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Introduzione breve e semplice all’approccio cognitivo-costruttivista post-razionalista


L’approccio cognitivo-costruttivista post-razionalista di Guidano (2007),  fondato sulla teoria dell’attaccamento e su quella dei costrutti personali. La connotazione di post-razionalista risiede nel riconoscimento della centralità delle emozioni e delle esperienze rispetto ai pensieri.

Nell’approccio cognitivista, infatti, il focus è sui pensieri, che vengono messi in discussione attraverso il disputing, per modificarli se sono irrazionali e disfunzionali. Da essi, inoltre, deriverebbero le emozioni, che sono attivazioni psicosfisiologiche dovute all’etichettamento cognitivo di un evento.

Secondo l’approccio post-razionalista, le emozioni non conseguono, ma precedono i pensieri, tanto che anche il funzionamento cognitivo opera secondo modelli interni che si definiscono entro le relazioni affettive e creano aspettative e valutazioni di base su di sé, sugli altri e sulla realtà.

Tali concezioni confluiscono nelle organizzazioni di significato personali, cioè nuclei di riferimento, costituiti da emozioni basilari derivate da esperienze soprattutto affettive, attraverso cui la persona interpreta la realtà e reagisce agli eventi.

Le principali organizzazioni di significato sono quella depressiva, fobica, ossessiva e dappica, cioè tipica dei “disturbi alimentari psicogeni”. Queste organizzazioni condizionano le reazioni a una rottura affettiva e sono da indagare dopo l’analisi della domanda, i colloqui anamnestici e la valutazione psicodiagnostica.

Infatti, l’intervento di sostegno o psicoterapia sarà differenziato in base ad essi, benché sempre finalizzato non tanto alla rimozione del sintomo e del disagio post-rottura, quanto a promuovere una riorganizzazione dei significati personali, a trasformare la rottura affettiva in un’esperienza non soltanto di perdita, ma anche di rinnovamento.

Infatti, nel caso delle organizzazioni di significato depressive, la concezione di sé è quella di non amabilità, a causa del rifiuto sperimentato con le figure di accudimento, che hanno sollecitato precocemente l’autonomia.

Le persone con questo tipo di organizzazioni, quando vivono una rottura, possono considerarla una conferma della loro convinzione di non essere amabili e continuare a evitare il coinvolgimento affettivo, per evitare il rischio di ulteriori relazioni e rotture che poi confermerebbero ulteriormente la sua convinzione.

L’obiettivo terapeutico specifico è quindi di stabilire un rapporto funzionale con il coinvolgimento e le emozioni, che vengono disattivate.

Ciò anche attraverso una relazione terapeutica empatica, che disconferma le aspettative negative verso l’alto, visto come persona che non comprende, non aiuta e non offre sostegno.

Nel caso delle organizzazioni di significato fobiche e ossessive, vi è difficoltà nella separazione, a causa di una mancanza di autonomia di base, che induce la persona a pensare di non poter sopravvivere da sola, di non avere sufficienti risorse e di aver bisogno di accudimento, di protezione e di guida.

Questo tipo di personalità non riesce a gestire la complessità, a vivere al di fuori di schemi prestabiliti e rassicuranti e cerca partner a cui affidarsi totalmente. I tratti di dipendenza possono portare la persona anche a protrarre relazioni conflittuali, ad essere manipolata da narcisisti e ad accettare soprusi, pur di non rimanere da sola.

L’obiettivo terapeutico specifico è quindi di allestire situazioni in cui possa disconfermare questa convinzione, sviluppare una maggiore autonomia e modulare i tratti di dipendenza, per definire un’identità chiara, che eviti legami simbiotici.

Nel caso delle organizzazioni di significato dappiche, vi è una preoccupazione per la propria immagine, sia fisica che sociale, dunque si cerca di assecondare l’altro, di realizzare le sue aspettative, di conformarsi ai bisogni degli altri, sviluppando un falso sé compiacente. Se infatti la persona non riceve validazioni all’esterno, può entrare in crisi e in depressione.

La persona si sente sicura soltanto quando la sua condotta viene socialmente approvata e apprezzata. L’obiettivo specifico è di costruire un sé autentico e un’autostima che non dipenda da approvazioni esterne.

In questi percorsi, lo psicologo aiuta il paziente a riattivare le sue risorse, individuando anche come poter attuare nuove esperienze funzionali a una ridefinizione della propria identità e a una riorganizzazione dei significati personali.

In questo modo, la rottura della relazione non è un episodio da elaborare in modo contingente e circoscritto, ma può diventare l’inizio di un’evoluzione più profonda e strutturale di sé.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net