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10 riflessioni e suggerimenti per trovare lavoro

1) Laureati e aziende si cercano, ma non si trovano

Sembra assurdo: i laureati hanno difficoltà a trovare lavoro, eppure i datori di lavoro hanno difficoltà a trovare lavoratori. Perché laureati e aziende si cercano, ma non si trovano?

I laureati cercano lavoro attraverso canali ufficiali: curriculum, annunci sul giornale, concorsi. I datori di lavoro li cercano per vie informali: conoscenti, passaparola, segnalazioni.

Invece, il modo più efficace per trovare lavoro è quello che più somiglia al tipo di realtà aziendale presso cui lo si cerca: la realtà aziendale italiana è rappresentata dalla quasi totalità di piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, che non affidano la selezione del personale a terzi (agenzie, centri per l’impiego, annunci sul giornale) ma provvedono autonomamente, ponendo a parenti, conoscenti e dipendenti la classica domanda: “Conosci qualcuno che…?”.

Quando si cerca personale, la prima cosa che fa il datore di lavoro è “sondare” il proprio giro di conoscenze: chiedendo nominativi di persone disponibili,  chiedendo a ciascun conoscente di chiedere a sua volta ai suoi conoscenti se conoscono qualcuno, se possono segnalare il nominativo di conoscenti, e così all’infinito, di contatto in contatto.

Il datore di lavoro sparge la voce, e questa passa velocemente di persona in persona, come i cerchi concentrici che si formano quando getti un sasso in un lago.

La ricerca di personale non viene quindi pubblicizzata mediante annunci sul giornale, ufficio di collocamento o sofisticati centri di assessment, ma viaggia per vie informali, di bocca in bocca (passaparola), finché non raggiunge la persona disponibile. Secondo una ricerca del Censis del 2003, ben 3 lavoratori su 4 sono stati reclutati proprio attraverso il passaparola.

Per trovare lavoro, occorre quindi farsi raggiungere da questa “staffetta”, più che divorare la rubrica di annunci di lavoro sui quotidiani, che ospitano solo il 2% di opportunità lavorative esistenti, e principalmente legate all’ambito commerciale (venditori, agenti, rappresentanti).

2) Dove cercare lavoro

Dove stai cercando lavoro? In una sola città? Se ti limiti a cercarlo “sotto casa” o poco più in là o solo nella tua città, ti riduci le possibilità di trovarlo. Meglio ampliare la tua visuale, cercarlo in tutta la tua regione, o ancora meglio nelle regioni limitrofe, o ancora meglio dappertutto, senza porsi limitazioni geografiche.

Più aumenta la tua disponibilità a spostarti e trasferirti, più aumenta la possibilità di trovare lavoro.Meglio andare dove c’è lavoro che cercarlo disperatamente dove non c’è.

3) Quanti potenziali datori di lavoro contattare

Stai cercando lavoro? Quanti potenziali datori di lavoro stai contattando ogni giorno? C’è chi lamenta di aver inviato curricula e non aver ottenuto risposta. Quanti ne ha inviati? Quante imprese hai contattato di persona?

Per avere una maggiore possibilità di risposta, occorre contattare almeno 5-6 potenziali datori al giorno, e abbinare tutti modi di entrare in contatto: e-mail, telefono, ma soprattutto di persona.

4) In che modo cercare lavoro

In quanti modi stai cercando lavoro? C’è chi lo cerca solo compilando form su internet, chi solo inviando curricula via e-mail, chi solo inviandoli per posta, chi solo girando per la città e citofonando agli uffici per consegnarlo di persona.

L’importante è non cercarlo soltanto in un modo, o solo via email, o solo per posta, o solo tramite conoscenze. Per aumentare le possibilità di trovare lavoro, occorre abbinare quanti modi possibili: per email, per posta, per telefono, attraverso conoscenti, proponendosi di persona, ecc. L’importante è non limitarsi ad un’unica strategia.

5) Il curriculum è efficace per trovare lavoro?

Quanto conta il curriculum? Molti giovani hanno come obiettivo “fare curriculum“. Pensano che un buon curriculum, ricco di esperienze e qualifiche di corsi e di master, possa risultare più appetibile. Invece il curriculum fa trovare lavoro solo nel 2% dei casi. E’ lo strumento meno efficace.

I datori di lavoro non sempre selezionano il personale attraverso il curriculum, ma lo cercano per vie informali, attraverso le conoscenze, chiedendo a colleghi, familiari, conoscenti, se conoscono qualcuno che può andare a lavorare da loro. Dunque, più che “ingrassare” il curriculum, occorre ampliare la propria cerchia di conoscenze.

 6) Lauree Forti e Lauree Deboli

Spesso nelle statistiche si fa una distinzione: lauree forti e lauree deboli. Può risultare più  appropriato parlare di lauree con un profilo  professionale pre-definito (infermiere, ingegnere, ecc) e lauree senza un profilo professionale pre-definito  (quelle umanistiche).

