Master universitari: quale scegliere?

 

Anche tu pensi a un master? Da neolaureati si può pensare che frequentare un master sia un necessario completamento dei propri studi universitari. Le offerte di specializzazione post-laurea sono invadenti, spesso ti vengono recapitate direttamente a casa, con brochure patinate, piene di immagini di professionisti incravattati e di studenti diligenti e seri, pronti per essere assunti come “manager”, in aziende rigorosamente “leader”. Puoi avere la sensazione che gli studi universitari non abbiano dato nessun frutto, che manchi qualcosa di pratico che si debba colmare “masterizzandosi”, e così il fiorente business della formazione privatistica post-laurea… “gongola”.

Ci sono tanti siti che ti propongono corsi post-laurea, in tanti “masterifici”. Come il canto delle sirene per Odisseo, seducono irresistibilmente con corsi e corsetti vari, con una calamitante sfilza di inglesismi che fanno tanto “fico”, con i loro termini suggestivi e roboanti. Spesso con annesso “stage in prestigiose aziende”: un approdo provvisorio, che ciascuno fantastica di trasformare un’Itaca in cui stabilirsi definitivamente.

Ma questa è l’unica porta di accesso al mondo del lavoro? Oppure il master non fa che prolungare una dipendenza sociale ed economica? E persistere nel ruolo di studente, rinviando l’assunzione di un ruolo attivo di lavoratore? Tra l’altro, il mondo accademico e quello della formazione privatistica sono governati da leggi proprie, ben diverse da quelle di un’impresa.

L’impresa non si fa abbagliare dal luccichìo dei titoli e degli attestati, ma chiede concretezza: spesso non sa decifrare correttamente le denominazioni dei titoli, poiché sono prolisse e fumose. Al datore di lavoro interessa capire chi ha di fronte, se le competenze che ha sono utili alla sua impresa. Tu come puoi renderti utile? Cosa metti a disposizione? E’ utile confrontarsi con se stessi ancor prima che con le offerte post-laurea, esplorare quali risorse possiedi e che lavorativamente possono essere sfruttate subito, individuare il modo di proporle a un’impresa.

Prima di farsi nuovamente inglobare dalla vorace macchina dei corsi di formazione e dei master, è dunque preferibile delineare le proprie competenze e le modalità di porsi nei confronti di un datore di lavoro: ad esempio, offrirsi come dipendente? Proporre una collaborazione? Offrire un servizio utile? E imparare le strategie per promuoversi efficacemente, percorrere vie di inserimento lavorativo concrete e alternative a quelle costose e accademiche.

Il master migliore non è quello più pubblicizzato, più prestigioso o più promettente, ma è quello che si fa “a bottega”, come per i pittori del quattrocento, fuori dagli ovattati ambienti accademici, facendo pratica dentro piccole imprese, imparando dall’esperienza.