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A cosa serve il test nel caso clinico e in che modo è possibile impiegarlo?


Durante la terza prova dell’Esame di Stato di Psicologia, è opportuno dimostrare di conoscere gli attrezzi del mestiere, cioè i principali test.

Tuttavia, i test non servono per confermare un’ipotesi diagnostica, ma al contrario, per formularla :D.

Sembra controintuitivo, ma se formulo un’ipotesi diagnostica, ad esempio di disturbo d’ansia, e poi utilizzo il test sull’ansia per confermarla, il processo diventa autoreferenziale: me la canto e me la suono da sola.

Ma soprattutto, agisce il “bias confirmatorio”: se faccio un’ipotesi su una persona, sarò portata a trovare conferme, ignorando le disconferme.

1) NON cercare conferme

Se voglio trovare conferme, non ci vuole niente: le troverò subito, qualunque sia la mia ipotesi e il test a cui ricorro.

Come nei polizieschi: si ipotizza che tizio sia l’assassino, ed ecco che spuntano le prove a dimostrazione di ciò.

Qualunque cosa, anche neutra, diventa una prova inconfutabile.

Questo però è un procedimento che si definisce “verificazionista” e che non è scientifico.

Lo può usare Bruno Vespa nei salotti televisivi: quando faceva la trasmissione sui delitti, decideva che Tizio era l’assassino, ed ecco che qualunque cosa, anche un battito di ciglia, il capello fuori posto, una parola piuttosto che un’altra, ecc., tutto confluiva verso quell’ipotesi.

Lo psicologo non agisce così.

2) Cercare prove a sfavore

Un criminologo o psicologo professionista, però, non procede in modo verificazionista, ma piuttosto usa il procedimento falsificazionista, cioè sottopone a continue disconferme la sua ipotesi.

La mette alla prova, per capire se resiste.

Finché regge, è accettata, ma comunque sempre provvisoria, cioè aperta a revisioni, mai scolpita nella roccia.

3) Ricorrere a più test

È il motivo per cui si fa sempre una batteria di test: così si ha un quadro completo, si allarga la visuale, andando oltre quello che si è ipotizzato all’inizio.

I test possono dare informazioni che non emergono nel colloquio oppure che il clinico, anche bravo, può non cogliere, anche perché pure i clinici bravi sono soggetti al bias confirmatorio!

Però lo sanno, per cui a maggior ragione non si fidano delle ipotesi che fanno e ricostruiscono un quadro completo del funzionamento della persona.

La stessa ipotesi, dentro un quadro completo, assume un significato diverso.

Esempio: i sintomi di ansia

Ad esempio, prendiamo una persona che presenta evidenti sintomi ansiosi. Lo psicologo, convinta che si tratti di un disturbo d’ansia, fa solo un test sull’ansia ed effettivamente risulta un’ansia elevata.

A quel punto, lo psicologo è contento perché ha trovato conferma alle sue ipotesi.

Quindi va a va intervenire sull’ansia.

Eppure, il paziente non guarisce.

Se lo psicologo avesse prima cercato di ricostruire un quadro più completo, quel disturbo d’ansia avrebbe potuto assumere un significato diverso.

Si sarebbe scoperto che in realtà era espressione di un disturbo di personalità dipendente.

Infatti, magari quella persona ha l’ansia perché ha paura di essere abbandonata, perché pensa che da sola non possa sopravvivere e quindi magari va ad imbarcarsi in relazioni pericolose, accettando anche soprusi, pur di non rimanere sola. Quindi ha l’ansia di essere lasciata.

Se lo psicologo interviene solo sull’ansia e magari le insegno una super-mega-tecnica di rilassamento imparata nel super-meta-master dove ha preso la super-mega-certificazione, azzittisce l’ansia, colludendo con il disturbo dipendente.

In questo modo, quel disturbo andrà avanti senza neanche il fastidio dell’ansia, e magari quella persona poi ce la ritroviamo in qualche giornale di cronaca nera.

Il quadro completo, la gestalt con tutti gli elementi collegati tra loro, fa assumere un significato diverso ad ogni elemento, magari un significato che da osservazioni e colloqui non sarebbe emerso.


Per cui non si fanno i test per confermare le ipotesi, ma per avere un quadro completo, dove riconsiderare quell’ipotesi ed evitare di innamorarsene. Le conferme definitive lasciamole al vespone nazionale ;-).

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net