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Nella fase di inizio della preparazione dell’EdS, ci si sente “persi”, come quanso si arriva in una città nuova e si prova fatica ambientarsi.

Per affrontare questa fatica, non è opportuno essere accolti da una guida locale che appena arrivi, ti chiude in un villaggio molto strutturato, isolato, bello e divertente, quanto artificiale, con i suoi punti di riferimento rigidi: il gioco apertivo, il ballo del quaquà, e amenità varie.

La vita vera, fuori dal villaggio, è ben più complessa, la città è ben più vasta, e occorre crearsi gradualmente una propria mappa, con i propri punti di riferimento.

Prima di crearla però, occorre un po’ “perdersi” nei quartieri. Solo dopo, si è pronti a recepire indicazioni e costruirsi punti di riferimento.

Quindi va bene in questa fase perdersi, accogliere questa sensazione di smarrimento comprensibile, da non reprimere.

Né serve affrettare l’ambientamento, anche se i tempi per preparare l’eds sono sempre pochi, tra lavoro, impegni, famiglia, ecc.

Questa fase deve essere rispettata. Come lo psicologo che accoglie un paziente ansioso: non deve avere fretta di calmarlo.

Ci riuscirebbe pure, a volte ci vuole poco, e lo psicologo si sentirebbe onnipotente.

Ma così alimenta la fretta, fa arrivare il messaggio che l’ansia è un’emergenza da tamponare, grazie a un salvatore che arriva e “chiude” gli orizzonti.

Anzi, che “chiude” la persona entro gli orizzonti che lui considera giusti (in base a cosa poi? Nessuno è esperto di EdS).

Quindi, adesso è il momento di perdersi. Adesso massima libertà di esplorazione, accettando e attraversando le paure e lo smarrimento.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net