Alcune tracce di caso clinico richiedevano di scegliere tra presa in carico pubblica o privata, specificano i motivi. Ecco come si può rispondere a questa richiesta.


Premettendo che ognuno, giustamente, sceglie quella che preferisce, secondo me, a livello didattico e strategico, è preferibile indicare la presa in carico privata, perché consente di scrivere più cose.

Ad esempio, si può specificare che la situazione è grave e quindi sarebbe preferibile intervenire subito, per evitare che possa ulteriormente peggiorare, dato che nel servizio pubblico ci sono liste d’attesa molto lunghe.

Se la situazione non è grave, si può dire lo stesso che si preferisce la presa in carico privata, così da intervenire tempestivamente, evitando che il disagio si possa aggravare o cronicizzare, in attesa del proprio turno nel servizio pubblico.

Inoltre, il servizio pubblico generalmente offre un numero limitato di sedute, che però potrebbe non essere sufficiente per risolvere il problema, quindi poi la persona si trova a continua con un altro professionista, altrettanto competente, ma con cui cmq dovrebbe ricominciare a stabilire una relazione di fiducia, che spesso richiede tempi lunghi.

Inoltre, optando per la presa in carico privata, è possibile specificare nel compito che anche il professionista privato lavora in rete: non sta chiuso nel suo studio, a lavorare da solo.

Anzi, anche lo psicologo privato collabora con altri professionisti, in quanto riconosce la complessità delle problematiche psicologiche, richiedono cmq una visuale ampia, che può essere ottenuta grazie all’integrazione di competente di diversi profili (art. 6 del codice deontologico degli psicologi). Questo consente di superare il bias per cui il professionista privato è isolato.

Oltre al fatto che, anche in privato, il professionista avrà il suo supervisore (così da parlare della supervisione, sinteticamente), si aggiorna costantemente (art. 5 del codice deontologico degli psicologi).

In più, lo psicologo privato spesso ha competenze “verticali”, cioè focalizzate su uno specifico settore molto circoscritto, in quanto per sopravvivere nell’attuale scenario economico, è indispensabile trovare un proprio focus, a differenza dei dipendenti pubblici che invece hanno competenze tendenzialmente orizzontali, perché devono poter accogliere qualsiasi domanda, dato che l’utenza di un servizio pubblico è sempre variegata.

Nel privato, c’è anche la questione del costo: non è sostenibile da tutti, ma anch’esso attiva fantasie, angosce e anche risorse e motivazioni. Infatti, il fatto di pagare, a volte motiva ad impegnarsi, a utilizzare pienamente quel servizio, mentre non pagando, a volte ci si approccia superficialmente.

Ovviamente, non è una correlazione scientifica, ma è una cosa che può verificarsi come anche no, ma di certo lo scambio di denaro attiva atteggiamenti, emozioni e comportamenti diversi rispetto a quando non c’è.

Insomma, la presa in carico privata consente di fare molti ragionamenti e commenti che possono rimpolpare il paragrafo e renderlo interessante a un lettore spesso annoiato da tanti compiti tutti simili.


Anche se mi resta la curiosità: chissà perché il prof che ha scritto quella traccia avrà richiesto quella specificazione…e chissà come l’hanno interpretata gli altri della commissione!

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor per studenti lavoratori di Psicologia e TFA. Scrivimi a tutor@110elode.net per aiuto tesi.