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Roma, Settimana del Cervello 2017. Appunti per tutti dagli interventi dei neuro-relatori ūüėČ

1) Lo psicoterapeuta cognitivo-comportamentale: i sensi di colpa della mente ossessiva

Gli ossessivi sono checker,  cioè controllano tutto ripetutamente e cercano di mettere sempre tutto in ordine, perché hanno la sensazione che le cose non siano come dovrebbero essere.

Il disturbo ossessivo √® regolato da scopi, 3 in particolare:¬†prevenire il senso di colpa, ridurre la¬†not just experience (sensazione che le cose non sono come dovrebbero essere) e contenere i costi dell’attivit√† ¬†ossessiva.

Questi 2 scopi sono, in realt√†, riconducibili al primo. Il senso di colpa degli ossessivi √® davvero elevato, pi√Ļ rispetto agli ansiosi o ai depressi. Da ricerche correlazionali, √® risultato¬†correlato alla gravit√† dei sintomi e anche al disgusto.

Se viene ridotto il senso di responsabilità, si riduce anche la sintomatologia ossessiva e viceversa. Se infatti la responsabilità viene fatta cadere sui gli altri, i sintomi ossessivi si attenuano. Questo dimostra che il senso di colpa non ha motivazioni altruistiche.

Ad esempio, c’√® stato un caso di un ossessivo che abitava a Borgo Pio (quartiere di Roma vicino al Vaticano), controllava sempre il gas, perch√© aveva paura¬†di qualche fuga di gas, che avrebbe potuto far esplodere il palazzo, uccidendo bambini e anziani che lo abitavano.

Data la vicinanza al vaticano, l’esplosione si sarebbe riverberata a San Pietro, uccidendo i fedeli e anche il papa.

Egli in realt√† non teneva alla vita di questi innocenti, ma non voleva essere accusato di averla provocata. Infatti convincendolo che una fuga di gas non sarebbe stata colpa sua, anche se avesse fatto vittime,¬†lui si tranquillizzava e non era pi√Ļ cos√¨ attento e scrupoloso.

Ci teneva pi√Ļ ad allontanare la responsabilit√† da s√©, che alla sopravvivenza degli innocenti.¬†

Gli ossessivi, inoltre, hanno paura della contaminazione fisica e morale. Essa può essere provocata non solo da sostanze come i germi, effettivamente pericolosi e non igienici, ma anche da sostanze semplicemente disgustose, oppure da questioni morali.

Ad esempio, se due camicie vengono lavate, stirate e sterilizzate, poi viene chiesto di indossarle, specificando che una appartiene a un impiegato di banca, padre di famiglia, e l’altra ha un pedofilo, mediamente le persone tenderanno a preferire quella indossata dall’impiegato di banca, nonostante siano ¬†tutte e due pulite e sterilizzate.

Vi sono poi diversi sensi di colpa, detti deontologici, perch√© legati a un criterio morale, al fatto di aver violato un tab√Ļ (come quello dell’incesto) e non¬†per aver fatto del male a qualcuno.

Questo è esemplificato dal dilemma del trolley.

trolley problem 1

C’√® un treno che ha perso il controllo e proseguir√† la sua corsa sul binario destro, travolgendo i 5 operai che stanno lavorando e non hanno scampo. A¬†meno che l’addetto non tiri la leva, facendo deviare il treno sull’altro binario e travolgendo cos√¨ l’operaio che sta lavorando da solo su quel binario.

Che cosa faresti? Tireresti la leva? Chi risponde di sì, fa un calcolo sulle conseguenze, preferendo far morire una persona piuttosto che 5. Chi decidere di non tirare la leva, è perché ritiene che lui non possa decidere chi debba vivere o morire.

Sono state effettuate anche variazioni in questo esperimento. Ad esempio,¬†se l’addetto aveva una relazione con il gruppo dei 5 operai, l’empatia che si creava faceva propendere maggiormente per tirare la leva. La vicinanza attiva l’empatia.

Immagina ora di guardare queste due facce.

i-neuropsicologia-facce

La prima √® di un uomo arrabbiato. Immagina come se ce l’avesse con te. Perch√©? Cosa gli hai fatto?

