Esame di Stato di Psicologia: prepararsi con la “Tecnica del David”

Se farai l’Esame di Stato a Giugno, c’è una tecnica per il mese di Maggio, che può aiutarti a migliorare la tua preparazione. E’ la “Tecnica del David” di Michelangelo.

Cosa c’entra il David con l’Eds di Psicologia?

david

Il David è una splendida scultura esposta nella Galleria dell’Accademia a Firenze. Vasari la annovera tra le più belle mai realizzate dall’umanità.

Michelangelo la realizzò nel 1500 da un unico blocco di marmo, che si trovava nel cortile dell’Opera del Duomo. Egli procedette in modo controintuitivo, “sbozzando” il blocco, come se vedesse già nel marmo la figura di David e togliesse la materia “in eccesso”.

David era imprigionato nel marmo e Michelangelo lo liberò, estraendo la statua dal blocco, la forma dalla materia, piuttosto che “creandola” con la materia. Egli definì questa tecnica “”per forza di tolle”.

Ecco come trasporre questa tecnica all’Eds di Psicologia.

Sicuramente sei arrivato a maggio con tante teorie e tante nozioni, integrate da diverse fonti, da libri, da gruppi, da siti. Forse senti la tua memoria sovraccarica e hai difficoltà a ricordare tutto.

Forse la quantità di conoscenze accumulate è persino eccessiva rispetto a quella che effettivamente ti serve.

E’ il momento di sfoltirla, di fare spazio nel tuo archivio personale, di fare un de-cluttering dei contenuti in eccesso, per far brillare quelli importanti.

Può sembrare contointuitivo, perché spesso dopo una prima memorizzazione, si tende a dedicarsi all’approfondimento, ad aggiungere ulteriori dettagli e teorie. Invece ora può essere opportuo alleggerire la memoria, “togliendo” piuttosto che aggiungendo.

Cosa avrebbe ottenuto Michelangelo se avesse proceduto aggiungendo e aggiungendo ancora? Il lavoro utile per l’eds ora può essere, paradossalmente, quello del togliere. Del ridurre il numero di argomenti, di teorie, di dati, perché più la memoria è leggera e più aumenta la flessibilità nell’utilizzare ciò che sai per adattarlo alla traccia.

Per il tema, puoi selezionare, tra le tante teorie che hai memorizzato, 2 corpose e scientifiche, con tanto di esperimento. Togliendo tutti gli altri nomi.

La panoramica che spesso precede la teoria approfondita, si può eliminare o ridurre a 2/3 nomi da accompagnare a una breve descrizione. La tendenza delle ultime sessioni è infatti di eliminare la breve panoramica (non è quasi più richiesta dalle tracce, non è più gradita a molti commissari, non ha più il senso che aveva qualche sessione fa, ecc.).

Puoi ridurre anche gli argomenti, togliendo i possibili doppioni oppure togliere gli argomenti che in realtà possono essere sostituiti da equivalenti.

Ad esempio, se hai studiato sia la teoria dell’attaccamento, sia una teoria sullo sviluppo affettivo, sia una teoria sulla relazione madre-bambino, la teoria dell’attaccamento può coprire anche un tema sullo sviluppo affettivo e sulla relazione madre-bambino o sulle relazioni affettive o oppure su una risorsa (la relazione di attaccamento è una risorsa per lo sviluppo sano del bambino) o su una metodologia (l’osservazione applicata nella psicologia dello sviluppo), senza aggiungere altre teorie per ciascuno di questi argomenti (è solo un semplice esempio).

Ora che hai fatto de-cluttering, potranno succedere 3 fatti positivi:
- paradossalmente, sforzandoti di togliere dalla memoria alcune teorie, potenzierai il ricordo, sia di quelle che elimini che delle teorie “sopravvissue”
- selezionando tra teorie, inizierai ad assumere un punto di vista critico sulle teorie stesse, che prima magari erano state assimilate più passivamente
- i punti di riferimento diventano più solidi più e  chiari, essendo di meno, quindi hai meno l’ansia di dover riconrdare e controllare tante teorie. Un po’ come il bambino che riceve regole: se son opoche, ma chiare e ferme, riesce a regolare il suo comportamento, se sono troppe, rischia di andare in confusione e reagire più impulsivamente.

Oltre a questi 3 possibili benefici, avendo meno teorie, ma selezionate, focalizzate e complete, puoi iniziare a sviluppare la flessibilità, cioè ad adattare le teorie chei salvato alle varie richieste della traccia.

