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Quando ti blocchi di fronte alla tesi da scrivere, puoi considerare due aspetti: se il blocco è pratico oppure è psicologico.


Blocco scrittura tesi: motivi pratici

Il blocco nella scrittura della tesi può dipendere dalla mancanza di una metodologia di analisi dei materiali.

I professori non spiegano come procedere. I relatori non aiutano e danno per scontato che uno sappia cosa fare.

Ad esempio, le tesi di psicologia, come quelle che seguo, si basano su articoli scientifici in inglese.

Non sempre si sa dove trovarli. Una volta trovati, non si sa cosa farci.

Molti finiscono per fare traduzioni automatiche oppure pagare un traduttore umano, ma nessuna delle due operazioni serve.

Qui ho realizzato video brevi per imparare una metodologia di base di scrittura tesi.

Il blocco tesi per motivi pratici spesso è vissuto da studenti giovani.

Quando mi chiamano, non intendo “convincerli” a chiedere una consulenza.

I lavoratori adulti, con impegni e famiglia, spesso non hanno molto tempo e hanno bisogno di un supporto più operativo.

È soprattutto a loro che finora ho svolto consulenze tesi in psicologia.

Ma i giovani ci tengono a fare la tesi in totale autonomia, dedicando il 100% del loro tempo.

Mi chiamano per blocchi “pratici”, dovendo fare qualcosa che qualcuno pretende o si aspetta (il relatore), senza però spiegare come fare.

Se la tua tesi è in psicologia, puoi guardare questi brevi video per capire meglio dove trovare articoli, che lavoro farci, con che stile scrivere.

Ecco, a proposito della scrittura.

Si arriva alla tesi dopo tanti esami orali o a crocette, avendo perso l’abitudine a scrivere.

Il blocco pratico può essere dovuto anche solo alla familiarità con la scrittura, da recuperare.

Si può partire da una parte di tesi che suscita maggiore interesse.

Così l’interesse aiuta a sbloccare la scrittura e a superare la paura del foglio bianco.

Blocco scrittura tesi: motivi psicologici

Il blocco scrittura tesi può derivare da motivi psicologi, ad esempio dalla paura.

Senza addentrarsi in complicate interpretazioni psicoanalitiche, che non amo, anche se possono sembrare affascinanti, sale la paura quando si avvicina la fine di un ciclo, come quello universitario.

Faticoso, ma prevedibile, perché già conosciuto. Invece dopo?

Cosa succederà, quando la vita non sarà più scandita dagli esami, dai programmi stabiliti dai professori, dai 30elode con cui inorgoglire i genitori?

Quando la quotidianità sarà diversa, ma non si sa come? L’ignoto che si para davanti, il salto che si sta per fare, spaventa e induce una regressione.

C’è chi boicotta sé stesso, cercando di ripetere più volte l’ultimo esame, per non superarlo e avere un motivo per prolungare la permanenza all’università.

Un motivo socialmente giustificabile (“il professore è severo, non gli va mai bene la mia preparazione, mi fa sempre domande trabocchetto”), per rimandare la fine, e soprattutto l’inizio del nuovo ciclo, e di un cambiamento che si intuisce non sarà facile.

Descrizione spicciola, in cui alcuni potranno rivedersi, in tutto o in parte, altri no, perché alla fine i motivi psicologici cambiano da persona a persona.

Di certo, sono legittimi, e non conviene chiedere una consulenza tesi, ma affrontarli.

Anche solo al telefono, dopo che ci siamo conosciuti e si crea un minimo di fiducia, esce di tutto. C’è un mondo dietro alla richiesta di aiuto tesi.


La telefonata serve proprio a capire quando serve un supporto operativo per la tesi, e quando no. Il mio obiettivo non è “vendere” consulenze tesi. Non potrei neanche seguirne tante tutte insieme, ma è raggiungere un obiettivo didattico, individuando il mezzo migliore, e non per forza è una consulenza tesi.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net