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L’Esame di Stato non è come un esame universitario, con una lista di libri prestabiliti e di argomenti fissi da memorizzare.


Questo è un esame di abilitazione, quindi ispirato alla professione.

Per questo richiede un taglio pratico, una preparazione non nozionistica e una capacità di gestire l’incertezza e la complessità.

Nella pratica professionale, ad esempio in quella clinica, tu avrai a che fare con persone diverse, che ti esporranno problemi diversi e non prevedibili.

Non c’è una lista prestabilita di problemi che possono esporti, con annesse soluzioni prefissate.

Ad ogni paziente risponderai in modo flessibile, più che applicando meccanicamente una procedura.

Così sarà all’Esame di Stato. Non c’è un elenco prestabilito di argomenti da studiare, né modalità di svolgimento fisse e standardizzate.

E poi ci sono sempre cambiamenti. Per questo aggiorno il kit costantemente.

Dare un taglio pratico anche alla parte teorica significa arricchirla di esempi concreti, anche banali, che dimostrano che quella teoria è stata davvero assimilata, non solo memorizzata ed esposta a pappagallo.

Questo serve anche per differenziarti, data anche l’omologazione dilagante e la necessità di distinguersi non per la nozione in più, quanto per un taglio diverso

Non sempre vengono in mente esempi concreti, anche perché all’uni non sempre siamo sollecitati a farlo, ma dobbiamo esporre le teorie così come stano sul libro, ricordando anche le virgole e spesso anche ripetendo le parole precise del prof.

Il primo passo è pensare agli ambiti principali: evolutivo, lavoro, clinico.

O meglio: adesso farò riferimento a questi ma se uno vuole considerare altri ambiti (psicologia giuridica, ecc), nessuno glielo vieta e mq questi sono gli stessi ambiti che uno poi ritrova in seconda e terza per cui conviene cmq tenerli presenti.

Poi, pensare a una persona che sta in quell’ambito e può avere un problema in relazione a quel costrutto.

Ecco un esempio.

Esce l’apprendimento, uso la teoria comportamentista, quella basata sui rinforzi.
Penso all’ambito evolutivo e scolastico, dove un alunno può avere difficoltà di apprendimento oppure perdere interesse per l’apprendimento.

La teoria comportamentista spiega perché questo avviene. Secondo questa teoria, avviene perché quello studente non riceve rinforzi dall’esperienza di apprendimento (non ci sono gratificazioni).

Ambito lavorativo: un lavoratore non produce abbastanza. Secondo la teoria comportamentista, è perché non riceve rinforzi e gratificazioni.

Oppure: esce l’apprendimento e usco la teoria costruttivista: in ambito scolastico c’è lo studente disinteressato all’apprendimento. Secondo quella teoria è disinteressato perché non è abbastanza attivo nel processo di apprendimento.

Oppure: esce la memoria, uso la teoria tripartita di Atkinson. Penso all’ambito scolastico, dove uno studente può avere difficoltà a memorizzare.

Magari si può anche dettagliare un po’ di più, dicendo che è uno studente di scuola superiore che farà l’esame di maturità e deve studiare molte discipline diverse tra loro e ricordare tutto il programma e non ce la fa.

Quella teoria spiega perché: secondo Atkinson, non ripete abbastanza, perché quella teoria incentra tutto sul fatto di ripetere.

Come introdurre gli esempi nel tema dell’Esame di Stato di psicologia?

In modo schematico e banale, ad esempio, scrivendo: “Questa teoria consente allo psicologo di chiarire alcuni problemi, come quelli che possono verificarsi in ambito scolastico, dove uno studente può presentare difficoltà di memoria. Soprattutto quando deve fare l’esame di maturità e ha molte materie da ricordare, può incontrare difficoltà. Secondo questa teoria, queste difficoltà possono essere dovute anche al fatto che…ecc.”.

Oppure:

“La teoria tripartita focalizza l’attenzione sulla ripetizione. Questa operazione può aiutare lo psicologo a comprendere alcune difficoltà che si possono verificare in ambito scolastico, dove uno studente può presentare difficoltà di memoria. Secondo questa teoria, queste difficoltà possono essere dovute anche al fatto che…ecc.”.

In questo modo si richiama:

1) un problema, quindi si dà un taglio di problem-solving, dato che la professione è basata su questo: è un intervento su un problema o un bisogno e quell’intervento è basato su teorie scientifiche (non è fatto a casaccio o secondo opinioni soggettive dello psicologo)

2) la figura dello psicologo: è sempre utile menzionarla, dato che è un esame che abilita alla professione di psicologo


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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net