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Il post-prova è essenziale per ri-orientarsi in vista degli impegni successivi. Come gestirlo?


Il giorno delle riflessioni dopo l’esperienza, dopo la prima e (per alcuni) anche la seconda prova.

Dubbi, confronti, domande, preoccupazioni, ragionamenti controfattuali (se avessi messo quello…avrei dovuto mettere quell’altro…sarebbe stato meglio cosà…avrei dovuto ripassare quell’altra cosa…ecc).

Si tratta di un momento delicatissimo, in cui si consegnano tanti sforzi a una persona che, inevitabilmente, metterà del suo durante la correzione dei compiti.

È una brutta sensazione essere “appesi” al giudizio soggettivo di una persona: sarà capace di leggere fra le righe tutto l’impegno, lo sforzo, la passione che ci ho messo?

Saprà cogliere gli aspetti giusti e apprezzarli, oppure si attaccherà a qualche puntiglio, per chissà quali dinamiche, proiezioni, identificazioni e conflitti personali?

Concentrarsi sull’obiettivo, malgrado tutto

Capisco, non solo per averlo vissuto, ma soprattutto perché è la stessa sensazione che si ripete nel lavoro come psicologi…

Tutti i giorni appesi al giudizio del tutto soggettivo di una persona, che non immagina minimamente quanto immenso lavoro ci sia dietro le quinte, quante rinunce, quanti sacrifici, quanto sudore e quanto sangue.

Si spera sempre che sia un giudizio equilibrato. Spesso lo è. A volte purtroppo no, ma si cerca di continuare con lo stesso impegno.

Sospendere il giudizio

Quindi, in questo momento sospenderei il giudizio sul compito fatto, partendo dal presupposto che non si poteva fare meglio da quello che si è fatto in quel momento, che il proprio dovere, e anche di più, lo si è fatto.

Non guasta neanche ricordare che quell’elemento arbitrario e imprevedibile (che i greci chiamavano Tike e incombe sull’uomo) in ogni caso non si sarebbe potuto eliminare.

Quindi più di quello che hai fatto, non si sarebbe potuto fare.

Hai fatto il massimo, la tua parte l’hai fatta, ora si spera che anche la Tike sia dalla propria parte.

So il lavoro che c’è dietro ognuno, tanti lavorano e si fanno in 4 per conciliare lavoro, studio, famiglia, impegni e già per questo meriterebbero la promozione! E sono usciti compiti ammirevoli.

Gestire le ingiustizie

E non solo all’Esame di Stato, ma anche dopo, direi sempre, in tutte le cose…

In 20 anni in tutto di didattica, ho visto persone che fanno compiti orribili e poi passano, persone che fanno capolavori che neanche un prof sarebbe stato in grado di fare, e rispetto ai quali i commissari si attaccano al puntiglio, per chissà quale “meccanismo proiettivo inconscio”, direbbero gli psicodinamici.

Anzi, per la legge di Murphy, c’è chi studiacchia, raffazzonando, rubacchiando e scopiazzando qua e là due cavolate in croce, e passa con il massimo dei voti e il bacio accademico, chi si uccide di studio, è una persona seria, ha dei valori, e viene mazzuolato!

La vita è ingiusta, credo tutti ne sappiamo più di qualcosa e abbiamo assistito a episodi di questo tipo in tanti settori, e fa male, molto male.

Quel fattore c’è, a volte incide di più, a volte di meno, in compenso significa che se non dovesse andare…non è tutta responsabilità propria.

Uno fa tutto quel che può, ma nessuno è onnipotente.


Chiudiamo mentalmente la prima prova (o la seconda, o la terza), per evitare che diventi rimuginazione, e andiamo sulla seconda o terza, con lo stesso impegno

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