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L’apprendimento è un processo di acquisizione o di cambiamento di contenuti, di comportamenti o di modalità di relazione con gli altri, con se stessi e con la realtà. Attualmente, in ambito scientifico, vi è il passaggio da un modello comportamentista a uno costruttivista dell’apprendimento, con effetti sui contenuti dell’apprendimento, sui ruoli dell’insegnante e del discente e sulle modalità di valutazione. Ora saranno illustrate queste differenze.


Comportamentismo e costruttivismo: differenze nei contenuti

Il modello comportamentista risale a Watson (1914), Thorndike (1920) e Skinner (1938). Questo modello parte dall’esclusione della mente dall’attività di indagine scientifica. La mente viene, infatti, considerata come una black-box, una “scatola nera” all’interno della quale è impossibile osservare direttamente cosa accade.

Tutto che quello che si osserva è la sequenza tra stimolo e risposta, tra input e output , tra azione e reazione. Per rendere scientifico lo studio della psicologia, occorre quindi limitarsi ad analizzare la sequenza stimolo-risposta, l’unica osservabile e verificabile. Le risposte comportamentali che vengono premiate, tendono poi a ripetersi più spesso (“legge dell’effetto di Thorndike”).

Nel modello comportamentista, i contenuti dell’apprendimento sono prestabiliti dalla fonte che provvederà a trasmetterli, ad esempio dall’insegnante o dal formatore, o comunque da una fonte autorevole.

Un’altra fonte è il ministero che stabilisce programmi o linee guida relative alle conoscenze ritenute essenziali a scuola oppure il management di un’azienda che indentifica le conoscenze ritenute necessarie per i collaboratori.

Tali contenuti non vengono, quindi, autononamente scelti da chi li apprende, per quanto sia in ambito scolastico che professionale o nei vari ambiti in cui può avvenire l’apprendimento, possano essere previsti spazi più o meno ampi di scelta opersonalizzazione. I contenuti da apprendere sono generalmente formalizzati, disposti secondo un ordine lineare e progressivo, di gradualità crescente, quindi la traiettoria di avanzamento è prestabilita e sequenziale.

Nel modello costruttivista, i contenuti sono modulari, perché non obbligano a un percorso prestabilito. I moduli sono aggregazioni concettuali ad alta omogeneità interna, di livello ampio e “molare”, i cui elementi costitutivi, di livello più specifico e “molecolare”, possono essere variamente combinati tra loro o con elementi di altri moduli (Domenici, 2002).

Gli elementi di un modulo non sono rigidamente connessi tra loro, ma si possono assemblare, ottenendo combinazioni personali e nuove. Gli elementi del modulo, infatti, sono assimilabili ai nodi di una rete. La rappresentazione della conoscenza attraverso la “rete” è diversa rispetto alla rappresentazione attraverso la “linea”.

Quindi, il punto di partenza non è obbligatorio, ma liberamente scelto e le traiettorie percorribili sono infinite. Vi è quindi una selezione degli elementi, elaborazione, combinazione, ottenendo così un percorso flessibile e un prodotto conoscitivo indivudale, piuttosto che omologato.

La progettazione dell’apprendimento in moduli piuttosto che l’esposizione di contenuti predeterminati in ordine cronologico, implica un impegnativo lavoro di rilettura critica dei nodi concettuali di un ambito del sapere, nonché un approccio diverso sia alledimensioni cognitive che relazionali dell’apprendimento.

Questa diversa ottica richiede operazioni cognitive diverse al discente e una diversa relazione tra discente e insegnante.

Comportamentismo e costruttivismo: differenze nel ruolo dell’insegnante e del discente

Nel modello comportamentista, l’apprendimento equivale all’assimilazione dei contenuti trasmessi da un emittente a un ricevente. L’apprendimento, quindi, avviene per “trasmissione” da una fonte che stilla contenuti a un recipiente che li accoglie.

Questa modalità è stata definita da Amovilli (1990) come “idraulica” e, nell’apprendimento scolastico o professionale, viene attuata generalmente attraverso la lezione d’aula. Si tratta di un modello centrato sul docente, considerato depositario dei contenuti da apprendere.

Egli è chiamato a spiegarli, affinché lo studente li assimili e li memorizzi, per poi ripeterli in modo accurato quando viene interrogato.

Le operazioni effettuate dal discente sono soprattutto cognitive, ad esempio l’attenzione prolungata, la comprensione, l’assimilazione la memorizzazione, in presenza di un elevato controllo motorio ed emotivo.

Nel modello costruttivista, l’apprendimento deriva dalla costruzione di conoscenze e di significati, a partire da un problema o da una situazione aperta che si cerca di affrontare e di approfondire, attivando risorse, elaborandole criticamente e facendo riflessioni.

Non vi sono, dunque, contenuti prestabiliti da assimilare, ma significati da negoziare ed elementi che possono essere strategie, conoscenze o percorsida strutturare in modo attivo, creativo e significativo.

Ciò implica selezionare ambiti e argomenti agganciati a emozioni, interessi, esperienze, obiettivi e valori, affinché sia alimentata la motivazione intrinseca e il comportamento esplorativo.

Si tratta di un apprendimento centrato sul discente e le operazioni da lui effettuate sono la selezione e l’elaborazione attiva dei materiali, che sollecita anche dimensioni emotive e sociali, piuttosto che una passiva assimilazione e archiviazione.

Comportamentismo e costruttivismo: differenze nei criteri di valutazione dell’apprendimento 

Nel modello comportamentista, l’assimilazione dei contenuti trasmessi dall’insegnante viene accertata attraverso test di profitto, a risposta chiusa o aperta, per iscritto o oralmente, in cui il discente deve dimostrare di ricordare i contenuti in modo preciso, dismostrando di saperli ripetere.

