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Una volta all’orale è stato chiesto di parlare del decoro e se uno psicologo vistosamente tatuato sia decoroso. Questo è quello che ho scritto sul gruppo di supervisione di allora.


Il decoro è un concetto relativo, non assoluto, di natura filosofica, antropologica e culturale.

Non è un concetto giuridico, quindi non potrà mai esistere una legge che stabilisce cosa sia decoroso o meno, neppure il codice potrebbe spingersi a giudicare se qualcosa sia decoroso o meno in modo assoluto.

Non a caso, per stabilire eventuali valutazioni, in caso di segnalazione all’Ordine degli Psicologi di un comportamento “non decoroso”, non c’è un singolo professionista che giudica, ma una commissione, proprio per evitare rigidità e assolutismi.

Ad esempio, uno psicologo interamente tatuato, anche sul viso e sul colo, come il cantante Fedez: è decoroso? È tutto relativo, perché ad un giovane di 18 anni, della generazione Millennium, non fa nessun effetto, dato che tra i Millennium, il tatuaggio è la normalità, e fanno tatuaggi anche estesi oppure in faccia.

Per un signore di 65 anni, che viene da un’altra cultura, fa più effetto, ma grazie alla competenza di quello psicologo, passeranno in primo piano altri aspetti.

Se poi il paziente è giapponese, magari figlio di un genitore giapponese e di un italiano (a Roma e Milano ce ne sono tanti), la cultura giapponese ha un altro atteggiamento verso i tatuaggi, anche molto piccoli, dato che li associano alla Yakuza, la mafia giapponese, un po’ come i nostri bisnonni associavano il tatuaggio ai carcerati.

Sono categorie concettuali che risentono dei tempi, della cultura e della società. Il decoroso è un concetto culturale e relativo e in più sappiamo, come psicologi, che i tatuaggi hanno molti significati emotivi e sociali.

La presenza di tatuaggi non rende meno competente uno psicologo nel suo lavoro, e noi psicologi dobbiamo essere i primi a non giudicare, a non imporre mai criteri assoluti, a non avere la presunzione di fissarli in modo definitivo.

Ecco secondo me il problema sta anche qua: non solo non possono esistere criteri assoluti, e quindi per fortuna ci sarà libertà e ci saranno dibattiti, MA nessun criterio, anche un criterio che vede concordi la maggioranza degli psicologi, non sarà mai definitivo.

Poi ecco, direi pure che piuttosto è indecoroso quello che hanno fatto a Bibbiano, non l’avere un tatuaggio, vistoso o meno. Il decoro non riguarda tanto e solo l’estetica, ma soprattutto i comportamenti.

Alcuni psicologi compiono atti indecorosi, mancano di rispetto a colleghi e calpestano il codice deontologico, e pure con leggerezza, altro che tatuaggi ;).


Insomma, alla domanda “uno psicologo vistosamente tatuato, è decoroso?”, farei un discorso, piuttosto che dare una risposta secca. Il resto è cultura, relatività, dibattito (per fortuna!).

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net