Come fare il ragionamento clinico alla terza prova dell’Eds

Domande ricorrenti sulla terza prova dell’Esame di Stato di Psicologia:

- E’ sufficiente il DSM?
- Bisogna ricordare tutti i criteri diagnostici?
- DSM mini o maxi?
- DSM-IV o DSM-5?
- Come fare il ragionamento clinico?

7 suggerimenti per evitare contestazioni.

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1) La terza prova non è una prova di psichiatria.

Se basi tutto il compito sul DSM, i prof possono contestare che hai dato un taglio troppo psichiatrico.

2) La terza prova non è una gara di memoria.

Non sforzarti di ricordare tutti i criteri diagnostici di tutte le 300 patologie di tutte le 1091 pagine del DSM.

Neanche gli psichiatri spesso le ricordano tutte a pappagallo. Non avrebbe senso.

Il DSM è uno strumento di consultazione e inquadramento, non una raccolta di poesie da recitare.

Se sciorini in modo meccanico i criteri diagnostici, i prof possono contestare che hai studiato in modo troppo nozionistico (e se ne accorgono subito).

3) La terza prova non è una prova sul DSM.

Il DSM è solo uno dei tanti manuali diagnostici utili a formulare un’ipotesi diagnostica.

Non può mai essere l’unico strumento diagnostico per l’eds di psicologia. Non lo è neanche per gli psichiatri quando fanno una diagnosi.

Tra l’altro, non esiste solo il DSM, ma anche il PDM, l’ICD e tanti altri manuali diagnostici. Il DSM è solo uno dei possibili manuali diagnostici, quello statisticamente più usato, ma non esiste solo il DSM.

In ogni caso, a prescindere dal manuale diagnostico che preferisci, che sia il DSM, il PDM, l’ICD o qualunque altro, si tratta sempre e solo di uno degli strumenti che possono essere utili (non sempre necessari) per uno solo dei punti richiesti dalla traccia, quello dell’ipotesi diagnostica.

Tra l’altro, l’ipotesi diagnostica a volte non è neanche richiesta!

4) La terza prova non è un quiz dove bisogna indovinare una diagnosi.

Visto che molti studenti vivono la terza prova come fosse un quiz, molti prof nelle ultime sessioni hanno fornito già loro la diagnosi e chiesto di fare ragionamenti sulla diagnosi.

Quindi: la terza prova non è quiz, né una prova di psichiatria, né un compito sul DSM, né una gara di memoria, ma un compito di ragionamento clinico. In fondo il compito dello psicologo non è di etichettare, ma di ragionare.

5) Ci sono ragionamenti diagnostici, ma anche ragionamenti clinici.

Non focalizzare tutte le tue attenzioni sul Dsm.

Utilizza anche tutte le conoscenze cliniche che hai, per dare una lettura qualitativa ai dati della traccia. Preferibilmente conoscenze cliniche “pure”, non contaminate da approcci psicoterapeutici.

Altrimenti possono contestare che confondi la lettura dei dati propria di uno psicologo con quella di uno psicoterapeuta.

E quando è la traccia che chiede anche un approccio psicoterapeutico, meglio tenere distinta la lettura dello psicologo da quella connessa a un approccio, perché ci vuole poco ad essere contestati.

6) DSM mini o quello maxi?

Quello che vuoi. Tanto è da usare solo in parte. Il DSM è un mezzo, non un fine. Prendi quello che ti serve per fare un ragionamento. Non ti servono tutti i criteri di tutte le 300 patologie di tutte le 1091 pagine.

Per fare ragionamenti clinici e diagnostici all’esame di stato di psicologia, che quindi non è un esame di abilitazione di psichiatria, né di psicoterapia, non occorre una memoria meccanica e nozionistica,

E’ opportuno avere una conoscenza di base di sintomatologie, per fare commenti diagnostici e descrittivi.

E conoscere teorie psicologico-cliniche per fare commenti qualitativi.

Non occorre neanche una conoscenza dettagliatamente nozionistica. Spesso basta una base, ma usata in modo flessibile e critico. Altrimenti si ricade nell’approccio  meccanico e mnemonico che i prof contestano.

7) DSM-IV o DSM-5?

Ogni commissione fa come vuole e ha le sue preferenze. Alcuni prof non si sono aggiornati e preferiscono il IV. Altri vogliono il 5 perché il codice deontologico impone allo psicologo di usare gli strumenti più aggiornati a disposizione. La maggior parte dei prof sta lasciando la libertà di scelta.

Non ci sono regole fisse perché ogni nuova commissione, ogni anno, si regola come vuole. A prescindere da quello che hanno fatto le commissioni precedenti della stessa sede. A prescindere da quello che fanno le commissioni delle altre sedi.

Molti prof sono anche infastiditi dalla preoccupazione degli studenti per il DSM, perché appunto non è una prova di psichiatria.

