Esame di Stato Psicologia

Consigli dallo Studio Didattico 110eLode.Net

Category: Prima prova Eds: Tema (page 1 of 6)

Tema Esame di Stato: 2 aspetti importanti nelle tracce

Ci sono due aspetti importanti per svolgere le tracce del tema dell’Esame di Stato di Psicologia:

1) i termini usati dalla traccia, non sempre corrispondono ai termini con cui sono intitolati i capitoli dei libri, i titoli dei temi “precotti” e gli argomenti vari che avrai studiato. Ogni commissione parla la sua lingua e chiama gli argomenti a modo suo. Potrebbe usare “processi di categorizzazione” invece che “pensiero”, potrebbe usare “relazioni interpersonali” invece che “gruppo”, e così via.

Occorre tradurre dalla loro lingua alla propria, cioè ricondurre i termini della traccia ad argomenti che hai studiato sotto altri nomi, valutando quali tra gli argomenti studiati possano essere adattati flessibilmente alle richieste della traccia.

Questo punto è importantissimo: su questa cadono molti studenti, anche quelli che hanno studiato di più, perché si trovano davanti a un termine che non corrisponde a quello che hanno usato loro (o che era scritto su un libro) e pensano di non sapere l’argomento, invece avrebbero molti argomenti con cui coprire quella traccia.

2) non c’è mai un unico modo di svolgere una traccia. Non è un compito di matematica, tipo “calcola l’area del triangolo”, dove c’è un’unica formula da applicare e solo quella è giusta. Quindi anche se vedrai che i tuoi compagni di banco hanno svolto il tema in modo diverso, con autori diversi, concetti diversi, non si può dire che uno abbia sbagliato e uno abbia fatto giusto, perché ci sono sempre migliaia di modi per svolgere la stessa traccia, migliaia di concetti e di autori che si prestano ad essere citati sotto la stessa traccia.

Non c’è mai una corrispondenza biunivoca tra termine della traccia e teoria da esporre, in discipline aperte e complesse come la psicologia. Questo poi vale anche nella pratica ed è un po’ quello che differenzia un ingegnere da uno psicologo :) .

Comunicazione e linguaggio sono temi intercambiabili?

Se esce una traccia di tema sulla comunicazione si può mettere una teoria sul linguaggio?

Se esce una traccia di tema sul linguaggio si può mettere una teoria sulla comunicazione?

Secondo alcuni professori, si tratta di 2 argomenti diversi che quindi non possono essere intercambiabili.

Secondo altri, sono intercambiabili.

Nel dubbio, non potendo prevedere cosa pensa il commissario che correggerà il tuo compito, meglio tenerli separati.

Se la traccia ti dà la possibilità di sceglierne uno dei 2, ad esempio una volta è uscita la traccia “delinea una teoria sulla comunicazione e/o linguaggio, allora puoi metterli entrambi o focalizzare indistintamente una traccia sulla comunicazione o una sul linguaggio, perché è la traccia che ti autorizza a farlo.

Se però è una traccia secca, dove è scritto solo di parlare di una teoria della comunicazione, per prudenza, meglio non focalizzare tutto su una teoria del linguaggio.

Quindi traccia sulla comunicazione: focus sulla comunicazione.

Traccia sul linguaggio, focus sul linguaggio.

Poi se la traccia è sulla comunicazione, parli della comunicazione e ti focalizzi sulla comunicazione, così come richiesto, alla fine puoi aggiungere, per arricchire il tutto, qualche riferimento al linguaggio e a teorie del linguaggio.

Però si deve vedere bene che il focus è sulla comunicazione e che hai rispettato la richiesta della traccia e solo dopo aver sviluppato il focus della traccia, hai aggiunto altro, di attinente, sul linguaggio, come arricchimento ulteriore.

Su teoria, modello teorico, paradigma teorico…

Cosa intendono i prof quando nelle tracce scrivono modello teorico, paradigma teorico, cornice teorica, teoria, ecc? Che differenza c’è tra questi termini?

Purtroppo non ci sono significati oggettivi e assoluti. Non valgono i significati del vocabolario, della garzantina o del manuale universitario. Vale solo il significato che quella specifica commissione dà a quel termine in quella sessione.

Anzi, ogni commissario può dare un significato diverso, che rispecchia la sua formazione e le sue aspettative. Inutile quindi impazzire per individuare un significato univoco e standard da assegnare, valido sempre e comunque.  Nessuno può stare nella testa del singolo commissario che corregge un compito.

Generalmente, nella prima e seconda prova, si usano, a volte modo abbastanza vago, numerosissimi termini, come modello teorico, paradigma teorico, cornice teorica, riferimento teorico, teoria, ecc., per fare riferimento al cuore del tema ,cioè a una teoria riguardante l’argomento della traccia.

Ovviamente una teoria scientifica, quindi con annesso esperimento, altrimenti può essere contestata di essere astratta e filosofica e di non vere validità empirica.

