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Ci sono molti studenti che stanno combattendo una grande guerra e non è quella per la preparazione dell’Esame di Stato di Psicologia.


Guerre interiori, familiari, affettive, lavorative o ti altro tipo di cui prof non verranno mai a sapere.

Loro vedranno solo i compiti e non immaginano la sofferenza che c’è dietro e quanta fatica abbia richiesto anche solo ricordare mezza teoria.

Se solo sapessero!

Quando si studia per l’Esame di Stato di Psicologia, il rischio è di farsi travolgere dalla deriva ossessiva, dalla piega stritolante che sta prendendo (generalmente) il percorso di preparazione.

Si impazzisce per scrivere un compito che sia gradito al commissario, si studiano i suoi gusti, i suoi orientamenti, le sue fisse, per compiacerlo, ma tanto è impossibile prevedere come correggerà il compito. 

E’ come se invito tutti a cena e preparo qualcosa: difficile che piacerà a tutti, anche se mi impegno a farla. Se faccio il pollo, non piace al vegano, se faccio la pasta, non piace al celiaco, se faccio la torta, non piace a chi è a dieta, ecc. 

Inutile aggiungere anche questa guerra a quella che ognuno sta affrontando. 

Mi auguro invece che la preparazione dell’Esame di Stato di Psicologia sia un’oasi, un momento di ristoro, di sollievo e utilità, non fonte di altra sofferenza.


Un pensiero per tutti quelli che stanno combattendo qualche guerra (cioè tutti noi, nessuno escluso, credo).

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net