Esame di Stato Psicologia

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Tema Esame di Stato Psicologia: 2 aspetti importanti nello svolgimento

Ci sono due aspetti importanti per svolgere le tracce del tema dell’Esame di Stato di Psicologia:

1) i termini usati dalla traccia, non sempre corrispondono ai termini con cui sono intitolati i capitoli dei libri, i titoli dei temi “precotti” e gli argomenti vari che avrai studiato. Ogni commissione parla la sua lingua e chiama gli argomenti a modo suo. Potrebbe usare “processi di categorizzazione” invece che “pensiero”, potrebbe usare “relazioni interpersonali” invece che “gruppo”, e così via.

Occorre tradurre dalla loro lingua alla propria, cioè ricondurre i termini della traccia ad argomenti che hai studiato sotto altri nomi, valutando quali tra gli argomenti studiati possano essere adattati flessibilmente alle richieste della traccia.

Questo punto è importantissimo: su questa cadono molti studenti, anche quelli che hanno studiato di più, perché si trovano davanti a un termine che non corrisponde a quello che hanno usato loro (o che era scritto su un libro) e pensano di non sapere l’argomento, invece avrebbero molti argomenti con cui coprire quella traccia.

2) non c’è mai un unico modo di svolgere una traccia. Non è un compito di matematica, tipo “calcola l’area del triangolo”, dove c’è un’unica formula da applicare e solo quella è giusta. Quindi anche se vedrai che i tuoi compagni di banco hanno svolto il tema in modo diverso, con autori diversi, concetti diversi, non si può dire che uno abbia sbagliato e uno abbia fatto giusto, perché ci sono sempre migliaia di modi per svolgere la stessa traccia, migliaia di concetti e di autori che si prestano ad essere citati sotto la stessa traccia.

Non c’è mai una corrispondenza biunivoca tra termine della traccia e teoria da esporre, in discipline aperte e complesse come la psicologia. Questo poi vale anche nella pratica ed è un po’ quello che differenzia un ingegnere da uno psicologo :) .

Albo B Psicologi: le prove

Tendenzialmente, finora, come si può vedere dalle tracce passate per l’albo B, scaricabili dai siti delle varie uni, la prima prova per l’Esame di Stato di Psicologia – Albo B è stata strutturata come un tema.

Invece, la seconda e terza prova sono risultate più variabili nella struttura: a volte un progetto, a volte la descrizione di uno strumento o di una metodologia, a volte un caso simile a quello dell’albo A, a volte con scalette di punti da sviluppare, a volte senza.

Impossibile quindi generalizzare la forma poiché ogni commissione l’ha impostata a modo suo, poiché le direttive ministeriali sono molto ampie e lasciano alle commissioni libertà di strutturare contenuti e forme che ritengono di volta in volta opportuni.

Per seconda e terza prova, se dovesse uscire un caso simil albo A, andrebbe affrontato diversamente, poiché le competenze dell’albo B sono diverse quindi farei bene il file ufficiale ministeriale sulle competenze albo B così da inserire riferimenti e citazioni nello svolgimento della traccia e organizzare anche la fase di preparazione facendosi guidare proprio dal file ministeriale, basandosi su quelle categorie di attività, citandole nella prova e indicando sotto ciascuna attività anche metodologie e strumenti utilizzabili.

Poi è utile soffermarsi proprio su descrizione metodologie e strumenti, utilizzabili per la seconda e per la terza in qualunque forma venga strutturata. Ovviamente sempre tenendo conto che la forma che ciascuna commissione può decidere di dare alle prove può anche esulare da quelle forme statisticamente più frequenti finora.

Orale: cosa dire del tirocinio?

Magari durante il tirocinio ti sei trovato a somministrare da solo questo o quel test, questo o quello strumento di valutazione, e non sai se dirlo all’orale può creare problemi.

Il tutor del tirocinio ti ha autorizzato, perché nel servizio c’era tanto lavoro e spesso veniva “smaltito” anche grazie ai tirocinanti (veh?). Poi i nodi vengono al pettine all’Esame di Stato, perché neanche la legge è chiara riguardo a quello che un tirocinante possa o non possa fare e ogni professore la pensa diversamente. E poi le leggi non sono matematica: possono avere varie interpretazioni, quindi come regolarsi?

Cosa dire all’orale? Puoi dire che hai somministrato questo o quell’altro strumento? Che hai fatto questa o quell’altra attività che è un po’ in una “zona grigia” e per cui hai dubbi che possa essere svolta dal tirocinante?

Purtroppo, nessuno potrà dare una risposta alla domanda. Infatti, la risposta può cambiare in base al prof che ti fa l’orale: alcuni sono più integralisti e per loro il tirocinante può fare solo osservazione, non può fare null’altro, neanche respirare, se non sotto supervisione.