Quindi alla fine qualunque termine (ce ne sono migliaia!) si può ricondurre alla parte teorica scientifica, che deve essere sempre presente, per il fatto stesso che la professione di psicologo in Italia, come impone anche il codice deontologico, deve essere basata su teorie scientifiche e validate (non su teorie astratte), perché lo psicologo, qualunque cosa faccia, deve farla a partire da una teoria scientifica validata che descriva quel problema e fornisca modalità per affrontarlo, in modo altrettanto scientifico, non improvvisato o soggettivo.

Quindi alla fine si tratta sempre di prendere l’argomento e descriverlo in modo scientifico. Che poi quella parte teorico/scientifica venga chiamata in un modo o in un altro, alla fine sempre deve essere presente, perché è il cuore stesso della pratica e la prima prova serve a dimostrare come applicare la teoria alla pratica (come dice il ministero).

Per prudenza, sarebbe solo preferibile evitare di intendere i vari termini teorici come “approcci psicoterapeutici”, nel senso di cognitivo-comportamentale, psicodinamico, ecc, perché magari molti prof che sono anche psicoterapeutici, lo tollerano, perché magari loro stessi filtrano la realtà attraverso uno schema di questo tipo e aderiscono a un approccio, ma altri prof potrebbero considerarlo errore grave che indica che lo studente sta confondendo lo psicologo (che è neutro) dallo psicoterapeuta (che aderisce a un approccio.

Allora per prudenza, meglio non rischiare e non creare equivoci. evitando qualsiasi riferimento che possa evocare approcci psicoterapeutici, a meno che non esplicitamente richiesti (come può succedere a volte alla terza prova quando è scritta da commissari psicoterapeuti vecchio stampo).

Infobesity da Esame di Stato: l’indigestione di informazioni

Mi ricordo i primi anni in cui ho seguito gli studenti per l’Eds: il problema era reperire contenuti, che scarseggiavano alquanto.

Non c’erano libri appositi, se non i classici manuali di psicologia generale, che in fondo erano uguali al manuale di Psicologia Generale del 1° anno di università, quello mitico della Del Miglio (per chi è transitato alla Sapienza).

Non c’erano gruppi facebook in cui scambiarsi materiali o almeno strategie anti-ansia, come la foto del gelato nei rari momenti di relax prima del caso clinico, puntualmente fissato a ridosso di…ferragosto.

Non c’era quasi nulla. Google ancora non esplodeva di contenuti. Non c’erano millemila guru dell’Eds che vendevano riassunti fritti e rifritti e dettavano regole puntualmente disattese dal commissario di turno.

Preparare l’esame di stato significava riassumere più teorie possibili su più argomenti possibili da più testi possibili di psicologia generale, sperando che uscisse un argomento che corrispondeva a quelli preparati…altrimenti era il panico.

Qualche studente più “sgamato” si dava solo una letta a pochi argomenti e poi si affidava alla sorte. E magari veniva promosso, a differenza dell’amico che aveva trascorso un anno nella sala lettura di via degli Apuli, tra un prestito dalla Biblioteca Valentini e una “cannetta” in piazza a San Lorenzo.

Dopo questa cartolina vintage dai primi anni 2000 a Roma (non è passato un secolo, ma pochi anni, eppure quanti cambiamenti! Sto invecchiando)… come prepararsi oggi, quando Google restituisce ben 5 milioni di risultati solo per il tema “memoria”, ci sono migliaia di gruppi facebook anche dedicati a “come indovinare il tema della sede di Roccacannuccia in base alle congiunture astrali del segno zodiacale del cuggggggino della moglia del presidente di commissione”, di testi e corsi per l’eds ne piovono uno al minuto, ciascuno dice la sua sua su come si debbano fare le prove e ci sono tante di quelle informazioni che non si sa più cosa fare, a chi dare retta, ecc.?

Si parla “Information Overload“, cioè sovraccarico di informazioni e rumori che invece di aumentare la preparazione, la penalizzano.

Oppure infobesity, cioè indigestione di informazioni, che poi provocano i sintomi dell’abbuffata: nausea, pesantezza e stordimento.

O ancora Infototoxity, cioè informazioni che intossicano.

Lasciado da parte l’inglese che fa cool, parlando in italiano: c’è sovrabbondanza di informazioni, materiali, fonti, corsi sull’Eds, che da un lato è una grande risorsa, ma può diventare fonte di ansia, confusione, frustrazione e stress.

Oggi il problema non è più la creazione di contenuti, ce ne sono pure troppi. Il problema è selezionarli, evitare l’accozzaglia e non impazzire dietro all’ultima domanda, all’ultima novità, all’ultima trovata stramba che esce fuori dal gruppo, dal corso, dal docente che “è stato tanti anni commissario nella sede X” o dal racconto terrorizzante del cugino che ha fatto l’eds in una certa sede in una certa sessione. Come regolarsi?

Per prepararsi oggi, è utile seguire l’approccio di alcuni designer: “less is more”.

