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Lo psicologo non risponde alla domanda, la sospende, per analizzarla. Da questa analisi, emergono il problema, le risorse, l’intervento più adeguato.


Questo comporta frustrazione nella persona, che quindi va aiutata a gestire questa emozione, elaborazione preliminare a un percorso che si distingue per il suo spessore e che può promuovere cambiamenti e miglioramenti significativi e a lungo termine.

Ma c’è un altro effetto. Dato che durante l’analisi della domanda, si esplorano anche le aspettative, emerge che spesso sono irrealistiche o distorte.

Ciò perché la persona magari si è costruita una rappresentazione dello psicologo attraverso le serie tv di Netflix, i film di Woody Allen, stereotipi vari ed eventuali ancora molto radicati ovunque, anche negli ambienti più istruiti.

Allora, all’interno della fase di analisi della domanda, può essere fatta anche un po’ di psicoeducazione, illustrando come si svolge un intervento psicologico, chi è lo psicologo, ecc.

Come lo spiegheresti? Chi vuole, può provare a cimentarsi, immaginando di doverlo spiegare a una zia di 80 anni che ha la terza elementare (quindi senza termini tecnici) o al nipotino di 8 anni.

Per essere sicuri di essere chiari, concreti e comprensibili da tutti.

Dove trattare l’analisi della domanda all’Esame di Stato di Psicologia?

Prima prova, il tema: nel punto dedicato all’ambito applicativo, come prima fase di qualsiasi intervento in qualsiasi ambito.

Seconda prova, il progetto: alla fine del paragrafo teorico, di quello dedicato al contesto oppure come attività da svolgere. Valutare in base alla scaletta.

Terza prova, il caso di qualunque indirizzo: nel punto dedicato alle aree da approfondire oppure all’intervento, come prima fase di qualsiasi intervento in qualsiasi ambito.


Occorre comunque sempre valutare in base alla scaletta.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net