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Per comprendere se funzionamento globale della persona rientri in quella che il DSM-5 considera normalità o patologia, basandosi su indicatori statistici e descrittivi, occorre formulare una diagnosi.

La diagnosi non equivale ad un “etichettamento”, ma ad una valutazione complessiva, derivante dalla.

La domanda di intervento, la scelta degli eventuali test o delle aree su cui focalizzare i colloqui, la stesura di una relazione che restituisca un quadro completo alla persona e delinei le possibilità di trattamento, sono tutte fasi di un percorso psicodiagnostico inteso come problem-solving.

Nel DSM-5, la concezione dei disturbi è cambiata rispetto a quella originaria e organica del primo decennio del Novecento.

Infatti, la psichiatria attuale risulta diversa da quella organicista, per quanto gli psichiatri siano una categoria eterogenea, che conta al suo all’interno visioni più ortodosse e rigide, ma anche concezioni più moderne e qualitative.

Vi sono, infatti, tuttavia attualmente sforzi di convergenza tra visioni, nel superiore interesse e benessere del paziente, senza rifiutare a propri gli strumenti di diagnosi e intervento di tipo diverso da quelli appartenenti alla propria ideologia.

Ciò per evitare chiusure conflittuali e comunicare con gli altri professionisti, dato che le patologie complesse, come quelle psichiatriche, sono spesso seguite da équipe multidisciplinari.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net