Esame di Stato Psicologia

Consigli dallo Studio Didattico 110eLode.Net

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Progetto e caso a indirizzo Lavoro: quale prova è più pratica?

Le prove dell’esame di stato sono tutte pratiche, poiché è un esame di abilitazione professionale.

Anche la prima prova è pratica, nonostante sia spesso percepita come un “tema di psicologia generale” (percezione riduttiva e pericolosa).

E’ sufficiente leggere le tracce di seconda e terza prova a indirizzo lavoro di tutte le sedi, per notare come non esista una struttura fissa, per nessuna delle prove.

Non ci sono mai punti fissi e prestabiliti da sviluppare, in nessuna prova, di nessun indirizzo, così come nella professione.

Ogni commissione struttura le prove come vuole, fornisce una scaletta di punti da sviluppare che nonè mai totalmente prevedibile.

Per l’indirizzo lavoro non c’è una distinzione netta e rigida tra seconda e terza prova: a volte la seconda è un progetto, la terza un caso, oppure la terza un progetto, la seconda è un caso, oppure entrambe progetti oppure punti da sviluppare oppure procedure da descrivere.

Il fatto che spesso la seconda sia un progetto e la terza un caso è una tradizione, ma non lo impone una legge.

Le tradizioni non sono leggi: si possono seguire, ma anche no. Non esiste un unico modo di impostare il progetto o il caso, di nessun indirizzo.

Non è possibile quindi generalizzare, individuare regole o strutture fisse e assolute, procedure meccaniche e standardizzate, scalette prevedibili e replicabili con certezza sempre e ovunque, all’Eds, così come nella professione.

E’ impossibile suddividere rigidamente le due prove o individuare punti fissi e rigidi validi per l’una e per l’altra prova per tutte le commissioni.

Nessuna commissione è vincolata a quello che hanno fatto le commissioni precedenti o che faranno quelle future. I criteri di valutazione cambiano da commissione a commissione e anche da commissario a commissario, trattandosi di persone, non di robot.

Ciò che occorre per tutte le prove di tutti gli indirizzi è lo stesso che occorre per svolgere la professione di psicologo secondo la legge 56/89 e il codice deontologico, cioè: conoscenze teoriche scientifiche (quindi validate da esperimento, non teorie filosofiche astratte), strumenti di valutazione affidabili, tecniche emodalità di intervento che consentono di applicare quelle conoscenze per affrontare efficacemente un problema o un bisogno.

La sostanza è la stessa, ma la forma in cui ti verranno richieste le conoscenze teoriche e pratiche, in tutte le prove, in particolare alla seconda o alla terza, non è rigida, fissa, né totalmente prevedibile.

Ogni singola commissione è libera di strutturare le prove come vuole e quando vuole e di richiedere le conoscenze nella forma che vuole.

Lo studente dovrà avere la flessibilità di adattare le sue conoscenze alla forma richiesta da una specifica commissione, in una specifica sede, in una specifica sessione, sviluppando tutti i punti richiesti dalla scaletta fornita da una commissione, nell’ordine richiesto e attenendosi scrupolosamente ai termini e alle richieste fornite dalle specifiche commissioni.

Come capire se il tuo progetto o il caso clinico siano “corretti”?

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Dopo aver svolto il progetto o il caso clinico dell’esame di stato di Psicologia, vengono sempre tanti dubbi sulla sua correttezza, in particolare rispetto all’ipotesi diagnostica del caso clinico.

Ci si confronta fuori all’aula e si constata come ciascuno abbia scritto un’ipotesi diversa. Oppure, ti accorgi di aver scritto un’ipotesi diagnostica diversa da quella della maggior parte degli altri studenti.

Meglio però non farti travolgere dall’ansia (“eh sì, sembra facile…”). Infatti non è possibile sapere se sia “corretto” o meno, poiché non esistono criteri assoluti per valutarlo.

Non è detto che se hai messo una cosa o un’altra, se hai fatto un’ipotesi diagnostica o un’altra, hai fatto bene o hai fatto male.

Non è una frase o un’ipotesi diagnostica piuttosto che un’altra a poter determinare se il tuo compito sia corretto o meno.

