Negli ultimi vent’anni, i ricercatori sono riusciti a ricostruire un quadro più chiaro sulle origini neuropsicologiche della dislessia. Ecco cosa è emerso da questi studi.


In primo luogo, è stata identificata una correlazione con la presenza di alcune mutazioni genetiche (Paracchini et al., 2006).

Tuttavia, tale relazione non è lineare e si ritiene che anche l’ambiente e la lingua di appartenenza esercitino un ruolo nell’insorgenza e nello sviluppo di questo disturbo specifico dell’apprendimento.

In secondo luogo, è stato svolto un lavoro di indagine che coniuga la ricostruzione dei processi implicati nell’apprendimento della letto-scrittura con le ricerche di neuroimaging sullo sviluppo e la lateralizzazione delle funzioni cerebrali.

Attraverso tale procedimento, è stato possibile riscontrare come la dislessia rappresenti il risultato di un’organizzazione differente del cervello e in particolare delle aree deputate al riconoscimento degli oggetti.

Analogamente, nel corso degli anni, i ricercatori hanno indagato anche i possibili precursori dei DSA e in particolare della dislessia.

Quest’ultimo deficit presenta infatti delle affinità con alcuni disturbi specifici del linguaggio (DSL) e tende spesso a presentarsi in comorbosità con essi.

I DSA tendono anche a manifestarsi in comorbosità con i disturbi dell’umore.

Infatti, la presenza di disturbi specifici dell’apprendimento può tradursi in una difficoltà emotiva per il bambino, in cui il disagio psicologico potrebbe cronicizzarsi, con conseguenze negative per quanto riguarda il funzionamento sociale e scolastico e i livelli di autostima e autoefficacia (Moé, De Beni & Cornoldi, 2007).

Si registra inoltre una frequente comorbosità tra DSA e disturbi d’ansia.

Tali disturbi sembrano essere una conseguenza dell’esperienza scolastica e familiare del bambino.

Il bambino, infatti, potrebbe percepire una forte pressione dai genitori e dagli insegnanti sia precedentemente alla diagnosi di DSA, a causa del suo rendimento scolastico inferiore alla media dei coetanei, sia in seguito, in funzione del suo percorso di potenziamento e riabilitazione (Nelson & Harwood, 2010).

In particolare, a livello scolastico, l’ansia da prestazione può determinare un ulteriore abbassamento della performance del bambino, anche quando esso non presenta DSA.

Infine, si registra una frequente comorbidità tra DSA e disturbi del comportamento, anche detti disturbi “esternalizzanti”.

In questo caso, il bambino, a differenza di quanto avviene nel caso dei disturbi internalizzanti, tende a esternare, attraverso le emozioni e la condotta, il proprio disagio.

La correlazione tra il DSA e alcuni di questi disturbi appare dovuta a fattori ambientali (Landridge, 2007).

Tuttavia, esistono numerose correlazioni anche dal punto di vista genetico e neurobiologico.

Infatti, i ricercatori hanno identificato una frequente co-occorrenza tra i disturbi del neuro-sviluppo come DSA e ADHD, che coinvolgono abilità cognitive affini.

Queste co-occorrenze possono determinare una grossa difficoltà per il bambino nel focalizzarsi sui compiti e mantenere il controllo del proprio comportamento.

Queste difficoltà, inoltre, si aggiungono ai deficit dominio-specifici caratteristici del DSA, configurando un quadro di rischio che è opportuno rilevare e compensare tempestivamente (Wilens & Spencer, 2010).

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor per studenti lavoratori di Psicologia e TFA. Scrivimi a tutor@110elode.net per aiuto tesi.