Immagina invece che la seconda faccia, di una donna triste, ce l’avesse anche lei con te e di ti dicesse: “Perch√© mi hai lasciata sola? Come hai potuto farlo?”.

Questo piccolo gioco proiettivo aiuta a capire il proprio senso morale e di colpa.

2) La psicoterapeuta cognitivo-comportamentale: il ciclo del panico

C’√® differenza tra disturbo di panico e attacco di panico, perch√© quest’ultimo viene vissuto dal 16% della popolazione e spesso √® presente anche in altri disturbi. Per diagnosticare il disturbo di panico, servono attacchi ricorrenti, ma soprattutto preoccupazioni ricorrenti di avere altri attacchi, preoccupazioni per le conseguenze degli attacchi e condotte di evitamento.

Il panico √® un’azione drammatica, diversa dall’ansia, perch√© quest’ultima √® uno stato emotivo anticipatorio di un pericolo futuro, invece il panico √® uno stato emotivo che serve a gestire un evento drammatico in atto.

Clark ha elaborato il modello del circolo vizioso del panico, che inizia con sensazioni innocue, ma¬†che vengono percepite come segnali di pericolo e precursori di un’imminente catastrofe.

Questo vuol dire che a innescare il circolo vizioso è una valutazione cognitiva. In questa fase si attiva infatti la corteccia prefrontale e il cingolato anteriore. 

La valutazione innesca¬†¬†l’attivazione fisiologica. La persona si concentra sulle sensazioni somatiche, le interpreta in modo catastrofico, aumenta cos√¨ l’ansia che promuove l’evitamento e il comportamento protettivo e che quindi avvalorano ulteriormente le valutazioni catastrofiche e alimentano il circolo.

Ci sono prove e empiriche¬†che dimostrano come pazienti con ansia e panico tendano a dare interpretazioni pi√Ļ catastrofiche delle sensazioni somatiche, quindi hanno un bias nel pensiero e nella valutazione cognitiva.¬†¬†

Questa predisposizione oggi si chiama “Anxiety sensitivity“, √® stabile, se non viene intenzionalmente modificata ed √® ¬†un fattore di vulnerabilit√† al disturbo di panico.

3) La psicologa cognitiva: tra ruminazione e rimuginìo

La ruminazione è il pensiero ripetitivo che può avere per oggetto emozioni, esperienze, eventi di cui la persona si chiede il perché. Le prime ricerche sulla ruminazione sono state compiute in relazione alla depressione, dove è presente una ruminazione che ha per oggetto eventi negativi, alimenta il pessimismo e riduce il problem solving.

Tuttavia la ruminazione può presentarsi anche in quadri non clinici.

La ruminazione ha per oggetto eventi passati, invece il rimugin√¨o ha per oggetto l’anticipazione di una minaccia. Entrambi hanno lo stesso esito, cio√® la svalutazione di s√©, e sono¬†dovuti allo stesso stile di pensiero,¬†caratterizzato da generalizzazioni, valutazioni negative e astrazione.

Esiste anche la versione positiva della ruminazione, che consiste nella capacit√† di generare varie opzioni di problem solving. Perch√© si √® sviluppata la ruminazione? Per l’adattamento.

La ruminazione aiuta la persona a focalizzarsi sugli errori passati, per non ripeterli in futuro. Inoltre aiuta a controllare le emozioni sgradevoli e a distrarre dal fallimento. Per questo si è rivelata vantaggiosa nella selezione naturale.

La rimuginazione eccessiva è innescata dalla discrepanza tra lo stato desiderato e quello attuale, segno che la persona si è posta obiettivi non realistici, non ha definito come raggiungerli o non sa cosa deve fare per agire. Quindi, intervenendo su questi fattori, è possibile ridurre la rimuginazione.

Per approfondire il dilemma del trolley, ecco un articolo. 

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Ho realizzato il 1¬į Kit di Preparazione per l'Esame di Stato, con cui ho aiutato ormai 10 generazioni di psicologi ad abilitarsi. Se serve aiuto, scrivimi a tutor@110elode.net