Non è un problema di matematica, che si risolve con algoritmi, come l’area del triangolo, dove è possibile sapere se la formula usata è “giusta” o “sbagliata”. Anche perché ce n’è solo una giusta.

La “correttezza” è riferibile a problemi chiusi, valutabili secondo criteri oggettivi e assoluti.

Invece all’eds, così come in ambito psicosociale, i problemi e i compiti sono aperti, quindi non si può sapere se li hai svolti in modo “corretto”.

In mancanza di criteri oggettivi e assoluti, valgono quelli soggettivi del commissario che corregge il tuo compito.

Nessuno può prevederli, perché ogni commissario corregge a modo suo (non essendo un robot). Dipende tutto da come uno specifico commissario (quello che legge il tuo compito) potrà considerare il compito in quel momento.

Per svolgere un compito e capire come orientarti, è meglio quindi ricorrere ad altri criteri, come quelli della prudenza e della completezza (per quanto anche questi risentano della soggettività dei singoli commissari).

Prudenza: valuta se hai giustificato le scelte fatte (hai specificato perché hai usato quel test? Cosa ti consente di misurare? Ecc.), se le ipotesi che hai fatto sono seguite da puntualizzazioni sulla necessità di avere altre informazioni (“si potrebbe ipotizzare un disturbo d’ansia, MA per avvalorare questa ipotesi occorrerebbero altri dati…), se ti sei espresso in modo cauto, piuttosto che con verbi o avverbi rigidi e assoluti (“si deve, non si deve, ecc”), se hai fatto affermazioni perentorie (“la causa di questo problema e’ questa”, “da questa causa deriva questo effetto”, la situazione A implica la situazione B”, ecc.), che mortificherebbero la complessità della realtà psicologica ed esporrebbero a contestazioni (per quanto sia impossibile azzerare il rischio di contestazioni).

Completezza: ecco alcune possibili domande per valutarla rispetto al tuo compito. L’ipotesi diagnostica che hai formulato scaturisce da commenti di vario tipo (sia psichiatrici, sia psicologici, ecc.) oppure solo da commenti psichiatrici? Altrimenti potrebbero contestare che hai dato un taglio troppo psichiatrico. Hai commentato abbastanza i dati, sia con riferimenti a categorie diagnostiche che a teorie psicologiche? Hai risposto a tutte le domande nel modo più completo, senza però scadere nella prolissità? Hai sviluppato tutti i punti richiesti, nell’ordine richiesto, rispettando il modo in cui sono stati chiamati i paragrafi da quella specifica commissione? Hai seguito un filo logico, una coerenza tra le parti, una focalizzazione, piuttosto che affastellare dati sconnessi, nomi e teorie, facendo perdere di vista il focus al commissario che legge il tuo compito?

Prova a capire se il tuo compito è prudente, completo, rispondente alle richieste della traccia, perché purtroppo non ci sono altri criteri validi per tutti, sempre e comunque, che possano garantirti di aver fatto bene il compito.

Però..non scoraggiarti se non hai fatto tutte queste “linee-guida orientative”.

Se devi ancora affrontare la prova, puoi utilizzarle per prepararti meglio, mirando alla prudenza e alla completezza.

Oppure, puoi usarle per per ripassare il compito in vista dell’orale, se dovessero chiederti delucidazioni sulla terza prova.

Se l’hai già svolta, non preoccuparti se non ne hai tenuto conto, perché tutto dipende dal singolo commissario che correggerà il tuo compito e non si può prevedere che impressione ne ricaverà.

C’è chi pensa di averlo fatto bene e viene bocciato. Chi pensa di averlo sbagliato e ottiene un voto alto. 

Magari a lui sta bene come lo hai svolto, perché applica i suoi criteri e ha trovato nel tuo compito ciò che si aspettava. Le sue aspettative dipendono da tanti fattori e non si possono sapere.

Il tutto, sperando che la giustizia, l’equilibrio, l’imparzialità e il senno siano con il commissario mentre corregge il tuo compito, la cui mente, come quella di qualsiasi essere umano, resta insondabile e imprevedibile.

Leggi anche questo articolo su come svolgere il ragionamento clinico alla terza prova. 