Secondo altri, il tirocinante, per poter imparare, deve fare tutto da solo, dal colloquio clinico con il paziente al test di Rorschach, e la supervisione deve riceverla solo dopo aver fatto da solo e aver avuto un contatto diretto e autonomo con quell’attività, altrimenti non avrebbe senso e non si dovrebbe chiamare tirocinio. Poi ci sono mille sfumatutre intermedie.

Nessuno potrà mai sapere cosa ne pensa prof che ti fa l’orale e in quale categoria si collochi. Quindi nessuno potrà dire, secondo lui, se quel test quell’altro o quello strumento o quella tecnica (anche se è semplice, anche se la fanno anche gli educatori, anche se….ecc. ecc.), secondo lui durante tirocinio possa essere fatta o meno. E la sua opinione conta, è lui che ha il potere di abilitarti o meno.

Per questo non c’è risposta assoluta. Secondo me, è sempre meglio optare sempre per comportamenti prudenti, perché non è il caso di rischiare…”capisc’ammé”, direbbero i saggi napoletani.

Sui “manuali classici” per l’Esame di Stato di Psicologia

Non esistono manuali “classici” per l’esame di Stato di Psicologia. Si tratta di un esame di abilitazione, quindi da impostare diversamente da un esame universitario.

In tutte le prove, c’è sia una “quota” i contenuti da sapere, sia una quota di strategie di svolgimento. Né i contenuti, né le strategie sono prestabilite, fisse e rigide. Riguardo ai contenuti, visto che, come stabilisce il Ministero, possono spaziare tra tutti gli infiniti settori psicologici, occorre individuarne alcuni “jolly”, strutturarli in un certo modo (non mnemonico/nozionistico) e sviluppare poi la flessibilità di adattarli di volta in volta alle richieste della traccia, anche quando i termini usati dalla traccia non corrispondono a quelli con cui sono stati studiati gli argomenti.

Riguardo alle strategie, si tratta di modalità didattiche per sviluppare le richieste delle tracce, utilizzando la rosa di argomenti-jolly per coprire anche richieste e argomenti che non rientrano nella “rosa” di argomenti studiati e che possono essere richiesti dalle tracce in varie forme, anche imprevedibili.

Forse sembra complicato, ma non lo è. E’ semplicemente diverso rispetto al modo di studiare universitario, più vicino alla pratica, come richiesto da un esame di abilitazione. Se per “manuali classici” si fa riferimento ai manuali universitari di psicologia generale, sociale, sviluppo, psicopatologia, ecc,qualunque manuale va bene, per attingere i contenuti di base, che poi vanno organizzati e utilizzati però in un certo modo, che può cambiare da sessione a sessione, adattandosi al cambiamento continuo dei gusti dei commissari e dei loro criteri di valutazione.

Esame di Stato – Progetto: cosa sono gli “indicatori di esito”?

All’Esame di Stato di Psicologia, sede di Messina, ma non solo, in una recente saletta di progetto si chiedevano gli “indicatori di esito”. Cosa sono?

Premessa generale: non esiste un significato univoco per interpretare qualunque termine di qualunque scaletta di qualunque sede. Questo termine lo ha inventato una commissione, che aveva in mente un certo significato, non per forza corrispondente a quello del vocabolario o a quello riportato su un manuale.

Poi magari lo ha riutilizzato un’altra commissione che gli ha dato un significato diverso dalla commissione che lo aveva introdotto. Tutto dipende, quindi, da come intenda un termine una specifica commissione, perché può intenderlo a modo suo, avere specifiche aspettative.

Se i commissari non specificano come loro intendano un termine o un’espressione, in questo caso “gli indicatori di esito di un progetto”, come regolarsi?

Puoi ricavarlo dalle attività, così da dare coerenza tra i paragrafi del tuo progetto. Ad esempio, se scegli la metodologia della psicoeducazione, le attività generalmente previste sono le seguenti, che possonovalere anche come indicatori di esito:

1) attività di informazione. Indicatore di esito: le informazioni sul problema, che quindi all’inizio alla fine del progetto devono risultare aumentate.

2) attività di cambiamento degli atteggiamenti e dei comportamenti. Indicatore di esito: atteggiamenti e comportamenti rispetto al problema, che dall’inzio alla fine del progetto devono risultare cambiati.

3) acquisizione di abilità trasversali. Indicatori di esito: le abilità trasversali, che dall’inizio alla fine del progetto devono risultare acquisite o potenziate.

Quindi prendi le attività che predisponi nel progetto e quelle saranno anche gli indicatori di esito, cioè i criteri quantificabili che ti faranno capire se le tue attività hanno avuto efficacia.

 

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