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Negli ultimi tempi, mi contattano per una consulenza tesi studenti che hanno scritto un capitolo rielaborando le fonti, ma il software antiplagio ha comunque segnalato una percentuale alta di plagio.


Può succedere che alcuni professori, soprattutto quelli degli istituti che organizzano master, abbiano così tante tesine da correggere, che non riescono a leggerle tutte con attenzione.

Quindi, come operazione preliminare, le sottopongono innanzitutto al software antiplagio, che generalmente è Compilatio.

Questo software confronta la tesina con migliaia, per non dire milioni, di altre tesi e tesine già in archivio, oltre che con manuali digitalizzati e ovviamente con qualunque contenuto presente su internet.

L’operazione è giusta, serve a evitare che gli studenti facciano copia-incolla.
Tuttavia, occorre poi analizzare bene il report di Compilatio.

Invece, molti oìprofessori, assistenti e tutor troppo oberati si militano a rilevare il numerino finale, cioè la percentuale di plagio, senza verificare da cosa scaturisce.

Infatti, possono verificarsi i casi seguenti:

Caso 1

Lo studente scrive una tesi su un romanzo, ad esempio sui “Promessi Sposi”, quindi trascrive alcuni passaggi, per poi commentarli. Anche se i brani vengono racchiusi tra virgolette, citando l’autore Alessandro Manzoni e la pagina da cui sono tratti, il software antiplagio li calcola lo stesso nella percentuale di plagio.

Un robot non sa distinguere una trascrizione corretta da un copia-incolla. L’essere umano dovrebbe poi constatare che non si tratta di plagio, ma di brani che era doveroso citare letteralmente, ma non fa questo controllo, perché non ha tempo, ed ecco che lo studente viene “condannato”.

Caso 2

Il professore, prima di inserire la tesi nel software antiplagio Compilatio, non la pulisce da frontespizio e bibliografia.

La infila così com’è, con il risultato che le fonti riportate inbibliografia, quind autori e titoli dei libri e articoli consultati, ovviamente sono online, quindi vengono contati come plagio.

Allo stesso modo, il frontespizio riporta diciture standard, ad esempio “Facoltà di Scienze dell’Educazione e della Formazione”.

Questa dicitua si trova online, quindi concorre comunque alla quota di plagio, anche se n piccola misura.

Se un’università tollera al massimo il 10% di plagio, tra bbiliografia, frontespizio, qualche definizione trascritta perché importante che poi viene commentata, ecco che si arriva al 10% con un niente.

Caso 3

Capita spessisimo che il software antiplagio Compilatio calcoli come plagio anche l’elenco dei sintomi di un disturbo del DSM-5, che però i professori richiedono. Oppure, brevi passaggi di una legge, che bisogna citare per poi fare un commento discorsivo.

Ultimamente, vengono segnalati in rosso persino espressione tecniche come “disturbi specifici dell’apprendimento”, “gestione delle risorse umane”, “conversione grafema-fonema”. Essendo espressioni tecniche, si trovano su internet in libri e articoli, e non è possibile cambiarle.

Il professore non ha tempo di verificare il report di Compilatio fonte per fonte, si basa sulla percentuale finale, ed ecco che facilmente si viene messi in croce.

Poi la chiamano “intelligenza artificiale”!


Se hai bisogno di aiuto per la tua tesi in Psicologia, perché non ti va di impazzire per fare acrobazie per compiacere un software antiplagio, contattami.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net