3 consigli per chi viene dall’indirizzo “Lavoro”

Una precisazione per le prove di indirizzo Lavoro: spesso non c’è molta differenza tra seconda e terza prova all’indirizzo lavoro. Entrambe le prove spesso hanno la stessa struttura e gli stessi punti da sviluppare. Spesso sia seconda che terza sono progetti. Quindi quello che prepari per il progetto puoi utilizzarlo anche per il caso e viceversa.

Nello svolgimento, può essere utile includere questi 3 elementi:

1) una breve trattazione del costrutto contenuto nella traccia (selezione, formazione, ecc.) con un riferimento teorico, perché l’art. 5 del codice deontologico impone di far riferimento a teorie aggiornate e validate e quindi inserendo una teoria, oltre ad arricchire la trattazione, si dimostra di ottemperare a un obbligo deontologico. Ovviamente non occorre fare un tema, ma comunque un riferimento teorico può completare il tuo caso/progetto. Puoi giustificarlo proprio aggiungendo il riferimento all’art. 5.

2) è opportuno inserire anche la descrizione di uno strumento (un test, un questionario, ecc.) perché sono i ferri del mestiere dello psicologo, quindi anche se la scaletta non contiene un punto che richieda esplicitamente la descrizione di uno strumento, essendo un esame di abilitazione professionale, è opportuno dimostrare di conoscere gli attrezzi del mestiere.

Se quindi non c’è un punto che richieda un test o uno strumento, puoi inserirlo nelle attività. Questo è importante in ambito lavoro, proprio perché il contributo specifico di uno psicologo del lavoro può risiedere proprio nell’uso di alcuni test, che sono esclusivi della nostra professione, come indica la sentenza Platè, che puoi citare come coordinata normativa.

3) è opportuno inserire anche una procedura “preliminare” all’intervento vero e proprio richiesto dalla traccia, che può includere analisi della domanda, del clima e della cultura, ecc, (a parte negli interventi di selezione e assessment center).

Questo perché qualunque intervento faccia lo psicologo del lavoro, non può farlo in modo meccanico, standardizzato, applicando procedure rigide e prestabilite, ma solo previa analisi della domanda e del contesto, quindi anche se questi 2 aspetti non compaiono come punti della scaletta, fanno parte dell’agire stesso dello psicologo e si possono introdurre e giustificare proprio per la necessità di individualizzare un intervento aziendale.

Quindi può essere utile prevedere nella tua preparazione:

- una teoria su clima, cultura e analisi della domanda

- una teoria sui principali argomenti

- uno strumento o questionario sui principali argomenti

Si tratta poi degli stessi contenuti utilizzabili sia nella terza che nella seconda prova a indirizzo lavoro, data la larga sovrapposizione che spesso si verifica tra queste due prove per l’indirizzo lavoro.
Buono studio!

Prova di progetto: cosa scrivere nel modello teorico?

E se davanti alla traccia di progetto, non ti vengono in mente autori e teorie?

Come “svoltare” il paragrafo sul modello teorico?

La tentazione che aleggia sui forum è di memorizzare tutti i dati dell’Istat, sciorinando numeri e statistiche, ma è una soluzione opportuna?

Oltre a sovraccaricare inutilmente il tuo sistema cognitivo, se anche riuscissi a memorizzare tutte le percentuali di tutti gli studi su tutti gli argomenti esistenti, cosa potrebbe pensare un commissario che legge il compito?

1) che hai sbirciato i dati su internet dal cellulare durante il compito, perché sarebbe inumano memorizzarli;

2) che per prepararti hai studiato in modo nozionistico e meccanico, cosa che non dovrebbe mai fare uno psicologo, soprattutto a una prova metodologica, come la prova di progetto;

3) che l’esame di stato per laureati in “scienze statistiche e attuariali” è in fondo al corridoio, a destra, quindi forse hai sbagliato aula

4) pensiero non pervenuto. In fondo ogni commissario pensa, valuta e corregge a modo suo e chissà come lo prenderebbe un paragrafo fatto di statistiche.

Essendo un esame di abilitazione per psicologici, cosa si può scrivere al paragrafo teorico del progetto, se in quel momento non ricordi una teoria?

