Sono andata alla Social Media Week a Roma, ho preso appunti, li condivido con te, così puoi aggiornarti gratis in 60 secondi! Questa è la mia rielaborazione dell’intervento sull’e-health. Utile se sei uno psicologo o stai preparando l’Esame di Stato di Psicologia. Se vuoi leggere le altre sintesi da 1 minuto dai corsi di aggiornamento che frequento, iscriviti alla newsletter alla fine di questo articolo ;). 

Quello che conta oggi in economia non è l’informazione disponibile, ma quella effettivamente utilizzata. Ci sono tante informazioni, accessibili gratuitamente, ma non tutte riescono a suscitare l’attenzione, l’interesse e il coinvolgimento degli utenti.

A volte ci sono informazioni attendibili, ma non ottengono la stessa attenzione di altre, che riescono ad ottenere maggiore attenzione e già solo per questo sono percepite come più attendibili, anche se non lo sono.

Siamo quindi nella società dell’attenzione, perché non sono i soldi, bensì l’attenzione, ad essere il bene più scarso.

L’attenzione media del lettore web diminuisce continuamente. Ormai si aggira intorno ai 6 secondi. Siamo anche nella società dell’emozione, perché per ottenere l’attenzione si ricorre spesso alle emozioni, come se fossimo diventati tutti pubblicitari.

Gli utenti sono diventati i primi produttori di contenuti, ma hanno valore? Sono utili? A chi? Forse alle piattaforme che li distribuiscono.

Gli utenti sono lavoratori non pagati delle piattaforme digitali, perché producono contenuti, che poi il social network rivende ai pubblicitari.

Siamo tracciati precisamente e non ci sorprendiamo più, perché appena facciamo una ricerca su Google, pi andiamo su Facebook, ecco che la pubblicità di Facebook propone servizi analoghi a quelli cercati.

Ciascuno, quindi, entra in una bolla,  dove le sue scelte vengono confermate, mai messe in discussione, mai si possono ricevere stimoli diversi.

In più, ci si aggrega in community che si percepiscono in sintonia con sé, quindi ci si chiude ancora di più nella propria bolla rassicurante di conferme. L’attenzione viene direzionata verso stimoli che richiamano la propria identità.Dovendo scegliere, si opta per ciò che conferma la propria identità, ma più siamo confermati, più non usciamo dalla bolla.

Come uscirne? Riuscendo a capire di stare in una bolla e cercando di incuriosirsi. Occorre poi approfondire le cose, perché il multitasking porta il cervello a incamera frammenti, quindi a rielaborare frammenti.

Questo è evidente nelle nuove generazioni, che apprendono in modo frammentato e anche poco linguistico, più basato sulle immagini. Vedere immagini è più semplice e comodo che leggere testi, ma collude con la naturale pigrizia del cervello. .

I relatori hanno quindi espresso in questo intervento giudizi molto netti sull’attuale funzionamento cognitivo e attentivo e sul comportamento sociale. Sei d’accordo con quello che hanno detto?



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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Ho realizzato il 1° Kit di Preparazione per l'Esame di Stato, con cui ho aiutato ormai 10 generazioni di psicologi ad abilitarsi. Se serve aiuto, scrivimi a tutor@110elode.net