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In ogni manuale, la teoria di Spearman è stata denominata diversamente. Quale denominazione scegliere?


Molti manuali chiamanola teoria di Spearman monofattoriale, molti la chiamano bifattoriale o a 2 fattori, molti la chiamano gerarchica.

Molti la chiamano teoria semplice, altri dicono che non il fatto che sia basata su un unico fattore, non implica che sia semplice.

Altri manuali la chiamano modello generale oppure modello gerarchico.

Altri preferiscono soffermarsi sulla produzione tardiva di Spearman, in cui lui preferisce parlare di fattori di gruppo (pochi in Italia, ma qualcuno c’è).

Infatti si tratta di autori con una produzione vasta e che è cambiata nel tempo.

In didattica ed editoria, ognuno poi cristalizza una fase, attribuisce il nome (non se lo attribuiscono quasi mai gli autori) e si sofferma su quella.

Quindi ci sono difformità su questo o su qualunque altro autore, sono spesso scelte editoriali, tutte postume e tutte legittime.

La dicitura “monofattoriale” è tra le più accreditate in ambito anglosassone, l’ambito in cui è nata, in cui Spearman è riconosciuto proprio aver avviato gli studi di analisi fattoriale.

Il suo contributo alla definizione del costrutto di intelligenza si è distinto proprio per quello, cioè per le analisi fattoriali.

Esse hanno messo un po’ di chiarezza nel caos che si stava creando. E’ ciò che lo ha reso originale.

Tanti altri autori già dicevano che l’intelligennza era costrituita da 2 fattori, 3 fattori, 7 fattori, 10, 1000, ecc.

Spearman non si è distinto per aver detto 2 fattori (già molti altri lo avevano detto), ma per aver detto (in sintesi):

“ehi, guardate che è inutile sparare numeri,potete anche elencare mille fattori, ma se fate l’analisi fattoriale (come l’ha fatta lui, per primo in assoluto) vi accorgerete che sono in realtà tutti aspetti di uno stesso fattore (cioè il fattore g minuscolo).”

Ovvio, è una banalizzazione, o megli ooggi sembra una cosa banale, ma non lo era allora, perché ha messo davvero un punto.

E’ vero che l’ambito anglosassone riconosce molto di più il valore di contributi statistici e oggettivi, rispetto alla tradizione cultural-editoriale italica, più ristretta e umanistica. 

Anche in italiano la maggior parte dei manuali di psicologia generale predilige la dicitura monofattoriale, per non confondere questa teoria con quella dei 2 fattori di Schachter e Singer (espressione anch’essa postuma, data a teorie di altri autori).

La cosa importante è spiegare il senso di una teoria, più che il modo in cui redattori postumi sconosciuti allo stesso Spearman abbiano deciso di chiamarla a fini didattici. 


Gli editori sono liberi di fare le loro scelte, una vale l’altra. 

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