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Non esiste una scaletta universale di paragrafi del progetto per esami di abilitazione scritti oppure orali, prove e concorsi in psicologia.


Introduzione alla variabilità delle scalette

Ogni commissione elabora la scaletta che vuole, con i paragrafi che vuole.

Talvolta ricicla la scaletta usata dalle commissioni precedenti.

Talvolta copia la scaletta usata in altre sedi.

Talvolta inventa una nuova scaletta.

Paragrafi frequenti del progetto in psicologia

I paragrafi più frequenti per le scalette del progetto dell’Esame di Stato di Psicologia sono:

– Titolo
– Modello teorico e analisi del contesto
– Destinatari, talvolta divisi in diretti e indiretti
– Obiettivo generale
– Obiettivi specifici
– Metodologia
– Attività, fasi, tempi
– Risorse
– Budget
– Rischi
– Valutazione iniziale, in itinere e finale

Varianti decise dalle commissioni

Ciascuna commissione può accorpare alcuni paragrafi, ad esempio metodologia e attività, isolarne altri, ad esempio i tempi, eliminarne altri, ad esempio i rischi.

Può cambiare i nomi dei paragrafi.

Ogni commissione può fare quello che vuole.

E’ strategico quindi esercitarti a fare progetti con questa scaletta.

Ma anche provare ad adattarla alle tracce degli anni scorsi, accorpando o isolando i paragrafi come richiesto di volta in volta dalla traccia.

Quindi occorre allenarsi a rispondere a diverse richieste, piuttosto che focalizzarsi solo sulle scalette uscite nella propria sede.

Infatti non si sa come si comporterà una commissione, se ricicla scalette passate o ne inventa una nuova.

La scaletta che dovrai seguire è, infatti, solo quella che ti fornirà la tua specifica commissione.

Il titolo, l’elemento più dimenticato

Spesso capita nel progetto di dimenticare…il titolo!

Se dimentichi il titolo nella prova di progetto in psicologia, è come parlare con una persona, senza sapere il suo nome.

Qualcuno preferisci scriverlo alla fine, l’importante comunque è non dimenticarlo.

Ho indicato tre principali modi per scrivere un titolo, di cui uno sconsigliato, uno accettabile, uno molto consigliato.

Se non ti viene in mente nulla o il tempo della prova è troppo poco, come spesso succede, può andar bene anche mettere una dicitura tecnica e generale.

Questo è il primo modo per scrivere il titolo di un progetto.

Ad esempio: Progetto di Prevenzione dei Disturbi dell’Apprendimento, Progetto di Sostegno alla Genitorialità, Progetto di Promozione del Benessere nella Donna, ecc.

Si tratta di titoli molto freddi e schematici, ricavati direttamente dalla traccia, ma molti prof li apprezzano proprio per la loro semplicità.

Altrimenti puoi optare per titoli più “creativi”, purché non bizzarri, enigmatici o stravaganti, perché molti prof non li apprezzano.

Questo è il secondo modo per scrivere il titolo di un progetto: è un modo intermedio, né troppo tecnico, né troppo creativo.

Il terzo modo di scrivere un titolo è quello super-creativo: i prof potrebbero non capire subito la creatività.

E’ pur sempre un progetto, cioè un lavoro scientifico, e il titolo non deve suonare come uno slogan pubblicitario.

Quindi questo è un modo sconsigliabile.

Non sempre il titolo è esplicitamente richiesto dalla traccia di progetto, ma può essere opportuno scriverlo.

Il modello teorico del progetto

In ogni scaletta di progetto per prove, esami e concorsi in psicologia, generalmente c’è sempre un paragrafo teorico e un paragrafo pratico.

Ma a cosa serve quello teorico?

Il paragrafo teorico è chiamato in mille modi: premessa teorica, modello teorico, cornice teorica, riferimento teorico, ecc.

Una volta è stato chiamato anche “descrivi le dimensioni psicologiche del comportamento in oggetto”. Si tratta sempre del paragrafo teorico.

Perché c’è sempre un paragrafo teorico?

Lo psicologo, come impone il Codice Deontologico, qualunque cosa faccia, deve farla in base a una teoria scientifica e validata.

Non può farla improvvisandosi o in base a sue opinioni o convinzioni personali.

Può agire solo in base a teorie che modellizzano la realtà, cioè formulano una descrizione/spiegazione scientifica di un problema, di un fenomeno o di un comportamento.

Quindi in ogni progetto dell’esame di abilitazione c’è sempre un paragrafo teorico, che serve a dimostrare che conosci teorie psicologiche sul problema indicato nella traccia, che hai una conoscenza teorica specialistica o almeno che sai leggere la realtà attraverso categorie psicologiche.

Ad esempio, se si tratta di un progetto di prevenzione delle tossicodipendenze, il paragrafo teorico potrà essere dedicato alle teorie sulla tossicodipendenza.

Se è un progetto sui disturbi dell’apprendimento, il paragrafo teorico sarà dedicato alla descrizione dei disturbi dell’apprendimento.

E se non ricordi o non conosci teorie sulla tossicodipendenza oppure se non ci fossero teorie sull’argomento su cui verte il progetto?

Allora puoi dare una descrizione psicologica della tossicodipendenza: pensa a quali possano essere le motivazioni che spingono a drogarsi, quali le emozioni provate prima e dopo l’assunzione di droghe, quali effetti possono avere le droghe sui comportamenti e sulla vita di chi le assume.

Non serve reperire queste informazioni già pronte su manuali per l’esame di abilitazione o su riassunti: puoi ricavarle riflettendoci.

Stai per diventare uno psicologo: riflettere su pensieri, emozioni, motivazioni e comportamenti è alla base di tutto.

