Roma, Settimana del Cervello 2017, seconda mattinata. Appunti per tutti dagli interventi dei neuro-relatori ūüėČ

1) Lo Psichiatra: il sintomo come oggetto ibrido tra alterazioni strutturali e costruzioni semantiche

Per individuare le alterazioni  strutturali corrispondenti  alle alterazioni funzionali, tanti anni fa si osservava il cervello post-mortem oppure, come faceva Lombroso, si analizzava la morfologia esterna della testa e del volto.

Questa √® una¬†pratica inaffidabile, ma rimasta nella cultura popolare. Infatti nel linguaggio comune ancora si parla di¬†“bernoccolo della matematica“.

Oggi, invece, si possono utilizzare le indagini strumentali come la tac, la PEC, l’elettroencefalogramma. In quasi tutti i disturbi del DSM si possono osservare alterazioni cerebrali, anche se pu√≤ accadere che ci siano alterazioni cerebrali, ma all’esterno la persona continui a funzionare normalmente.

A questo proposito è stata effettuata una ricerca su un impiegato statale che a un certo punto ha iniziato a lamentare dolore alle gambe.

Facendo accertamenti medici e neurofisiologici, è emerso che il suo cervello si era ridotto ad una sottile lamina, schiacciata contro lo scalpo, quindi il cranio era praticamente vuoto.

Eppure, il tipo continuava la sua vita normale da impiegato statale, anche senza cervello. [risatine generali in aula…] ūüėõ¬†

Come si formano i sintomi e perché si formano determinati sintomi piuttosto che altri? Lo spiega il Modello di Cambridge.

Il processo inizia dalla rilevazione di uno stimolo, che viene¬†percepito in modo confuso, cio√® la persona sente che qualcosa dentro di te si sta alterando, ma¬†non riesce a capire chiaramente che cosa. Questa √® una fase ancora vaga, definita di “brodo primordiale“.

Gradualmente, si configura un sintomo, perch√© la persona inizia ad attribuire un significato all’alterazione che sente. ¬†Questa interpretazione¬†viene mediata dalle esperienze personali, dal contesto sociale e da altre variabili.

Quindi, il sintomo è un oggetto ibrido, perché in parte ha una base neurofisiologica, in parte è risultato di una costruzione personale e sociale.

Lo stesso sintomo pu√≤ essere considerato come indicatore di una patologia in un contesto e di un’altra patologia in un altro contesto. Ad esempio alcuni sintomi sono considerati espressione della depressione in alcune societ√† e prodromi della psicosi in altre societ√†.

Inoltre i sintomi, una volta formati, vengono ulteriormente interpretati, perché la persona con il suo dialogo interno, continua ad attribuirgli significati, che poi retrospettivamente contribuiscono a modificare il sintomo.

Se poi la persona chiede un colloquio allo psicologo, all’interno del setting clinico, si negozia un altro significato che tiene conto anche delle categorizzazioni diagnostiche di riferimento.

In alcuni sintomi, la costruzione semantica è preponderante e per questo è difficile individuarne il corrispondente tracciato neurobiologico.

2)  Lo psicologo-fisiologo: il sonno è un indicatore precoce di malattie neurodegenerative

L’Alzheimer √® una malattia molto diffusa, che ha un altro costo umano, sociale ed economico. Ancora non sono stati individuati trattamenti e farmaci soddisfacenti. Oggi ci sono molti indicatori precoci dell’Alzheimer, ad esempio le analisi istologiche delle cellule del cervello, ma anche il sonno. ¬†

Il sonno √® un housekeeper, cio√® mantiene pulito il cervello, perch√© di notte provvede a eliminare le scorie, tra cui l’amiloide, che riduce le prestazioni mnestiche, quando √® eccessiva. ¬†I pattern del sonno dei malati di ¬†Alzheimer presentano peculiarit√†, come lo slowing.

Infatti, i loro tracciati sono caratterizzati dall’incremento delle onde lente, dal decremento delle onde rapide (alfa e beta) e dal dimezzamento dei fusi.¬†

Queste peculiarità appaiono sin dalle prime fasi della malattia di Alzheimer, dunque possono essere considerate come indicatori precoci.

3) Il neuropsichiatra Infantile: il placebo dimostra la forza della mente sul corpo

il placebo non è acqua fresca, ma è espressione della potenza della mente sul corpo, perché riesce a cambiare una situazione senza farmaci e senza agenti esterni.

Tra noi ci son persone placebo responders e placebo non responders. I placebo responders ¬†in trattamento attivano aree cerebrali legate al sistema dopaminergico, oppioide e¬†agli endocannabinoidi, ma anche processi come la motivazione la percezione e l’apprendimento. I¬†non responders non attivano queste aree.¬†

Sono stati compiuti studi sull’effetto placebo negli adulti che soffrono di emicrania. Il placebo √®¬†risultato efficace dal 35% al 47% dei casi. Nei bambini √® risultato efficace nel 60% dei casi. Nella profilassi √® risultato efficace dal 20 al 49% dei casi.

Quindi con l’et√† diminuisce la responsivit√† all‚Äôeffetto placebo,¬†a causa della non maturit√† di alcune aree cerebrali, il che non √® da considerarsi come un difetto, ma come un’opportunit√†. Vuol dire che il cervello √® plastico, non gli serve assumere molti farmaci, ha in s√© le risorse per gestire i sintomi.

Confrontando l’effetto di farmaci e quello dei placebo, √® emerso come tale differenza sia davvero ridotta per giustificare la somministrazione del farmaco. Inoltre, il placebo porta benefici superiori rispetto a non prendere nulla.

Tra l’altro, la stessa efficacia dei farmaci non dipende solo dagli agenti chimici attivi, ma anche da fattori psicologici come ad le aspettative,¬†oltre che dalla storia naturale della malattia, dagli effetti specifici del trattamento e dagli effetti non specifici del trattamento.

Anzi, nel caso dei bambini, l’effetto placebo dipende anche dalle aspettative dei genitori. Sono state individuate correlazioni anche tra ottimismo e risposta al placebo, perch√© gli ottimisti rispondono di pi√Ļ rispetto¬†ai pessimisti.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Ho realizzato il 1¬į Kit di Preparazione per l'Esame di Stato, con cui ho aiutato ormai 10 generazioni di psicologi ad abilitarsi. Se serve aiuto, scrivimi a tutor@110elode.net