Ecco 3 suggerimenti brevi e poi 3 articoli per semplificare:

1) affidati solo alle fonti dirette, come il sito istituzionale dell’università. Meglio comunicazioni ufficiali e di prima mano, per evitare l’effetto “gioco del telefono”, perché quando l’informazione passa di persona in persona, già al terzo passaggio è stata ormai totalmente stravolta.

2) evita le affermazioni perentorie: quello che vale per un commissario, non vale per un altro. Ogni commissario ha i suoi criteri di valutazione. Anche quando i criteri sono concordati con gli altri commissari, ogni commissario inevitabilmente li interpeta a modo suo. Quello che vuole una commissione, viene considerato errore da un’altra.

3) quando hai dubbi su come scrivere qualcosa, non chiederti: “devo scrivere così o cosà?” perché non ci sono purtroppo regole fisse e assolute, altrimenti sarebbe un esame di matematica. Chiediti: “se scrivo questa cosa, mi possono contestare? Come evitare di farmi contestare?” Cerca di motivare tutto quello che scrivi, gioca d’anticipo, formula già prima le spiegazioni a possibili obiezioni.

Ecco invece 3 articoli per semplificare la preparazione:

- Evitare l’effetto “accozzaglia”

1) Come evitare l’effetto “accozzaglia”
2) Come applicare la “Tecnica del David”
3) Suggerimenti anti-panico di fronte alle tracce

Buono studio!

Esame di Stato Psicologia: 4 suggerimenti anti-panico last-minute

5 suggerimenti prima del tema!

1) Abbi fiducia in te! Hai studiato 5 anni, più uno di tirocinio, qualcosa tirerai fuori. Dopo i primi 10 minuti di panico dopo la lettura della traccia, quando ti sembrerà di non ricordare più niente e di non sapere più niente, respira e lentamente i contenuti riaffiorano. Qualcosa scriverai, anche nella traccia più assurda.

Se proprio non ti viene in mente nulla di nulla, descrivi esempi pratici e concreti di situazioni, anche banali e quotidiane, in cui è presente il costrutto richiesto: in fondo è una prova di abilitazione, gli esempi pratici sono sempre utili, possono supplire alle “amnesie” da panico o aiutarti a ricordare i contenuti.

2) Tu sai molto più di quello che pensi di sapere! Sembra un’incitazione vagamente socratica, in pratica vuol dire questo: se dovesse uscire, ad esempio, “i processi di categorizzazione”, non pensare di non saperli, solo perché nel tuo libro non c’era un argomento intitolato “i processi di categorizzazione”. Se hai studiato la memoria, il pensiero o l’apprendimento, anche quelli sono processi di categorizzazione.

Non serve aver studiato una teoria che si intitoli esattamente così! Puoi temere di non sapere l’argomento perché la traccia lo chiama in modo diverso dal libro o dall’etichetta sotto cui lo hai studiato, ma puoi ricondurre qualunque termine inconsueto della traccia a un argomento che hai studiato.

Non c’è quasi mai una corrispondenza univoca ed esatta tra l’etichetta usata nella traccia e l’etichetta usata sui libri. Non è un compito associazionista.

Spesso quando all’eds esce un termine inconsueto, si sente un boato in aula ed è panico generale, tutti pensano di “non aver fatto quell’argomento” o di non saperlo. In realtà lo hanno fatto, ma sotto altre “etichette”. Quindi cerca di ricondurre i termini della traccia agli argomenti che sai.

3) No all’accozzaglia! Molti prof contestano che i temi degli studenti non hanno una struttura organica, affastellano teorie su teorie in modo sconnesso e frammentato, senza avere un focus. Si inizia a parlare di una cosa, poi si interrompe, poi si riprende, poi si inizia un’altra cosa…senza seguire un ordine logico.

Quindi meglio sapere meno teorie, ma esporle in modo completo. Non tante nozioni buttate là tante, ma poche teorie focalizzate. A volte ne basta una o due (in base alle richieste della traccia, se è formulata al singolare o al plurale). Anche la tua memoria ti ringrazierà, perché potrai alleggerirla, evitando di ammucchiare troppi pezzi scoordinati. Non è una gara a chi si ricorda più nozioni.

4) Attenersi rigorosamente alla traccia! A volte le tracce contengono una scaletta precisa, con un elenco di punti da sviluppare. A volte sono più discorsive, ma contengono cmq una serie di richieste da sviluppare.

Sia nel caso che le richieste siano sotto forma di elenco che diluite nella traccia discorsiva, occorre sempre svilupparle tutte, una per una, nell’ordine in cui sono richieste, perché aderire rigorosamente alla traccia in genere è un importante criterio di valutazione!

Se la traccia non contiene richieste e scalette, puoi seguire la scaletta “classica”, quella logica, inserendo definizione, una o 2 teorie approfondite con l’esperimento, test e ambiti applicativi.

Don’t panic e in bocca al lupo!

Older posts