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Il modo in cui un commissario valuta un candidato, purtroppo, è sempre in qualche misura soggettivo. Affrontiamo la questione


Criteri di correzione discrezionali

Purtroppo, i criteri di correzione non sono uniformi.Ma soprattutto, nel 99% dei casi dell’esame di abilitazione, non sono resi espliciti.

Questo li rende altamente discrezionali.

I criteri di valutazione cambiano da commissione a commissione, da commissario a commissario.

Anzi, possono cambiare anche per lo stesso commissario.

In caso si compiti scritti, un compito corretto per primo, con un’attenzione elevata, potrebbe essere valutato più severamente.

Invece, un compito corretto per ultimo, quando il commissario è stanco e inevitabilmente la sua attenzione  non sarà massima, potrebbe essere corretto più distrattamente.

La valutazione, infatti, potrebbe risentire persino dell’ordine in cui vengono corretti i compiti, perché i commissari sono esseri umani.

Quindi, la loro attenzione funziona, di base, come quella degli altri esseri umani.

Non è costante ed è influenzata da molte variabili, come insegnano tutte le teorie di psicologia generale.

Questo rende incerto l’esito dell’esame, a prescindere dalla preparazione.

Che amarezza per chi studia, sapere che in alcuni casi la valutazione potrebbe essere arbitraria, non essendo sempre ufficializzati i criteri, anzi essendo molto soggettivi!

La contestaazione dei cavilli

Hai presente quel famoso proverbio? “Quando punti il dito verso la luna, alcuni guardano la luna, alcuni guardano il dito, alcuni guardano la direzione”.

È un po’ quello che avviene quando un prof valuta la tua prestazione in esami, prove e concorsi.

C’è chi guarderà l’insieme, chi si attaccherà al cavillo, chi coglierà l’unicità del tuo contributo.

Lo stesso accade quando lavorerai come psicologo (ma anche ora che fai un altro lavoro): c’è chi ti attaccherà per il cavillo, chi guarderà il tuo lavoro nel suo complesso, chi riconoscerà la tua unicità.

Succede così al ristoratore, anche eccellente, tipo Cracco, che con tanta maestrìa prepara le sue prelibatezze: alcuni avventori lo apprezzano per una cosa, altri per un’altra, altri lo criticano per qualche motivo.

Ci sono studenti superpreparati, che fanno compiti incredibili, che forse neanche i prof saprebbero uguagliare, eppure vengono bocciati, perché il prof che ha corretto il compito, non ha guardato il compito, ma è andato in cerca del cavillo (e si può sempre trovare).

Ci sono studenti con una preparazione pessima, raffazzonata in 3 giorni prima dell’esame, tirando giù da internet qualche tema già svolto, magari anche errato.

Eppure passano, e magari con un voto altissimo: chi ha corretto ha colto l’insieme, non si è fatto tante paranoie, non ha badato al capello, magari ha solo buttato un occhio e a lui andava bene così in quel momento.

Poi ci sono compitoni eccellenti, che passano l’esame, ma con voto molto basso, ben al di sotto di quanto meriterebbero.

E compiti mediocri che ricevono voti alti (ma va bene!) e magari in virtù di questo, gli studenti per aiutare gli amici dicono quello che hanno fatto.

Si può pensare che, se hanno fatto così e cosà, e hanno ricevuto quel votone, vuol dire che fare così e cosà è una cosa buona e funziona! Per cui nascono tanti equivoci e disorientamenti comprensibili.

Capisco, ci sono passata anche io e in fondo ci passo inevitabilmente tutti i giorni, come tutti.

Fai del tuo meglio, ora e dopo, nella consapevolezza che non esiste la perfezione, che qualcuno saprà riconoscere il tuo impegno e il tuo valore anche a fronte di inevitabili difetti, altri invece guarderanno la pagliuzza, ignorando tutto il resto e criticando in modo aggressivo.

Chissà quante diverse percezioni può generare uno stesso compito, lo stesso lavoro, la stessa parola.

Tutto l’impegno del mondo non eliminerà il rischio, e tutto l’impegno del mondo non garantirà il successo, per cui…mettici comunque tutto l’impegno del mondo.

Ammettere un errore davanti al commissario

Qual è il giusto atteggiamento da tenere durante la prova orale o dopo uno scritto, quando c’è un orale e il commissario contesta un errore dello scritto?

Certo, trovarsi davanti i prof, fa paura. E allora spesso si tende ad avere un atteggiamento remissivo, sottomesso, sperando di non farli arrabbiare o infastidire.

Ad esempio,  è frequente una situazione: rimuginando sul tema o confrontandosi con altri studenti, vengono fuori dubbi, presunti errori, cose che ripensandoci sarebbe stato meglio scrivere in un altro modo, ecc.

A volte non si tratta di veri errori, ma dal confronto si percepiscono come errori gravissimi, però facciamo finta che siano davvero errori.

All’orale, a volte, i prof chiedono chiarimenti su qualche punto degli scritti e allora si cerca il modo migliore di rispondere: “se mi fanno presente un errore, una cosa che ho scritto, ecc., conviene ammettere di aver sbagliato e ritrattare?”

Giustamente non c’è una risposta assoluta, anzi vorrei riflettere insieme su questo.

Sinceramente non sono d’accordo a rimangiarsi tutto e inginocchiarsi sui ceci, per compiacerli, mi dispiace molto quando un giovane pensa a questa strategia (anche se capisco).

L’autorità non sempre è positivamente colpita dalla sottomissione, meglio l’asseritività.