Infatti capita sempre più spesso che nelle tracce escano nuovi argomenti, ci siano nuovi termini magari arzigogolati e puoi pensare di non saperli. In realtà li sai, ma sotto un’altra etichetta. Puoi allenarti quindi a tradurre le varie “etichette” usate nelle tracce e rincondurle ad argomenti che sai.

Ad esempio, se dovesse uscire un tema sulle relazioni interpersonali, non serve aver preparato un tema precotto che si intitoli esattamente così. Se hai memorizzato una teoria sul gruppo oppure sulla famiglia oppure sulla teoria dell’attaccamento, questi argomenti possono coprire anche una traccia sulle relazioni interpersonali.

Se dovesse uscire un tema sui processi di categorizzazione, non serve aver preparato un tema esattamente con questo titolo. Se hai preparato un tema sul pensiero oppure sul problem solving o sulla memoria, questi sono tutti processi di categorizzazione quindi puoi usarne uno per coprire questo argomento oppure accorparli.

Se hai preparato mille temi, ma la traccia dovesse contenere un termine non incluso nella tua lista, senza aver sviluppato la flessibilità nell’adattare le tue conscenze alla traccia, quando i termini della traccia son odiversi da quelli che hai usato come “etichette” in fase di preparazione, potresti pensare di non essere preparato o di non aver “fatto quell’argomento”. In realtà lo hai fatto, ma sotto un’altra etichetta.

Tu hai molte più conoscenze di quelle che pensi e sapresti svolgere molte più tracce di quelle che pensi. Se ti alleni a sviluppare la flessibilità, anche sapendo meno cose, puoi giostrartele bene, poiché il tema non è compito associazionista, né nozionistico, ma una prova pratica di utilizzo della teoria per applicarla in uno o più ambiti, come dice anche il codice deontologico.

Avendo poche teorie in memoria, ma ben chiare e compelte, la flessibilità si sviluppa più facilmente. Avendo molte teorie per ogni argomento, si rischia di più di percepire il tema come compito associazionista e quindi di ragionare per “etichette”, andando in panico se l’etichetta usata nella traccia non corrisponde precisamente ad un’etichetta che si possiede in memoria.

In bocca al lupo!

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Maggio: il mese perfetto per preparare l’Eds

Maggio è un mese importante per chi si prepara all’Esame di Stato, per 2 motivi:
1) è finita da un mese la scorsa sessione in tutte le sedi. In alcune, infatti, si è prolungata fino ad Aprile. Adesso, a bocce ferme, si traggono le conclusioni, si valutano le novità e si riorganizza la preparazione in base alle nuove “tendenze” delle commissioni e delle ultime tracce.

2) non sono ancora uscite le nuove commissioni (non in tutte le sedi), quindi ancora non si è scatenato il “criminal profiling” dei professori: la caccia alle loro preferenze per indovinare i possibili temi, lo studio dettagliato del loro curriculum, dell’approccio psicoterapeutico,  o del segno zodiacale (qualcuno fa anche questo!) per prevedere gli argomenti più papabili…che poi non sempre sono connessi agli interessi, agli insegnamenti e ai settori di lavoro dei commissari ;) .

3) manca un mesetto all’Eds, che è un periodo perfetto: né troppo breve né troppo lungo. A volte può persino bastare per iniziare da zero la preparazione. E’ utile per chi ha già acquisito una base, per fare i ripassi e i ritocchi. E’ utile per chi ha già fatto anche i ripassi e vuole esercitarsi. Insomma, il periodo perfetto per tutti, per valutare a che punto si è con la preparazione, perché in un mese ancora si può tarare e ritarare tutto.

A che punto sei? In bocca al lupo ;)

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Chat sull’Esame di Stato di Psicologia 2015

Una sintesi della chattata sull’Esame di Stato di Psicologia 2015 tenutasi su Facebook il 6 Maggio 2015:

1) può uscire di tutto, ma questo non implica dover sapere a memoria tutto lo scibile della psicologia di tutti i tempi, poiché focalizzando alcune teorie, si possono adattare a varie tracce, soprattutto quelle ampie e non vincolate a un costrutto specifico;

2) non ci sono regole fisse, quindi non ci sono risposte a domande che iniziano con “bisogna…? si deve? non si deve..”, proprio perché non esistono formule prestabilite come quelle matematiche né criteri di stesura universali, a parte i criteri di logicità e coerenza (alla base del lavoro dello psicologo, che non è caos né improvvisazione), e questo è un bene , vuol dire avere un margine di manovra maggiore, da sfruttare, riadattando flessibilmente le conoscenze

3) sono importanti gli esempi pratici essendo un esame di abilitazione a una professione più che rafazzonare teorie su teorie suteorie

4) ogni commissione è un mondo a sé…dunque la valutazione è molto soggettiva

5) tutti possono affrontare efficacemente l’Eds! Dopo 5 anni di studio, uno di tirocinio e complessivamente 6 anni di vita, di esperienze, di rilfessioni…tutti hanno le risorse per svolgere le prove e anche bene.

