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Negli ultimi anni, in Francia, alcune riforme della pubblica istruzione si sono mosse in direzione delle competenze non-formali e informali, per valorizzarle anche in ambito universitario.

Come? Riconoscendo a posteriori, tramite un colloquio con i professori e la stesura di un dossier, le conoscenze che lo studente ha acquisito attraverso periodi di apprendistato o di assistentato.

In questo modo, queste competenze ricevono nuova considerazione e vanno ad arricchire il curriculum del lavoratore.

In Italia, purtroppo, manca ancora un riconoscimento effettivo dell’apprendimento informale e non-formale a livello accademico, malgrado i passi in avanti fatti a livello delle singole università negli ultimi anni.

La difficoltà principale è dovuta al fatto che molte competenze acquisite a livello non-formale e informale sono trasversali: esse, cioè, possono essere applicate a diversi campi professionali e non equivalgono, in modo diretto, a una specifica qualifica lavorativa.

Comunque, la legge 30/2003 stabilisce l’importanza di certificare le competenze acquisite durante l’apprendistato.

Si tratta di un primo passo per riconoscere in modo sempre più puntuale le competenze reali dello studente, che spesso sono superiori e integrative di quelle acquisite all’università.

È inoltre possibile elaborare un “portfolio delle competenze”, che affianchi agli studi certificati anche tutte le competenze acquisite sul campo, attraverso esperienze formative, che descriverai in prima persona, valutando in che modo esse hanno contribuito al tuo sviluppo di professionista ed essere umano.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net