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Tre suggerimenti su cosa inserire e cosa no all’interno del tema


     A volte le tracce dell’Esame di Stato di Psicologia non fanno chiarezza su alcuni elementi da inserire, facendo sorgere il dubbio se sia opportuno oppure no metterli nel tema o dedicare spazio ad altro.

Ecco tre quesiti che mi rivolgono spesso gli studenti durante la preparazione:

1) Devo inserire sempre l’esperimento?

Anche se la traccia non chiede l’esperimento, è comunque consigliabile inserirne uno.

Il rischio, infatti, è che ti contestino il tema, sostenendo che la psicologia è una scienza basata sul metodo sperimentale, quindi senza esperimento è un tema di filosofia.  

L’esperimento, infatti, è parte integrante della teoria.

2) Devo inserire sempre lo strumento?

Allo stesso modo, se la traccia non chiede uno strumento, è opportuno inserirlo, se ne esiste uno basato proprio su quella teoria. Infatti, in questo caso, è parte della teoria stessa.

Senza strumenti, c’è il rischio che ti contestino il tema, sostenendo che l’Esame di Stato serve all’abilitazione del professionista e quindi bisogna dimostrare di conoscere gli “attrezzi” del mestiere, cioè test e strumenti di valutazione. 

Non tutti i commissari però fanno caso a queste piccolezze.

3) Devo inserire sempre l’ambito applicativo?

Ci sono state tracce che non lo hanno richiesto. In genere ci si attiene alla traccia. Se non lo richiede, non serve svilupparlo approfonditamente, anche se un breve riferimento può essere opportuno farlo, per dimostrare le potenzialità applicative della teoria, che altrimenti sembra troppo astratta.

Senza nessun riferimento alla pratica, potrebbero contestarti che si tratta di un esame di abilitazione e quindi bisogna dimostrare non soltanto di sapere le teorie (lo abbiamo già dimostrato all’università), ma soprattutto di saperle applicare, cioè di utilizzarle per capire un problema e intervenire concretamente.

Tuttavia, quando la scaletta non richiede l’ambito applicativo, un conto aggiungere un riferimento per arricchire la teoria e illustrarne le potenzialità, un conto sviluppare una parte ampia e descrittiva dell’intervento: se non è richiesto, non serve dilungarsi.

I commissari fanno sempre caso a queste sottigliezze?

Assolutamente no. Nella maggiorana dei casi, non si fanno assolutamente tutti i problemi che invece si fanno gli studenti.

Dipende poi con quanta attenzione i leggono il tema: qualche tema lo leggeranno più in fretta e più superficialmente, qualche altro più dettagliatamente.

L’attenzione in alcuni punti del tema cadrà, perché in fondo funzioniamo così tutti.

Non abbiamo l’attenzione sempre “a palla” su tutto, fisiologicamente non riusciremmo a sostenere un arousal sempre iperattivato.

I commissari, essendo esseri umani, hanno un sistema attentivo che funziona anche per loro così.

Quindi ci sono migliaia di studenti che hanno superato l’Esame di Stato di Psicologia con temi brutti, incompleti, raffazzonati, scopiazzati dal cellulare o dal “pizzino”, ecc.

Tutti abbiamo sentito il ritornello che fa: “L’amico del fratello di mio cugino ha fatto l’Esame di Stato l’anno scorso, non ha studiato niente, ha fatto un tema del cavolo ed è passato a pieni voti”.

Tuttavia, nel dubbio, per prudenza, meglio non rischiare e chiudere tutte le possibili falle, presentando un prodotto completo, coerente nelle sue parti.


Meglio prevenire qualsiasi possibile contestazione, con la consapevolezza che comunque qualsiasi tema è sempre contestabile.

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