Le attività di gruppo

Nei progetto in psicologia, spesso si include un’attività di gruppo direttiva e una semi-direttiva.

Non sono da confondere, ecco perché.

Differenze nel ruolo dello psicologo

Un conto è il gruppo non direttivo, di confronto e di discussione, dove lo psicologo ha un ruolo non direttivo, i partecipanti condividono emozioni ed esperienze.

Un conto il gruppo semi-direttivo che include esercitazioni e roleplay per apprendere strategie dove il ruolo dello psico è più direttivo (perché spiega strategie e aiuta ad apprenderle).

Differenze nella finalità

Questi 2 tipi di gruppi hanno finalità diverse.

Nel primo caso, quello del gruppo non direttivo, i partecipanti come si suol dire un po’ retoricamente, “attivano le loro risorse”, quindi si scambiano esperienze e strategie che hanno elaborato in autonomia, riflettono insieme sul problema.

Quindi, arrivano a cambiare atteggiamento e comportamento verso quel problema e a elaborare le emozioni ma attraverso la condivisione.

Lo psicologo stimola i partecipanti, ma non immette nulla nel gruppo, ha un ruolo più empatico e di sostegno.

Invece nel secondo caso, lo psicologo illustra strategie specifiche, che conosce lui, perché derivate dalla sua formazione specialistica.

Non fa un gruppo di puro confronto, è un po’ più direttivo, predispone situazioni di apprendimento esperienziale con roleplay e tecniche varie.

Differenze negli strumenti

Per ogni attività del progetto, conviene specificare anche gli strumenti utilizzati o le tecniche.

Nel caso del 1° gruppo, si può dire che lo psicologo utilizza tecnica di gestione del gruppo e di attivazione della discussione.

Ad esempio: riformulazione per comunicare empatia, domande aperte per stimolare la discussione.

Nel secondo caso, le tecniche utilizzate sono, ad esempio, i roleplay e si può dare una breve definizione di questa tecnica.

Ovviamente sono solo esempi. Non esistono regole universali e non conviene degenerare verso uno studio ossessivo.

Se il progetto è scritto, i criteri di correzione sono visivi

Se il progetto è scritto, prima di entrare nel merito del contenuto, viene corretto “a colpo d’occhio”.

Quindi… occhio a questi 3 criteri di correzione 😉

Già il primo impatto con il compito svolto, può influenzare il giudizio di chi lo legge, anche solo inconsapevolmente, per i meccanismi percettivi che sono attivi in qualunque essere umano.

Incluso il commissario che legge il tuo progetto.

Ecco 3 aspetti a cui fare attenzione.

1) La tua scrittura

La tua scrittura è chiara, ordinata e ben leggibile?

Poiché non sempre il commissario può sforzarsi di decifrarla.

Ha tanti compiti, con scritture diverse, meglio facilitargli l’ardua impresa di correzione ;).

2) La struttura del tuo progetto

Il tuo progetto è scritto come un flusso continuo, come un tema, oppure è ben suddiviso in paragrafi, ciascuno con un titolo?

Già a colpo d’occhio si nota se il progetto risponde esattamente alla scaletta della traccia.

Il commissario nota subito se hai sviluppato tutti i punti richiesti, nell’ordine in cui sono richiesti, rispettando la denominazione dei paragrafi fornita dalla traccia.

Attenersi rigorosamente alla traccia è un fattore importante per molti commissari.

Si vede “a occhio” se c’è corrispondenza tra la traccia e lo svolgimento, predisponendo in positivo o in negativo chi corregge il compito.

3) Le proporzioni dei tuoi paragrafi

Alcuni commissari fanno caso anche alle proporzioni tra i paragrafi.

Ovviamente e inevitabilmente, alcuni paragrafi del tuo progetto saranno più sintetici, come gli obiettivi specifici.

Altri più approfonditi, come il modello teorico.

Però secondo alcuni commissari è importante che non ci siano sproporzioni troppo grandi tra i vari paragrafi.

Sempre considerando che ovviamente non è possibile sviluppare tutti i punti nella stessa misura.

E’ vero che nessuno corregge col centimetro, ma alcuni ci fanno caso, perché le proporzioni tra i paragrafi si notano a occhio.

Quindi meglio dare l’idea di uno svolgimento equilibrato, senza ovviamente sbrodolare per allungare parti che hanno vocazione ad essere trattate in modo più sintetico o viceversa.

E poi c’è la soggettività dei commissari

Questi aspetti molto “visivi” sono validi anche per le altre prove, opportunamente adattati.

Ad esempio, anche nel tema, alcuni commissari fanno caso alle proporzioni e vogliono un tema bilanciato, che dedichi lo stesso spazio alla parte teorica e a quella applicativa.

Non sono certo regole assolute, perché nelle prove, esami e concorsi non ci sono regole assolute.

Altrimenti sarebbe un esame di matematica, basterebbe applicare algoritmi per garantirsi la promozione e per capire se si sta facendo il compito bene o male. Purtroppo non ci sono queste certezze.

Ogni singolo commissario, essendo una persona umana, ha inevitabilmente i suoi personali criteri, che rendono la valutazione di un compito in qualche misura sempre soggettiva.

Però proprio per questa enorme variabilità e imprevedibilità nella valutazione, meglio essere prudenti.

Fai del tuo meglio, giustificando ogni scelta, spiegando, per ogni fase del progetto, perché la svolgi, cercando di prevenire ogni contestazione.

Con la consapevolezza di non poter controllare sempre tutte le variabili in gioco e che l’arbitrio di chi corregge troverà sempre un pertugio in cui insinuarsi…un po’ come nella professione.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor per studenti lavoratori di Psicologia e TFA. Scrivimi a tutor@110elode.net per aiuto tesi.