In bocca al lupo davvero a tutti!!!

Se vuoi la trascrizione della chattata, richiedila gratis a tutor@110elode.net

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3 difficoltà in più per l’EDS 2015

Se farai l’Esame di Stato di Psicologia nel 2015, dovrai affrontare difficoltà in più, oltre a quelle già normalmente previste per prepararlo. Eccone 3.

1) Sovrabbondanza di materiali, corsi e libri vari. Ormai, complice la disoccupazione tra gli psicologi, molti si sono buttati sull’Eds, mettendo su corsi, riassunti di riassunti, riassunti di riassunti di riassunti e quant’altro, che finiscono per contraddirsi tra loro. E’ difficile orientarsi, è difficile capire a chi “dare retta”, è difficile capire quali siano le linee guida corrette, data anche l’imprevedibilità dei commissari e dei loro criteri di valutazione, che restano soggettivi, perché sono esseri umani e non robot.

Si entra nell’”information overload“, che da un lato è una ricchezza, perché vuol dire poter accedere a molte informazioni anche gratis e poter confrontare, dall’altro provoca un sovraffaticamento e un caos da cui il cervello cerca di difendersi, aumentando il bisogno di chiarezza e la predisposizione a credere a chiunque mostri di avere la “verità” semplice e immediata. Si abbassano quindi le facoltà critiche, che invece sono determinanti per superare l’Eds.

Inoltre, in tutto questo trionfo di materiali, è impossibile risalire alla fonte, perché spesso i contenuti sono frutto di rielaborazione di vari materiali in circolazione, di raffazzonamenti qua e là e approviggionamenti spesso illegali, quindi si rischia di affidare la propria preparazione ad elaborazioni di seconda, terza o quarta mano, invece che su fonti dirette, con i rischi che ciò comporta.

2) Sovrabbondanza di gruppi e forum: se da un lato i social network sono una fonte preziosissima di sostegno e mutuo-aiuto,  di incoraggiamento e motivazione per affrontare questo complicato esame, spesso, come teorizza Le Bon nella psicologia delle masse, l’aggregazione tra molte persone promuove una regressione del loro funzionamento a modalità più primitive e meno critiche, con il risultato che si diffondano leggende metropolitane pericolose, che si attui uno studio ossessivo e nozionistico basato su alcuni dettagli inconsistenti, perdendo di vista le proprità.

Inoltre si rischia che alcune generalizzazioni siano elette a verità assoluta, quando, appunto, si tratta di generalizzazioni. Purtroppo in questo esame non ha valore il “pensiero induttivo“, cioè prendere alcuni casi degli anni passati, alcune esperienze e alcuni criteri di valutazione di alcuni commissari passati e poi generalizzare, come se l’Eds funzionasse sempre a quel modo. Ciò che era valido per un commissario in un anno in una sede, non funziona in altre sedi per altri commissari in altre sessioni. Spesso anche gli stessi commissari, se sono riconfermati da un anno all’altro, cambiano criteri di correzione, perché in fondo già Eraclito nel 6° Secolo A. C. ammoniva: tutto cambia! Non ci sono regole fisse e universali, inutile cercarle affannosamente, altrimenti non sarebbe un esame di psicologia, ma di ingegneria.

3) Commissari assuefatti: ormai sono stufi di correggere sempre gli stessi compiti, di leggere sempre le stesse cose e di sentire sempre la stessa solfa all’orale. Per questo, i loro criteri di valutazione cambiano sempre. Ciò che valeva per una sessione, può non valere per la prossima, anche per lo stesso commissario. Inutile quindi basarsi su quanto ha detto o fatto un commissario in un anno precedente: non è detto che sarà valido al prossimo giro.

Le certezze, all’Eds, come nella professione di psicologo, sono del tutto illusorie.

Ah, a proposito di illusioni, eccone un’altra, pericolosissima: leggila qui.

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