Lavorare con una Laurea Umanistica

 

Avrai sentito dire 1000 volte: “faccio l’ingegnere”,  “faccio il muratore”, “faccio il ragioniere”, “faccio l’infermiere”. L’espressione “faccio il…” è quella comunemente usata per indicare il proprio lavoro. Ma un laureato in Lettere, in Filosofia, cosa “fa”? Può esprimersi come gli altri, dicendo “faccio il …”?

Il laureato umanista non è un esecutore di ordini, ma una risorsa. Non svolge meccanicamente una mansione, non “fa” un lavoro tradizionale, impiegatizio. Di quelli che ti rechi sul “posto di lavoro” tutti i giorni per tot ore, esegui mansioni alle dipendenze di un “padrone”, a fine mese hai lo stipendio fisso, ecc. Lavori identificabili, netti, scolpiti come nel marmo.

In un ambito immateriale, come quello umanistico (lettere, filosofia, storia, ecc), i confini sono molto più sfumati, non c’è un profilo prestabilito che si andrà a “fare” dopo la laurea, non ci si può “incasellare” in una professione pre-definita. Ogni laureato si costruisce autonomamente una professionalità, delinea un proprio profilo, fatto di una combinazione personale di conoscenze e competenze, diventa unico. E’ difficile racchiuderlo in una parola statica.

Il lavoro umanistico è dinamico, si configura come una serie di progetti editoriali, giornalistici, pubblicitari, formativi, che il neolaureato dovrà ideare e realizzare in base a un bisogno individuato.

Per questo è opportuno superare l’ottica di entrare in un’impresa “passivamente”, senza idea di cosa dover fare e aspettandosi di ricevere ordini da eseguire, ma occorre presentarsi “costruttivamente”, con una proposta, un’idea, un progetto, un obiettivo. Presentarsi come una risorsa, più che come un “braccio” esecutore.