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Una delle metodologie più diffuse a livello internazionale e utilizzate per lo sviluppo delle life skill è l’educazione socio-affettiva. Vediamo di cosa si tratta.


Introduzione 

L’Educazione-socio affettiva è una metodologia approfondita da Francescato, Tomai e Ghirelli, efficace per rinforzare l’autoefficacia sia individuale che di gruppo, gestire le emozioni, sviluppare abilità interpersonali, quindi per prevenire il disagio e promuovere il benessere di bambini e adolescenti.

In questa metodologia, non ha senso inserire attività troppo direttive, perché è nata proprio per rompere la didattica scolastica quotidiana che è iper-direttiva, frontale e lineare.

Infatti, un’attività centrale dell’educazione socio-affettiva è il circle time, cioè il “momento del cerchio”, il momento in cui si rompono simbolicamente le file di banchi allineati frontalmente al docente.

Gli alunni si mettono in cerchio e si guardano tutti tra loro, vengonosospesi i meccanismi abituali di giudizio, interrogazione, sottomissione a un adulto e insieme si ragiona e ci si ascolta.

Ovvio, nessuno ti impedisce di inserire anche attività non direttive, però che senso ha farcire con attività direttive una metodologia già confezionata e nata per essere non direttiva in un contesto scolastico direttivo?

Tu dirai: ma io ho scaricato progetti di psicologia veri ed era mischiato di tutto.

Sì, infatti non sono da prendere come punto di arrivo, o come modello da imitare, ma come punto di partenza, possibilmente per andare avanti in una direzione migliore, visto che ovunque…regna il caos.

Non perché in giro ci sono progetti-minestrone, allora significa che il progetto minestrone è giusto, che va bene farli così, prendendoli a modello, come punto di arrivo.

Mi è successo la stessa cosa in psicodiagnostica, dove mi sono arrabattata per procurarmi relazioni peritali ed esercitarmi, e sono rimasta sconvolta da come erano fatte.

Le ho portate al prof del master e mi ha detto che non le dovevo certo prendere a modello, perché ci sono periti che scrivono orribilmente, anche di importanti giudici, ma vanno avanti, perché ormai il giudice si trova bene così e li conosce, si è abituato al loro stile.

Il progetto di psicologia resta qualcosa di fondato, strutturato, motivato, ordinato, ma tutte queste caratteristiche, che sono il fine, si possono ottenere con molteplici mezzi.

L’utilizzo negli esami di abilitazione

L’educazione socio-affettiva fa impiego di tecniche di facilitazione di gruppo, come ad esempio il circle-time, che servono a favorire la comunicazione in classe in un clima di accettazione reciproca e rispetto.

La metodologia di apprendimento delle Life Skills è differente da quella direttiva e frontale tradizionalmente impiegata a scuola.

I percorsi sono soprattutto esperienziali.

Dunque, non si procede facendo lezioni frontali, ma facilitando il gruppo, cioè attivando i partecipanti, promuovendo i loro contributi, coordinando i loro interventi.

L’educazione socio-affettiva infatti, serve a interrompere la routine scolastica basata su spiegazioni e interrogazioni, facendo sperimentare una modalità di comunicazione empatica, diversa da quella direttiva e frontale tipica della didattica quotidiana.

Le attività tipiche

Le attività dell’educazione socio-affettiva sono soprattutto esperienziali.

Esse possono prevedere esercizi “rompighiaccio” che abbassano l’ansia e svincolano la loro partecipazione dalle preoccupazioni per la prestazione e per la valutazione, tipiche delle attività didattiche.

Gli esercizi di apertura sono condotti in gruppo, con i partecipanti disposti a cerchio così da potersi vedere e comunicare tra loro.

Poi segue un’esperienza, ad esempio una simulazione, infine si riflette sull’attività e su cosa è emerso.

Dunque, la promozione del benessere scolastico, connessa alla prevenzione del disagio, del bullismo e del pregiudizio verso la diversità.

Questa metodologia si basa su un apprendimento attivo, che non fa discendere dall’alto una soluzione prestabilita, ma stimola gli studenti a riflettere e giungere costruttivamente ad una verità condivisa.

A parte il circle-time, non ci sono vincoli rigidi.

Puoi quindi inglobare in questa metodologia altre attività che preferisci.

Non è un protocollo rigido che deve per forza prevedere specifiche attività piuttosto ce altr o una sequenza prestabilita.

Questa metodologia è molto sfruttata all’esame di Stato di Psicologia, ma per questo oggi occorre usarla con prudenza, perché rischia di rendere il tuo compito uguale a quello di un altro.

L’omologazione aumenta il rischio di bocciature.

Le skill o le skills?

A proposito: bisogna scrivere “le skill” o “le skills”?

Ci sono varie scuole di pensiero tra i linguisti. I puristi dicono che bisogna scrivere “le skill”, senza la esse finale, perché ormai è una parola italianizzata, come altre parole inglesi tipo film o sport, che infatti in italiano non si pluralizzano con la esse.

Siccome non diciamo gli sports, i films, allora non dovremmo dire neanche le skills, ma meglio le skill.

E invece altri non sono affatto d’accordo!

Secondo altri bisogna rispettare la grammatica inglese, non si può mettere l’articolo plurale e il nome singolare, bisogna concordarli e poi non è vero che skill è una parola ormai italianizzata.

È una parola ancora molto tecnica, non è entrata nel gergo comune e ci vorrà. Visto che il livello medio di inglese in Italia spesso si riduce a espressione scolastiche imbarazzanti tipo “the pen is on the table”.

Quindi bisognerebbe dire le skills, le life skills, le soft skills.

Chi ha ragione? Non c’è una risposta assoluta, in alcuni libri è scritto in un modo, in altri in un altro modo, ognuno ha una sua linea editoriale.

Non si sa cosa ne pensa il commissario che corregge il tuo compito, per cui scegli tu.

Una cosa importante è studiare in modo metacognitivo, declinando lo stesso contenuto flessibilmente per più prove e non associarlo solo a un’etichetta.

Quando si utilizza

Attenzione! L’educazione socio-affettiva è per l’età evolutiva, quindi per bambini della scuola primaria, della secondaria di primo e secondo grado…non per gli adulti, per i quali è preferibile la psicoeducazione.

Se fai un progetto rivolto agli adulti e prevedi il gruppo tra le attività, come già indicato sopra, non è corretto parlare di circle-time, né di focus group. È sufficiente chiamarlo gruppo di discussione, oppure di confronto, di sostegno reciproco, senza scomodare altre etichette.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor per studenti lavoratori di Psicologia e TFA. Scrivimi a tutor@110elode.net per aiuto tesi.