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Sintesi dell’Assemblea dei Soci AID – Associazione Italiana Dislessia, di Roma, dell’11 Marzo 2017, intitolata: “Perché i DSA sono così diversi tra loro?”.

Il DSM-5, nel formulare la diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento, attribuisce importanza alla comprensione, oltre che all’accuratezza e all’efficienza della lettura.

Questi indicatori sono importanti anche per il trattamento: non basta che un bambino impari a leggere velocemente e correttamente, ma è necessario che comprenda ciò che legge. 

Alcuni bambini, soprattutto con Disturbo Specifico dell’Apprendimento lieve, riescono a compensare le loro difficoltà, anche per molti anni. Ad esempio, ricorrono alla memoria, cercando di leggere attraverso la via lessicale, piuttosto che quella fonologica.

Questo è possibile finché il carico di lavoro scolastico non diventa eccessivo. Allora, le loro strategie non bastano più e il disturbo emerge all’attenzione degli insegnanti e dei genitori. Per questo, negli ultimi anni, si presentano nei centri di valutazione anche adolescenti e adulti. 

Nel caso degli adulti, sono in corso ricerche per validare strumenti diagnostici adeguati. Altrimenti, si cerca di fare un’accurata anamnesi, ricostruendo le difficoltà scolastiche passate, per comprendere se possano essere attribuibili ad un Disturbo Specifico dell’Apprendimento non diagnosticato, a causa di una minore sensibilità, in passato, rispetto a questo argomento.

Le prestazioni scolastiche possono essere molto differenti. Infatti, non soltanto i bambini con Disturbo Specifico dell’Apprendimento sono diversi tra loro, ma anche lo stesso bambino può avere prestazioni differenti anche nella stessa giornata o nello stesso compito.

Può capitare che durante un dettato, prima scriva correttamente una parola, poi la stessa parola la scriva sbagliata. Questo conferma le difficoltà di automatizzazione. Le prestazioni possono differire anche tra dettato e stesura di un testo, ad esempio di un tema.

Nel dettato possono esserci meno errori rispetto al tema, perché le risorse del bambino sono rivolte alla codifica e decodifica, mentre nella stesura di un tema, sono utilizzate per l’ideazione: restano poche risorse anche per badare anche alla correttezza della scrittura.

Talvolta, quando i bambini iniziano una terapia, alcune insegnanti lamentano che le prestazioni scolastiche diminuiscono. In realtà, sono quelle degli altri bambini che migliorano, perché hanno ritmi diversi.

Quindi, aumenta il gap tra il bambino con Disturbo Specifico dell’Apprendimento, che ha altri ritmi di apprendimento, e gli altri. Quando gli altri sono già arrivati ad una lettura automatica, il bambino con Disturbo Specifico dell’Apprendimento ancora è alle sillabe.

Il Disturbo Specifico dell’Apprendimento è neurobiologico, il che non vuol dire “genetico”. Non c’è un gene specifico. C’è però familiarità. Per questo è inutile colpevolizzare i bambini o spronarli a impegnarsi di più: fanno già il triplo della fatica degli altri, senza che gli venga riconosciuta.

I voti infatti, spesso non considerano l’impegno, ma solo la prestazione finale.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Ho realizzato il 1° Kit di Preparazione per l'Esame di Stato, con cui ho aiutato ormai 10 generazioni di psicologi ad abilitarsi. Se serve aiuto, scrivimi a tutor@110elode.net