“Sì, ho scritto così, in quel momento stavo ragionando e lo ritenevo giusto all’interno del discorso che avevo in mente di fare, mi sembrava chiaro ma ero anche molto emozionata, stavo cercando di organizzare al meglio le idee in poco tempo, il risultato è stato il meglio che in quel momento, con quelle risorse, potevo fare, anche se riconosco che avrei potuto esprimerlo meglio/chiarire di più/approfondire, ecc”.

Così da sottolineare anche che il compito è una gestalt, non una somma di singoli elementi, quindi un elemento assume un significato in relazione agli altri.

Anche nel caso in cui uno abbia davvero scritto una cosa madornale, non so tipo che Freud era il fondatore dell’approccio cognitivo-comportamentale, non è il caso di flagellarsi, mostrarsi impauriti come l’agnello davanti a lupo.

È evidente anche a loro che si è trattato di un lapsus, di una svista, che capita a tutti quando si è emozionati. Sarà capitato anche a loro, sono umani.

Soprattutto in prove importanti da fare in poco tempo. “Chi fa, sbaglia. Solo chi non fa, non sbaglia” (saggezza popolare ;)).

Sempre che si tratti di “errori”: cmq non siamo in matematica dove ci sono cose oggettive.

E comunque se hanno promosso il compito, vuol dire che hanno capito che, al di là di quell’errore, piccolo o grande, che può capitare a tutti, c’era altro.

Per cui rinnegare tutto, rischia di fargli venire il dubbio che allora non hanno fatto bene a promuovere il compito…

Ironia sui criteri di correzione


Quando l’esame di abilitazione per psicologi era scritto, la discrezionalità nelle valutazioni era davvero evidente e scandalosa. Per questo, scrissi questo pezzo ironico e amaro, postato sulla pagina facebook dell’esame di stato (quando si chiamava così), pagina che non esiste più:

Nel tema:

Se hai scritto poco, dovevi approfondire;

Se hai scritto tanto, dovevi essere sintetico;

Se hai scritto “medio”, dovevi scrivere di più (o forse di meno);

Se hai scritto semplice, dovevi scrivere tecnico;

Se hai scritto tecnico, dovevi essere comprensibile a tutti!

Se hai trattato l’autore X, è troppo vecchio;

Se hai trattato Y, è troppo recente;

Ma come, è di 10 anni fa?!

A seconda del prof:

– sono troppi, la teoria non vale più;

– sono pochi, ancora non è stata validata;

– se è stata validata a sufficienza: allora è vecchia, ricomincia dal punto 1.

Nel progetto

La premessa teorica è troppo lunga, mica è un tema!

Se l’hai fatta breve, sei stato incompleto: dovevi approfondire!

Se hai fatto il progetto troppo discorsivo: dovevi schematizzare;

Se hai schematizzato…è un progetto, mica sono appunti!

Se lo hai fatto medio, dovevi farlo più schematico.

(o più discorsivo, dipende se siamo in luna calante o crescente).

Nel caso clinico

Se hai fatto diagnosi, non sei stato prudente;

Se sei stato prudente…dovevi osare!

Se non hai fatto l’ipotesi diagnostica, dovevi farla;

Se l’hai fatta, è azzardata, ricomincia dal punto 1 e salta un turno;

Se hai usato un modello teorico, non va bene: non sei uno psicoterapeuta!

Se non lo hai usato: e come fai a inquadrare il problema?

Vabbè, ho usato il DSM, che è ateorico.

Non va bene: non sei mica uno psichiatra!

Se non hai usato un manuale diagnostico: hai basato l’ipotesi sul nulla;

Se hai inviato allo psicoterapeuta: è uno scandalo! Stai svalutando lo psicologo;

Se hai fatto fare allo psicologo, hai violato la legge 56/89;

Se hai indicato un intervento: dovevi essere generico;

Se sei stato generico: male, dovevi essere più specifico riguardo a obiettivi e attività.

All’orale

Se dici che hai fatto solo osservazione, dovevi fare di più;

Se hai fatto di più, hai violato il ruolo di tirocinante!

Hai fatto i test? Te se magnano.

Non li hai fatti? Potevi farli, sotto supervisione!

Ah no, non potevi farli, neanche sotto supervisione.

O forse sì, ma solo se conti fino a 30, fai una capriola e hai il tatuaggio di uno scorpione sulla caviglia.

E dopo l’Esame di Stato quali sono i tuoi progetti?

Almeno su quelli nessuno potrà sindacare.

E infatti: se dici che vuoi iscriverti a una scuola di psicoterapia, te se magnano: mica è obbligatorio, lo psicologo può fare molto anche senza essere psicoterapeuta.

Se non vuoi iscriverti a una scuola: te se magnano! Che vuoi fare, solo come psicologo?

In ogni caso: te se magnano.

Insomma, possibile che tutto sia così arbitrario?

Ma no, un criterio uniforme c’è ed è questo.

Calcola la congiuntura astrale tra Plutone in Sagittario e Nettuno in Ariete.

Moltiplica per quello che hai mangiato il 22 febbraio 2013 sera (se macrobiotico, aggiungi 10 punti).

Dividi per la parallasse della gittata dell’acqua della Fontana di Trevi misurata dalla punta del naso del tritone alla prima monetina da un centesimo lanciata dalla un turista giapponese nell’angolo destro della vaschetta sinistra.

Applica al tutto il principio del Rehearsal di Atkinson e Shiffrin e del problem-solving model di Upon e Schever…

…and the cat is on the table.

In bocca al lupo a tutti! 

 

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor per studenti lavoratori di Psicologia e TFA. Scrivimi a tutor@110elode.net per aiuto tesi.