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A volte per avere una risposta a una domanda sull’Esame di Stato di Psicologia, non occorre trovare la risposta, ma riformulare la domanda.


Studiando per l’Esame di Stato di Psicologia ci si trova spesso in difficoltà e si pongono domande come queste: “Bisogna fare così? Devo fare cosà? È sbagliato questo o quell’altro?”.

Per avere la risposta, in realtà occorre riformulare la domanda, sostituendo il verbo “si deve”, “bisogna”, ecc., con “in questa situazione, cosa è più opportuno per scrivere qualcosa di completo e prudente? Se scrivo questo, i professori possono fare contestazioni? Se sì, come posso anticiparle e come giustifico questa azione?”.

In questo modo si abbandona la ricerca di risposte assolute, rigide e definitive, ricerca dettata dalla comprensibile ansia. Anzi, si passa a “costruire” risposte “relative”, che siano valide non in assoluto, ma siano specifiche per quella traccia.

Spesso anche io, nei tutoraggi degli anni passati, per rispondere alle domande, prima suggerivo di riformulare la domanda, in modo che ciascuno poi potesse costruire da solo la risposta.

Se un tutor spara la risposta, poi rischia di meta-comunicare che esiste una regola valida sempre e comunque e che qualcuno, nell’universo, è depositario di questa regola.

In più, non si promuove l’autonomia dello studente, che non deve dipendere da qualcuno per avere risposte, ma acquisire strumenti per ricavarsele.

Questo è ciò che fa lo psicologo in ogni campo: gli arrivano persone con domande brevi, secche, che reclamano risposte assolute, tecniche o strategie risolutive. Ad esempio: “Dottore, sono troppo ansiosa, vorrei imparare una tecnica di rilassamento”.

La tentazione del dottore è di scodellare le tecniche di rilassamento super-efficaci che ha imparato nel super-master in cui ha ottenuto la super-mega-certificazione interplanetaria.

In questo modo però, senza fare un’analisi della domanda, cioè ricavare maggiori informazioni sulla richiesta, contestualizzarla ricostruendo scenari in cui la “toppa ansia” si manifesta (troppa che significa? Che intende per ansia, visto che molti usano impropriamente questa parola?), si collude con l’ansia stessa e con l’impulsività impedendo alla persona di ragionare su quel problema.

So che è frustrante, quando si è in ansia, non avere una risposta pronta, chiarificatrice e subito, e farebbe comodo ad un tutor buttare là la risposta, evitando ore e ore in cui cerco di scrivere post lunghissimi, come nei passati tutoraggi.

D’altronde lo sento come un dovere didattico quello di impostare il tutto in modo metacognitivo da quando ho iniziato a lavorare come tutor.


In sintesi, quando uno si trova in difficoltà e quindi sorge una domanda, la prima cosa utile non è di cercare la risposta, ma costruirla, riformulando la domanda. Non c’è nessun guru che può illuminare dall’alto, perché la risposta è sempre da costruire di volta in volta.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net