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Possiamo aiutarti? Scegli cosa ti può servire:

“Voglio avere altri suggerimenti gratis per la terza prova”.  Leggi gli articoli gratuiti di questo blog. Sono più di 100 e trattano tutte le prove, di tutti gli indirizzi.

“Voglio imparare lo stesso tutte le 300 patologie del DSM-5, per prudenza e per la mia futura professione”. Richiedi info e costi del riassunto sostitutivo del DSM-5 da qui.

“Voglio imparare a fare il ragionamento clinico. Tra materiali, testi e gruppi, sto facendo confusione e non so se mi sto preparando bene“. Prenota una lezione con la tutor, ti verrà spiegato come fare il ragionamento clinico per non farti contestare alla terza prova:  scrivi a psicotutor@libero.it

 

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Modello teorico e metodologia nei progetti

In ogni scaletta di progetto c’è sempre un paragrafo teorico e un paragrafo pratico.  

Il paragrafo teorico è chiamato in mille modi: premessa teorica, modello teorico, cornice teorica, riferimento teorico, ecc. Una volta è stato chiamato anche “descrivi le dimensioni psicologiche del comportamento in oggetto”. Si tratta sempre del paragrafo teorico.

Lo psicologo, infatti, come impone il Codice Deontologico, qualunque cosa faccia, deve farla in base a una teoria scientifica e validata. Non può farla improvvisandosi o in base a sue opinioni o convinzioni personali.

Può agire solo in base a teorie che modelizzano la realtà, cioè formulano una descrizione/spiegazione scientifica di un problema, di un fenomeno, di un comportamento.

Quindi in ogni progetto c’è sempre un paragrafo teorico. A volte la traccia è breve e discorsiva e si limita a elencare solo alcuni punti da sviluppare, ad esempio “DEfinisci obiettivi metodologie e strumenti di verifica per un progetto di prevenzione delletossicodipendenze” ma anche in questi caso puoi mettere lo stesso il paragrafo teorico, chiamandolo “premessa teorica” e specificando il richiamo al Codice Deontologico, che appunto impone allo psicologo di agire sempre e solo in base a riferimenti teorici scientifici e aggiornati.

Quindi, il paragrafo teorico ti serve per dimostrare che conosci teorie psicologiche sul problema indicato nella traccia, che hai una conoscenza teorica specialistica o almeno che sai leggere la realtà attraverso categorie psicologiche.

Ad esempio, se si tratta di un progetto di prevenzione delle tossicodipendenze, il paragrafo teorico potrà essere dedicato alle teorie sulla tossicodipendenza. Se è un progetto sui disturbi dell’apprendimento, il paragrafo teorico sarà dedicato alla descrizione di questi disturbi.

Se non esistono teorie (perché non non esiste una teoria per ogni problema) o non te le ricordi, puoi comunque dedicare il paragrafo teorico a una descrizione del problema in termini psicologici, cioè riflettendo su pensieri, emozioni e comportamenti.

Ad esempio, se nn ricordi o non conosci teorie sulla tossicodipendenza oppure se non ci fossero, puoi comunque dare una descrizione psicologica della tossicodipendenza: quali possono essere le motivazioni che spingono a drogarsi, quali le emozioni provate prima e dopo l’assunzione di droghe, quali effetti possono avere le droghe sui comportamenti e sulla vita di chi le assume.

Non serve reperire queste informazioni già pronte su testi e riassunti: puoi ricavarle riflettendoci. Stai per diventare uno psicologo e riflettere su pensieri, emozioni, motivazioni e comportamenti è alla base di tutto. Non occorre neanche scrivere un trattato, ma solo evidenziare in sintesi che hai dato una lettura psicologica del problema.

Poi c’è sempre anche un paragrafo pratico. E’ quello generalmente definito metodologia, oppure Metodologia e attività, oppure Cornice metodologica, oppure Fai e procedure, ecc. oppure con mille altri nomi.

Si tratta sempre del paragrafo pratico, quello in cui scrivi cosa farai concretamente come psicologo. In questo paragrafo elenchi e descrivi le attività previste, specificando chi le fa, come si svolgono, quanto durano. Spesso si richiede anche di specificare gli strumenti che si usano.

Tutte le attività devono essere coerenti tra loro. Per garantire questa coerenza, vengono inscritte entro una comune cornice pratica, che è appunto la metodologia. Quindi il paragrafo della metodologia è quello in cui puoi prima descrivere una metodologia specifica (ne esistono migliaia) che fornisce allo psicologo una serie di attività da organizzare, e poi passi ad elencare e descrivere, nello specifico, le attività.

Cosa può esserti utile ora?

1) “Voglio leggere altri articoli gratuiti sull’Eds”. Vedi il menù a lato, troverai articoli su tutte le prove.

2) Voglio prenotare una lezione con la tutor sul progetto, poiché tra tanti materiali rischio di confondermi e non so se mi sono preparato bene. Scrivi a psicotutor@libero.it.

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Esame di Stato Psicologia 2015: ultimi 5 suggerimenti anti-panico

Ultimi 5 suggerimenti prima del tema!

