Cos’è il Metodo di Studio?

 

Il metodo di studio non è una strategia da applicare in modo meccanico e ritualistico, quasi liturgico. Non è un algoritmo, non è una procedura da automatizzare per velocizzare la preparazione degli esami. Non è da intendersi così meccanicamente e rigidamente. C’è chi lamenta di non avere un buon metodo di studio, allora lo cerca affannosamente, divora i consigli su come sottolineare, memorizzare, ripassare, che su internet abbondano, quasi si sprecano. Magari si iscrive anche a un corso “miracoloso”, di quelli sull’apprendimento rapido, la lettura veloce e altre amenità. Alla ricerca, spesso disperata, della tecnica strabiliante, della formula magica, del “Santo Graal” dell’apprendimento. Inteso come una serie di tecniche, tecnichette e precetti, il metodo di studio diventa un ostacolo all’apprendimento: ti rende prigioniero di uno schema fisso e ripetitivo, ti costringe ad attivare rigidamente gli stessi meccanismi, ti conduce ad uniformare lo studio di materie che invece richiedono un approccio diverso. Il problema a questo punto è l’avere un metodo, più che non averlo. E’ cioè fossilizzarsi su una pratica (che sia il riassumere, fare una mappa, ripetere  a voce alta o quant’altro), non poterne fare a meno, esserne diventati dipendenti e non riuscire a liberarsene. Non è il metodo di studio che farà di te uno studente di successo, veloce, brillante. Non è il metodo, ma un’altra cosa: l’attitudine alla flessibilità. Uno studente efficace non è uno studente che possiede un metodo di studio efficace, ma è uno studente elastico, che sa passare da un metodo all’altro, che sa modularlo, che sa adattarlo agli obiettivi, agli apprendimenti precedenti, al tempo a disposizione, agli altri esami da preparare. E’ come un guidatore che scala le marce, regolandosi in base al manto stradale, alle condizioni atmosferiche, alle caratteristiche della via da percorre: non sfreccia sempre alla stessa velocità, in alcuni tratti va più lentamente, in altri accelera, poi fa retromarcia, poi rallenta in curva e riacquista velocità sui rettilinei. Per apprendere efficacemente, non è utile un metodo, anzi spesso è persino dannoso. E’ necessaria la capacità di essere duttili, di variare l’approccio alle materie, di differenziarlo nel corso degli anni, anzi nel corso dei mesi, anzi, di modificarlo e rivederlo continuamente durante una stessa sessione di studio, che non deve prevedere un’unica tipologia di azione cognitiva. Il metodo è oggi un atteggiamento, più che un repertorio di tecniche: è un comportamento aperto, che sperimenta, inventa e collauda sempre nuove strategie, è una mente riflessiva, critica, attiva, che elabora i contenuti, li filtra, li interpreta. Non un mente passiva, che assimila e memorizza in modo meccanico. Oggi si parla di metacognizione: è superata l’ottica delle strategie e delle tecniche “efficaci”, si è entrati in quella dell’Apprendimento autoregolato, cioè della capacità di controllare e supervisionare le fasi del proprio apprendimento, di regolare di volta in volta il proprio approccio, riflettendo sulle operazioni da compiere, senza applicare in modo acritico e ripetitivo una tecnica.