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Quando ho preparato il mio Esame di Stato di Psicologia, non c’erano i gruppi Facebook, Google restituiva un centinaio di pagine sulle teorie della memoria, invece dei miliardi di risultati attuali e i dinosauri non si erano ancora estinti…
 
Ehm, no vabbè, non è passato così tanto tempo, ma con tutti i cambiamenti che si susseguono così velocemente in questo esame, 10 anni sembrano ere geologiche.
 
Mi chiedo come sarebbe stato studiare se avessi avuto così tanta scelta, così tanti materiali, manuali e corsi per preparare l’Esame di Stato e, soprattutto, l’opportunità di confrontarmi, di condividere le emozioni, di ragionare insieme agli altri studenti, comodamente dal cellulare (i nokia di 10 anni fa non si connettevano a internet e non avevano il touch screen ;)).
 
I gruppi li vedo una grande risorsa, quasi un privilegio, di cui noi zie quasi 40enni non abbiamo potuto usufruire. Eppure a volte mi sembra che questa risorsa venga…sprecata.
 
Negli ultimi anni, infatti, mi contattano molti studenti stremati dai gruppi, perché dicono che mettono ansia, che mettono in discussione la propria preparazione, perché ogni giorno sfornano teorie improbabili e spaventano con presunte richieste dei commissari.
 
Spesso, nei gruppi, l’esperienza “dell’amica che ha sostenuto l’Esame di Stato di Psicologia in una certa sede e in una certa sessione” viene generalizzata, diventando legge universale. I contenuti vengono vivisezionati, lo studio tende a degenerare in senso nozionistico-ossessivo, alla rincorsa all’ultimo autore e all’ultimo esperimento, di cui il 99% dei commissari ignorano l’esistenza.
 
Peccato, perché il percorso di preparazione all’Esame di Stato di Psicologia, impostato bene, può diventare una preziosa opportunità di crescita personale e professionale.
 
Non ho il polso di cosa succede sui gruppi, non mi sono mai iscritta, per rispetto del setting: il gruppo è un contesto di mutuo-aiuto che non deve essere inquinato dalla presenza di psicologi ormai abilitati o professionisti della didattica.
 
Quindi non so se gli stati d’ansia che mi riportano gli studenti, non sono rappresentativi, ma riguardano solo una piccolissima minoranza.
Secondo te, c’è correlazione tra gruppi e ansia da esame?
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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net