In questo secondo caso, per lavorare, occorre mettere in atto due strategie:
1) definire il proprio profilo, a partendo da se stessi, dalle proprie specifiche conoscenze e competenze, che spesso non si pensa neppure di avere, ma si hanno. Questa definizione è un processo, non è una decisione da prendere a tavolino una volta per tutte. E’ un percorso in cui ogni giorno viene aggiunto un mattoncino.
2) creare e coltivare una rete di relazioni che possa mediare l’ingresso in settori lavorativi.

Le lauree umanistiche sono ricche di potenzialità, basta non fermarsi a questa constatazione e attivarsi, autonomamente,per acquisire gli strumenti che trasformino queste potenzialità in un lavoro utile e soddisfacente e, perché no, remunerativo. Nei corsi di laurea cosiddetti “deboli” l’università non affianca infatti alla formazione umanistica anche competenze di self-marketing, per cui se non si provvede da soli, la debolezza occupazionale di questi titoli diventa nient’altro che una “profezia che si autoavvera”.

7) Cosa si Diventa con le Lauree Umanistiche

Chi si iscrive ad un corso di laurea umanistico, si chiede spesso “cosa può fare dopo” oppure “cosa si diventa” con una laurea in Lettere, Filosofia, Dams. E’ opportuno però riformulare la questione, poiché è fuorviante esprimerla in termini di “cosa si diventa” o “cosa si può fare”.

Infatti nelle facoltà umanistiche non ci sono profili pre-definiti che si andranno a fare meccanicamente dopo la laurea. Le guide possono indicare ambiti generali in cui potersi inserire, ma, all’interno, i profili sono sfumati oppure dipendono dall’impresa in cui si lavora, che può forgiarli in base ai propri specifici bisogni e obiettivi.

Quindi, è utile ridefinire alcuni concetti come gli “sbocchi” e il “cosa si può fare”, che non si adattano bene alle lauree umanistiche. Il lavoro infatti non consisterà in mansioni da eseguire, ma in problemi da risolvere e in obiettivi da raggiungere. Quindi,  è utile abituarsi sin dall’università a questo approccio. E’ utile cioè, dal primo anno, prepararsi il terreno lavorativo affrontando anche l’università con atteggiamento strategico. Come? Studiando per problemi e obiettivi (più che per esami).

8) Predisporsi a uno Scenario Lavorativo Diversificato

Da studenti e ancor più da laureandi, è opportuno predisporsi a un futuro lavorativo diversificato, non riducibile allo svolgimento meccanico di un ruolo perfettamente identificabile sin dalla scelta della facoltà.

Lo scenario lavorativo è più ibrido di quanto da studenti ci si possa prefigurare, è costituito da funzioni e processi non etichettabili. E’ costituito da ruoli che spesso le imprese forgiano al proprio interno in modo unico. Infatti, spesso non si ritrovano in altre imprese o che un ruolo etichettato con lo stesso nome, in contesti diversi prevede una serie di funzioni completamente diverse.

Per cui, più che acquisire competenze che si presumano “standard” ed eseguibili meccanicamente, occorre allenarsi ad un modo di pensare e di agire “per obiettivi”. Perché questo ricalca la struttura assunta oggi dal lavoro: un susseguirsi di missioni differenti, più che di compiti assegnati dall’alto, che il dipendente deve eseguire diligentemente, da “bravo scolaro “, e consegnare al “capo”.

9) Come si Trova lavoro

Il lavoro si trova… leggendo gli annunci sul giornale? Inviando curricula? Inserendo il proprio nome in tutte le banche dati possibili? A volte sì. Ma nella stragrande maggioranza dei casi, il lavoro si trova per vie informali, attraverso il passaparola.

L’agenzia di collocamento più efficace è il “network delle conoscenze”, la rete di contatti sociali, che oggi si può costruire anche attraverso linkedin.

Ogni neolaureato conviene che dedichi alla creazione e coltivazione di un network di contatti almeno il triplo del tempo che dedica a cercare offerte di lavoro per laureati e a spedire curricula. Anche perché la maggioranza delle opportunità di lavoro non viene neanche pubblicizzata su vie ufficiali, ma circola solo per canali informali.

10) Non esiste solo il lavoro da dipendente

Anche se da neolaureati si tende a immaginare il lavoro come un’assunzione, la tendenza in crescita attualmente sul mercato del lavoro è quella dell’auto-impiego. Infatti, non aspettare che qualcuno ti offra un posto in cui lavorare in modo strutturato dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18.

Puoi provare anche identificare una tua abilità e metterla direttamente a disposizione di persone che possono beneficiarne, provando a cimentarti nel lavoro autonomo. Anche se non senti di prediligere questa modalità lavorativa, potrai comunque affiancarla a un lavoro da dipendente, così da ammortizzare eventuali rischi se la tua azienda dovesse chiudere.

Diversificare le tue entrate ti aiuterà a stabilizzare, per quanto possibile, i guadagni, anche in un ‘epoca di instabilità.