Il relatore ha sempre da ridire! Ecco tre modi per non farsi stroncare la tesi


​1) Utilizzare solo ricerche scientifiche recenti in inglese

Il relatore contesta spesso le tesi in Psicologia perché non attingono a fonti scientifiche e aggiornate.

Le tesi, infatti, non si scrivono riassumendo manuali in italiano o peggio facendo copia-incolla da siti internet.

I pezzi copiati e incollati, anche se leggermente rielaborati, vengono “sgamati” dai software antiplagio utilizzati da tutte le università per controllare l’originalità delle tesi.

Occorre, invece, basarsi su articoli di ricerca in inglese, possibilmente pubblicati negli ultimi 3 anni, altrimenti sono vecchi.

Alcuni relatori tollerano anche articoli di 5 anni fa, altri addirittura di 10 anni fa, ma si tratta di eccezioni, perché 10 anni per la scienza sono secoli. 

le ricerche vanno avanti, nella tesi occorre privilegiare quelle fresche di pubblicazione. 

 2) Essere accurati nella citazione e nella formattazione delle fonti

Il relatore contesta spesso le tesi in Psicologia perché contengono pagine e pagine senza citazione delle fonti.

Gli articoli di ricerca in inglese, che si utilizzano per le tesi e si trovano negli archivi scientifici come Medline o nei meta-archivi come Google Scholar, devono essere citati con precisione.

Questo significa che ogni frase deve concludersi con l’indicazione degli autori della ricerca descritta o del concetto riportato e dall’anno in cui è stata pubblicata la ricerca che li contiene. Ad esempio (Rossi, 2020).

Ogni affermazione deve essere riconducibile a una fonte.

Il lettore, in questo caso il relatore, deve poter risalire all’origine e controllare che quanto riportato sia corretto.

Le citazioni dirette, cioè le trascrizioni di frasi brevi, ad esempio definizioni importanti che devono riportare le stesse parole usate da un autore, devono essere racchiuse tra virgolette, precisando anche la pagina da cui sono tratte, mentre le rielaborazioni devono essere accompagnate dalle fonti formattate secondo i dettami dell’università o le preferenze del relatore.

Alcune università si attengono alle norme all’italiana, la maggior parte seguono le norme APA all’americana, altre hanno le loro norme interne.

3) Scrivere con uno stile scientifico

Il relatore contesta spesso le tesi in Psicologia perché non sono scritte con uno stile scientifico, che ha le sue regole.

Non bisogna scrivere come se fosse un tema di italiano del liceo.

Il professore di italiano del liceo voleva temi lunghi, frasi arzigogolate e retorica.

Più colonne scrivevi, più aumentava il voto.

Tutto questo non va bene per le tesi, perché lo stile scientifico è asciutto, lineare, in un certo senso freddo.

E chiuso, perché appunto ogni frase termina con una fonte.

Non è come scrivere un romanzo.

Note sulle continue critiche del relatore

Certo, anche se rispetti questi 3 criteri, il relatore avrà comunque da ridire!

Si attaccherà a singole parole, agli a capi, a qualcosa, pur di sfogarsi, giustificare il suo ruolo, dimostrare che ha fatto il lavoro di supervisione per cui è pagato.

Ancor più se invece del relatore, a correggere la tesi è un assistente che deve fare carriera e offrire ai superiori le prove inconfutabili della sua competenza e meticolosità.

Ma un contro è vedersi stroncare il lavoro, ricominciarlo daccapo, vedere il relatore sempre arrabbiato.

Un conto correggere cosette qua e là, che è fisiologico e non preclude il raggiungimento del traguardo della laurea.


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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor per studenti lavoratori di Psicologia e TFA. Scrivimi a tutor@110elode.net per aiuto tesi.