La valutazione è sommativa e quantitativa, espressa attraverso voti numerici o lettere alfabetiche progressive, che quindi gerarchizzano le prestazioni. I voti o altre tipologie di premi o di punizioni consentono anche di controllare il processo di apprendimento e alimentano la motivazione estrinseca.

Le prove di valutazione vengono affrontate individualmente,il voto viene assegnato dall’autorità al discente, giudicando la prestazione, senza considerare le emozioni, che rischiano di interferire con la prestazione, con la corretta esecuzione dei compiti e con la rievocazione dei materiali appresi, che richiede controllo.

Anche per questo, vi è il rischio di dipendenza da parte dello studente, che non sempre “apprende ad apprendere”, a organizzarsi autonomamente, a monitorare il suo processo di apprendimento e a sviluppare flessibilità e creatività.

Nel modello costruttivista, si stimola e si valuta non tanto l’assimilazione dei contenuti, quanto il cambiamento concettuale, nel modo di pensare e/o di essere.

Le emozioni sono considerate una fonte di arricchimento del risultato finale, che evidenzia il coinvolgimento e rende significativo il processo di apprendimento.

La valutazione non è sommativa, ma formativa. Anche per questo la valutazione non è sui contenuti, ma anche e soprattutto sui processi; non è individuale, ma gruppale.

Inoltre, non è una valutazione emessa da un’autorità esterna, ma si stimola l’autovautazione e la consapevolezza del percorso e del risultato, per prmuovere più complessivamente l’autonomia, la flessibilità e la creatività.

Nel modello costruttivista, non vi è una netta separazione tra fase si apprendimento e e fase di valutazione, per questo si adottano gli stessi strumenti all’inizio, durante e alla fine del percorso di apprendimento.

Essi possono essere costituiti, ad esempio, dalle mappe (Ausubel, 1968; Novak, Godwin, 1984), cioè illustrazioni realizzate a partire da una parola-chiave suggerita dall’insegnante o concordata con il discente, che viene scritta in un foglio.

Il discente, geeralmente insieme agli altri, riempie poi il foglio con altre parole-chiave, che associa a quella centrale, anche visivamente attraverso rami e biforcazioni, così da ricostruire una visuale globale di tutto ciò che già conosce sull’argomento, integrando le sue fonti di apprendimento,sia formali che esperienziali.

Dunque, la mappa non è importante soltanto come “artefatto”, come prodotto finale da valutare, ma soprattutto per il processo collaborativo che porta a realizzarla e a organizzare e collegare così le conoscenze, integrando diverse fonti.

Un altro strumento di costruzione e valutazione dell’apprendimento è la discussione, che consiste in un momento di dialogo, di confronto e di condivisione dell’esperienza e del sapere, attraverso cui i discenti sperimentano alternativamente i ruoli di ascoltatori e di interlocutori.

I discenti sono stimolati a narrare l’esperienza, stimolando quindi una riflessione su quanto accaduto, nonché ad argomentarla, sollecitando quindi un approccio critico ad essa.

L’autorità non è chamata a controllare, quanto a “coordinare il ragionamento collettivo” (Nicolini, 2012, p. 23).
Un altro strumento è il portfolio. Si tratta di una cartella che racchiude i propri lavori più significativi, dunque consente di monitorare i propri progressi, sviluppando la capacità di auto-regolarsi, di analizzare il proprio cambiamento e di individuare i fattori di miglioramento.

Il Portfolio è un nuovo strumento di monitoraggio e valutazione degli apprendimenti, predisposto dalle Indicazioni Nazionali per i Piani Personalizzati delle Attività Educative nelle Scuole dell’Infanzia redatte dal Ministero della Pubblica Istruzione nel 2002, ma è adottato anche in ambito lavorativo al posto del curriculum.

Infatti, il curriculum è l’esposizione lineare e sequenziale del proprio percorso formativo e professionale “oggettivo”, con i titoli conseguiti, adatto in un contesto lavorativo strutturato.

In un contesto non strutturato e dove è importante il modo di lavorare e non la qualifica in sé, molti selezionatori prediligono l’esplorazione del portfolio, cioè di quanto la persona ha ideato e realizzato, dei prodotti attraverso cui emerga il suo stile personale e le sue competenze trasversali e strategiche.

L’obiettivo è di comprendere come lavora, che contributo apporta e che risultati concreti ha raggiunto o ha fatto raggiungere ai suoi clienti o alle aziende.

Il costruttivismo, infatti, èconnesso anche a una prospettiva di lifelong learning, cioè di apprendimentoe aggiornamento continuo, che avviene anche al di fuori dei percorsi istituzionali.

Comportamentismo e costruttivismo: differenze nei contesti dell’apprendimento

Il modello comportamentista nasce e si afferma in un contesto storico-sociale strutturato e stabile, dove prevalgono percorsi formativi e personali prestabiliti, lineari, sequenziali e prevedibili, che portano a ruoli chiari e netti o identità personali e professionali definite e stabili.

Il modello costruttuttivista nasce e si afferma in un contesto storico-sociale destrutturato e instabile, dove prevalgono percorsi formativi e personali non linearie imprevedibili, che portano a ruoli eidentità personali e professionali “precarie”, sottoposte a costanti revisioni, aggiornamenti e cambiamenti.


Queste ovviamente sono le differenze principali: trattandosi di due modelli complessi, le differenze non si possono esaurire in un articolo. Se serve un aiuto didattico, contattami

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor per studenti lavoratori di Psicologia e TFA. Scrivimi a tutor@110elode.net per aiuto tesi.