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Spesso gli studenti si chiedono quali sono i criteri con cui vengono corretti i compiti.


Purtroppo, i criteri di correzione non sono uniformi.

Spesso, non sono resi espliciti prima di ciascuna prova.

Questo li rende altamente discrezionali. Ciò significa che cambiano da commissione a commissione, da commissario a commissario.

Anzi, possono cambiare anche per lo stesso commissario: un compito corretto per primo, con un’attenzione elevata, potrebbe essere valutato più severamente.

Invece, un compito corretto per ultimo, quando il commissario è stanco e inevitabilmente la sua attenzione non sarà massima, potrebbe essere corretto più distrattamente.

O viceversa: i compiti corretti per primi possono beneficiare di una maggiore generosità, perché il commissario ancora non ha uno schema dello svolgimento medio.

Invece, i compiti corretti per ultimi vengono confrontati con il compito-tipo che la mente del commissario ha creato, estrapolando uno schema dai vari compiti già corretti.

Succede come agli esami universitari, dove in base ai casi, conveniva andare per primi o per ultimi.

Quindi, la valutazione potrebbe risentire persino dell’ordine in cui vengono corretti i compiti, perché i commissari sono esseri umani.

La loro attenzione non è costante ed è influenzata da molte variabili, come insegnano tutte le teorie di psicologia generale.

Anche quando i criteri di valutazione vengono concordati, ufficializzati e proclamati prima delle prove, restano soggettivi.

Infatti, essi potrebbero stabilire che un criterio di correzione, ad esempio la completezza.

Tuttavia, può essere interpretato da ciascuno in modo soggettivo: per un commissario un compito può essere completo, ma lo stesso compito, per un altro commissario può essere incompleto.

Ogni commissario può esercitare il suo potere in modo diverso, che rispecchia le sue esperienze, la sua personalità, le motivazioni alla base dell’assunzione di quel ruolo, le sue fisse, come ci insegna anche la psicologia del lavoro.

Se un commissario corregge un compito e lo giudica coerente, un altro commissario può giudicarlo non coerente. Quindi non si sfugge a un elemento soggettivo, trattandosi di risposte aperte.

Tutti, all’esame di metodologia, studiamo che la valutazione di una risposta aperta è soggettiva, anche quando i ricercatori sono addestrati, ed è un punto debole dei metodi qualitativi.

Questo rende incerto l’esito dell’esame, a prescindere dalla preparazione. Ma rende anche inutili tante paranoie.

Un’altra questione riguarda la noia dei commissari quando sentono troppe volte gli stessi contenuti e le stesse teorie. 

I candidati tendono a esporre le stesse teorie, ormai “bollite”, facendo compiti uguali.

Quegli argomenti giustamente innervosiscono i professori, stufi di leggere le stesse teorie da anni e di correggere compiti “ciclostilati”, fotocopiati, con contenuti raffazzonati dagli stesi materiali spesso scambiati illegalmente nei gruppi.

Ad esempio, se esce un tema sull’apprendimento, ormai è monotono trattare il condizionamento di Pavlov: non perché questa teoria sia superata, anzi è validissima e attuale. Nessuno può negare la sua utilità.

Tuttavia, sono anni che i professori leggono temi sull’apprendimento che hanno come protagonista il cane più famoso della storia della psicologia!

Quindi, tendono ad apprezzare maggiormente teorie più recenti o almeno non così “inflazionate” nei compiti d’esame.

Ovviamente, non tutti i professori ragionano allo stesso modo: non sono dei robot, ciascuno di loro ha le sue opinioni, quindi non è possibile generalizzare.

Quello che va bene a uno, potrebbe essere sbagliato per un altro.

Quello che annoia un commissario, potrebbe entusiasmare un altro.

Vi sono poi diversi modi di esporre lo stesso argomento: se uno studente opta per una teoria recente, ma la espone in modo piatto e acritico, è possibile che non venga comunque apprezzato, mentre un altro che espone una teoria più “classica”, ma in modo pratico e ragionato è possibile che susciti maggiore interesse.

Non si può sapere che reazione avrà il lettore che legge un compito o il valutatore quando ascolterà un’esposizione orale. 

 

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor per studenti lavoratori di Psicologia e TFA. Scrivimi a tutor@110elode.net per aiuto tesi.