All’orale “bisogna” dire che si è fatta solo osservazione? O è poco?
Meglio dire “attività sotto supervisione”? O è troppo?
Chi dice una cosa, chi dice un’altra…
Si può sapere cosa “bisogna” dire all’orale riguardo al tirocinio?

E’ una domanda a cui nessuno può rispondere, perché dipende dal commissario che ti ascolta, dalle sue conoscenze, dalle sue aspettative, dalle sue opinioni, dalle sue interpretazioni delle leggi.

Ogni commissario è diverso dall’altro. Anche all’interno della stessa commissione, ogni commissario ha una sua opinione in merito a ciascuna questione. Impossibile trarre regole generali valide sempre e per tutti.

Alcuni vogliono sentir dire dal candidato che ha fatto solo osservazione. Altri ritengono che osservare sia troppo poco e che il tirocinante debba essersi cimentato in attività vere e proprie, purché sotto supervisione, perché non c’è una legge che lo vieta, anzi il tirocinio serve proprio a questo! E’ pure scritto nell’art. 6 del DPR 137/2012!

Eppure ogni legge viene interpretata in modo diverso. Ogni commissario interpreta a modo suo questo articolo e ha un suo concetto di supervisione.

Ogni commissario ha le sue personali aspettative e convinzioni su quello che un tirocinante possa fare o non possa fare, su cosa sia la supervisione e in costa consista, su quali attività possano essere fatte dal tirocinante “sotto supervisione” e come debbano essere fatte. Quello che va bene a uno, non va bene a un altro. 

A volte, anche solo le modalità in cui si sono svolte le “attività sotto supervisione” così come le ha riferite dal tirocinante, non coincidono con quelle che il commissario ritiene adeguate e rispondenti alla legge, ed ecco che può scattare la contestazione. 

Non basta quindi neanche citare leggi e decreti, tipo il DPR 137/2012, art. 6, per sentirsi al sicuro da contestazioni. Le leggi non sono regole matematiche oggettive, ma risentono dell’interpretazione. Non è come fare 2+2.

Fatta la legge, trovata l’interpretazione. Su ogni singolo comma, di ogni articolo, di singola legge, ci sono dibattiti su dibattiti su come vada interpretata e su quale sia la “ratio” del legislatore nel formularla. Figuriamoci da parte di professionisti non addentro al tortuoso mondo della giurisprudenza.

Poi magari non succede niente, neanche te lo chiedono, neanche ti ascoltano e tutto è molto più banale e scorrevole, ma chi può prevederlo? Non è un buon motivo per sottovalutare la prova orale o ridurla a “formalità”. 

Purtroppo, anche in questo caso, quelle che vengono “insegnate” come regole assolute nei vari corsi per l’Eds, colludendo con il bisogno di sicurezza, quelle che vengono desunte dalle “esperienze del cugino che ha fatto l’Eds nella scorsa sessione” non sono regole assolute, perché non è un esame di matematica. Magari! la matematica sarà complicata, ma almeno ci sono regole sicure da applicare. Si prende l’algoritmo giusto e via :).  

Purtroppo abbiamo scelto un ambito in cui non ci sono regole assolute da applicare, né all’eds, né nella professione. Quindi è controproducente cercarle o credere a chi le dispensa.

L’unica regola è riuscire a gestire la complessità e l’incertezza, tipica di questa professione. Capiterà di nuovo, di fronte al paziente, al gruppo, all’azienda e a chiunque sarà il destinatario delle tue attività. Non si saprà mai con quali criteri  ti valuterà.

Nessuno sta nella testa del commissario che ti ascolta e nessuno può prevedere cosa pensa e come valuta il tuo resoconto. L’unica regola da seguire è quella della prudenza. E non ci vuole un guru in cattedra per dirlo: bastano le nostre amate nonne :).

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Aiuto i laureati in Psicologia a preparare l'Esame di Stato. Scrivimi a tutor@110elode.net

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