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Le funzioni cognitive di base sono rimaste le stesse: la memoria, l’attenzione, il ragionamento, la riflessione.

Cambia però il modo in cui vengono impiegate e le strategie per stimolarle.

Ecco perché un metodo inventato negli anni Cinquanta potrebbe non essere del tutto adatto ai programmi di studio attuali e alle caratteristiche delle nuove generazioni.

Settant’anni fa, le persone erano abituate a isolarsi durante lo studio e le possibilità di interazione sociale erano limitate a quelle “offline”.

Questo facilitava la concentrazione e l’approfondimento.

Oggi internet è diventato uno dei principali strumenti di studio e di ricerca per le nuove generazioni di studenti.

Tutto lascia intendere che ci si servirà sempre di più delle tecnologie digitali per studiare.

Le tecnologie digitali sono una fonte costante di stimoli, che sollecitano le funzioni cognitive.

Esse, inoltre, facilitano il multitasking, cioè la capacità di passare da un compito all’altro.

Questa capacità è molto utile quando si è chiamati a risolvere compiti complessi e che presentano caratteristiche diverse tra loro.

Ma inevitabilmente riduce la capacità di concentrarsi su unico compito.
Inoltre, il multitasking porta via energie al cervello, perché passare da un argomento all’altro, o da un compito all’altro, è particolarmente dispendioso.

Questo riduce il tempo che si riesce a passare davanti ai libri prima di stancarsi e distrarsi.

Alcuni studenti utilizzano istintivamente questa forma mentis per integrare più conoscenze.

L’apprendimento diventa più sintetico ed essenziale, si è capaci di fare più collegamenti tra concetti, ma si fatica a entrare in profondità in alcuni aspetti.

Un modo per assecondare questa tendenza può essere ad esempio quello di passare spesso da un libro all’altro o da un argomento a un altro, anche all’interno della sessione di studio su una stessa materia.

Questo passaggio ha dei pro e dei contro: risveglia la tua attenzione e stimola le tue risorse cognitive, perché stai affrontando qualcosa di nuovo, ma ti porta via energie durante lo shift.

In definitiva, occorre adattare il metodo di studio alle proprie caratteristiche.

Non è facile isolarsi per svariate ore dal mondo attuale, fatto di notifiche, chiamate, messaggi e altre forme di stimoli insistenti.

Anche quando ci si riesce, mantenere alta la concentrazione può sembrare difficile. Per questo, è necessario trovare un compromesso, riuscendo a dosare gli stimoli esterni e allo stesso tempo ricavare sempre nuovi stimoli da ciò che si sta studiando.

Prima di passare da un metodo di studio ai metodi di studio, è utile riflettere sui limiti del metodo di studio inteso come una procedura prestabilita, insegnata da un esperto o appresa da un libro.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net