Si può dare comunque un taglio psicologico al paragrafo teorico. Lo psicologo lavora con le emozioni, i pensieri e i comportamenti. Immagina quindi quali possano essere le emozioni, i pensieri e i comportamenti di una persona che vive il problema riportato dalla traccia.

Ad esempio, esce una traccia sull’integrazione degli immigrati, e non c’è una teoria sull’integrazione degli immigrati o magari non la ricordi. Cosa puoi scrivere di psicologico? Immagina cosa pensa un immigrato che si trasferisce dal suo paese a un altro paese, cosa prova e cosa fa. Che pensieri può avere? Che emozioni? Che difficoltà può incontrare? Pensieri: potrebbero essere pessimisti, catastrofici. Emozioni: può provare ansia, tristezza per aver abbandonato il suo paese, paura di essere giudicato, paura di non trovare un lavoro, di rimanere isolato. Comportamenti: può avere difficoltà a comunicare perché non conosce la lingua, difficoltà a capire abitudini diverse da quelle del paese di origine, ecc. Nulla di fantascientifico.

Altro esempio, esce una traccia sulla prevenzione del disagio materno. E non c’è una teoria sulla maternità o non la ricordi o non ti viene in mente in quel momento di riciclare la teoria dell’attaccamento. Cosa puoi scrivere? Immagina cosa pensa una donna quando diventa mamma, cosa prova e cosa fa (quali difficoltà può incontrare).

Altro esempio, esce una traccia sul sostegno ai bambini iperattivi e magari non ricordi i sintomi dell’iperattività, hai un vuoto di memoria. Cosa scrivi? Immagina cosa pensa, cosa prova e cosa fa un bambino iperattivo.

Quindi sempre con riferimento a pensieri, emozioni e comportamenti. In fondo sono 3 dimensioni con cui lo psicologo lavora e che si possono ricostruire, immaginandosi nei panni di una persona che ha il problema indicato dalla traccia.

Appunto, nulla di fantascientifico, è solo una premessa teorica per dimostrare che, in quanto psicologo, osservi la realtà da quel punto di vista (non da quello statistico), ti focalizzi su dimensioni psicologiche, non sui numeri.

E’ un progetto didattico, di un esame di abilitazione, per dimostrare qual è la visione da cui parti per impostare la pratica, ed è una visione psicologica.

Quindi se ti trovi in difficoltà puoi fare una descrizione concreta della problematica e poi inserire pensieri, emozioni e comportamenti di una persona che incontra quella difficoltà. Ci penserai e di sicuro ti verranno in mente. Inizia ad allenarti da ora…è un esercizio che tornerà utile anche nel lavoro di psicologo ;) . In bocca al lupo!

 

 

 

Comunicazione e linguaggio sono temi intercambiabili?

Se esce una traccia di tema sulla comunicazione si può mettere una teoria sul linguaggio?

Se esce una traccia di tema sul linguaggio si può mettere una teoria sulla comunicazione?

Secondo alcuni professori, si tratta di 2 argomenti diversi che quindi non possono essere intercambiabili.

Secondo altri, sono intercambiabili.

Nel dubbio, non potendo prevedere cosa pensa il commissario che correggerà il tuo compito, meglio tenerli separati.

Se la traccia ti dà la possibilità di sceglierne uno dei 2, ad esempio una volta è uscita la traccia “delinea una teoria sulla comunicazione e/o linguaggio, allora puoi metterli entrambi o focalizzare indistintamente una traccia sulla comunicazione o una sul linguaggio, perché è la traccia che ti autorizza a farlo.

Se però è una traccia secca, dove è scritto solo di parlare di una teoria della comunicazione, per prudenza, meglio non focalizzare tutto su una teoria del linguaggio.

Quindi traccia sulla comunicazione: focus sulla comunicazione.

Traccia sul linguaggio, focus sul linguaggio.

Poi se la traccia è sulla comunicazione, parli della comunicazione e ti focalizzi sulla comunicazione, così come richiesto, alla fine puoi aggiungere, per arricchire il tutto, qualche riferimento al linguaggio e a teorie del linguaggio.

Però si deve vedere bene che il focus è sulla comunicazione e che hai rispettato la richiesta della traccia e solo dopo aver sviluppato il focus della traccia, hai aggiunto altro, di attinente, sul linguaggio, come arricchimento ulteriore.

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