1) Abbi fiducia in te! Hai studiato 5 anni, più uno di tirocinio, qualcosa tirerai fuori. Dopo i primi 10 minuti di panico dopo la lettura della traccia, quando ti sembrerà di non ricordare più niente e di non sapere più niente, respira e lentamente i contenuti riaffiorano. Qualcosa scriverai, anche nella traccia più assurda.

Se proprio non ti viene in mente nulla di nulla, descrivi esempi pratici e concreti di situazioni, anche banali e quotidiane, in cui è presente il costrutto richiesto: in fondo è una prova di abilitazione, gli esempi pratici sono sempre utili, possono supplire alle “amnesie” da panico o aiutarti a ricordare i contenuti.

2) Tu sai molto più di quello che pensi di sapere! Sembra un’incitazione vagamente socratica, in pratica vuol dire questo: se dovesse uscire, ad esempio, “i processi di categorizzazione”, non pensare di non saperli, solo perché nel tuo libro non c’era un argomento intitolato “i processi di categorizzazione”. Se hai studiato la memoria, il pensiero o l’apprendimento, anche quelli sono processi di categorizzazione.

Non serve aver studiato una teoria che si intitoli esattamente così! Puoi temere di non sapere l’argomento perché la traccia lo chiama in modo diverso dal libro o dall’etichetta sotto cui lo hai studiato, ma puoi ricondurre qualunque termine inconsueto della traccia a un argomento che hai studiato.

Non c’è quasi mai una corrispondenza univoca ed esatta tra l’etichetta usata nella traccia e l’etichetta usata sui libri. Non è un compito associazionista.

Spesso quando all’eds esce un termine inconsueto, si sente un boato in aula ed è panico generale, tutti pensano di “non aver fatto quell’argomento” o di non saperlo. In realtà lo hanno fatto, ma sotto altre “etichette”. Quindi cerca di ricondurre i termini della traccia agli argomenti che sai.

3) No all’accozzaglia! Molti prof contestano che i temi degli studenti non hanno una struttura organica, affastellano teorie su teorie in modo sconnesso e frammentato, senza avere un focus. Si inizia a parlare di una cosa, poi si interrompe, poi si riprende, poi si inizia un’altra cosa…senza seguire un ordine logico.

Quindi meglio sapere meno teorie, ma esporle in modo completo. Non tante nozioni buttate là tante, ma poche teorie focalizzate. A volte ne basta una o due (in base alle richieste della traccia, se è formulata al singolare o al plurale). Anche la tua memoria ti ringrazierà, perché potrai alleggerirla, evitando di ammucchiare troppi pezzi scoordinati. Non è una gara a chi si ricorda più nozioni.

4) Attenersi rigorosamente alla traccia! A volte le tracce contengono una scaletta precisa, con un elenco di punti da sviluppare. A volte sono più discorsive, ma contengono cmq una serie di richieste da sviluppare.

Sia nel caso che le richieste siano sotto forma di elenco che diluite nella traccia discorsiva, occorre sempre svilupparle tutte, una per una, nell’ordine in cui sono richieste, perché aderire rigorosamente alla traccia in genere è un importante criterio di valutazione!

Se la traccia non contiene richieste e scalette, puoi seguire la scaletta “classica”, quella logica, inserendo definizione, una o 2 teorie approfondite con l’esperimento, test e ambiti applicativi.

5) Speciale per le fanciulle: sususu, non andate al tema con le gonne lunghe e la teoria di Atkinson e Shiffrin “tatuata” sulla gamba, fate le brave a zia!

No panic e in bocca al lupo!

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Quanto dura la prima prova dell’Esame di Stato di Psicologia?

Quanto dura la prima prova dell’Esame di Stato di Psicologia? E La seconda prova? E la terza? Non c’e’ una durata fissa e uguale in tutte le sedi e per tutte le commissioni.

Ogni commissione stabilisce la durata. In alcune sedi, alcune commissioni stabiliscono per la prima prova 1 ora, alcune 2 ore, alcune 3 ore, alcune 4 ore, alcune anche 6 ore. Non c’è una durata fissa e non c’è mai su nulla una regola fissa. Purtroppo non è un esame di ingegneria.

I dati divulgati su forum, gruppi facebook, ecc,  non sono leggi fisse e assolute, ma si riferiscono a quello che può aver fatto una commissione che è stata in carica in una sede in una sessione, il cui comportamento non si può generalizzare, perché ogni commissione ogni anno fa come vuole, senza doversi attenere a quello che hanno fatto quelle precedenti. Ogni commissione fa quello vuole a livello di tempi, di struttura, di criteri di valutazione, ecc.

Mediamente la durata della prima prova è 2 ore, ma è solo una misura media! C’è la commissione che dà un’ora e quella che dà 6 ore. Anche nella stessa sede, siccome le commissioni cambiano ogni anno, ogni anno può variare anche la durata, la distanza tra una prova e ‘altra, e tutto tutto tutto tutto il resto.

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