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Le categorie e i criteri del DSM-5 spesso si contraddicono. Vediamo cosa fare in questi casi per l’EdS


Quando leggi le pagine del DSM-5 dedicate a un disturbo, trovi un criterio e poche righe più sotto un altro criterio che “rinnega” quello precedente.

Succede anche per le leggi. Ci sono così tante leggi nel sistema giuridico italiano, anche su uno stesso problema, che finiscono per contraddirsi. Anche per questo, in giurisprudenza, si fa l’interpretazione e si valuta di caso in caso (“in via equitativa”).

La realtà è sempre più sfumata dei modelli teorici. Nel tentativo disperato di ingabbiarne tutte le sfumature, si finisce per contraddirsi.

Andando rigidamente dietro ai criteri, facendo i conteggi in modo iper-analitico, non se ne esce… e si perde il senso del DSM-5, che è un manuale statistico e una guida per la diagnosi, non una check-list di caselline da spuntare.

Un’applicazione rigida di qualsiasi strumento, anche di un testo universitario, crea danni.

Gli strumenti sono appunto strumenti, da maneggiare con flessibilità.

L’obiettivo è capire la situazione specifica, non incasellarla.


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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net