia, che generalmente è un caso clinico (ma non sempre!). 

1) La terza prova non è una prova di psichiatria

Se basi tutto il compito sul DSM, i prof possono contestarti che hai dato un taglio troppo psichiatrico.

2) La terza prova non è una gara di memoria

Inutile sforzarti di ricordare tutti i criteri diagnostici di tutte le 300 patologie di tutte le 1091 pagine del DSM. Neanche gli psichiatri spesso le ricordano tutte a pappagallo. Non avrebbe senso. Il DSM è uno strumento di consultazione e di inquadramento, non una raccolta di poesie da recitare.

Se sciorini in modo meccanico i criteri diagnostici nella terza prova dell’Esame di Stato di Psicologia, i prof possono contestare che hai studiato in modo troppo nozionistico.

3) La terza prova non è una prova sul DSM

Il DSM è solo uno dei tanti manuali diagnostici utili a formulare un’ipotesi diagnostica. Non può mai essere l’unico strumento diagnostico per l’esame di stato di psicologia. Non lo è neanche per gli psichiatri quando fanno una diagnosi.

Tra l’altro, non esiste solo il DSM, ma anche il PDM, l’ICD e tanti altri manuali diagnostici. Il DSM è solo uno dei possibili manuali diagnostici, quello statisticamente più usato, ma non esiste solo il DSM.

In ogni caso, a prescindere dal manuale diagnostico che preferisci,si tratta sempre e solo di uno degli strumenti che possono essere utili (non sempre necessari) per uno solo dei punti richiesti dalla traccia, quello dell’ipotesi diagnostica. Tra l’altro, l’ipotesi diagnostica a volte non è neanche richiesta!

4) La terza prova non è un quiz dove bisogna indovinare una diagnosi

Visto che molti studenti vivono la terza prova come fosse un quiz, molti prof nelle ultime sessioni hanno fornito già loro la diagnosi e chiesto di fare ragionamenti sulla diagnosi.

Quindi: la terza prova non è quiz, né una prova di psichiatria, né un compito sul DSM, né una gara di memoria, ma un compito di ragionamento clinico.

5) La terza prova è una prova di ragionamento clinico 

Il compito dello psicologo non è di etichettare, ma di ragionare, cioè commentare i dati. Utilizza tutte le conoscenze cliniche che hai, per dare un significato ai dati. Preferibilmente utilizza le tue conoscenze cliniche “pure”, non contaminate da approcci psicoterapeutici.

Altrimenti i prof possono contestare che confondi la lettura dei dati propria di uno psicologo con quella di uno psicoterapeuta. E quando è la traccia che chiede anche un approccio psicoterapeutico, meglio tenere distinta la lettura dello psicologo da quella connessa a un approccio, perché ci vuole poco ad essere contestati.

Leggi anche “Esame di Stato Psicologia e DSM-5”

 

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Aiuto i laureati in Psicologia a preparare l'Esame di Stato. Scrivimi a tutor@110elode.net

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