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Qui faccio le mie riflessioni (anche se nessuno ne sentiva il bisogno) sulle valutazioni dei compiti dell’Esame di Stato di Psicologia, commentando alcune dichiarazioni che si trovano su siti ufficiali o non ufficiali e che riguardano le modalità di assegnazione dei voti.


“La valutazione dei compiti dell’Esame di Stato di Psicologia è collegiale”.

Questo è dichiarato spesso e dovrebbe significare che la commissione si riunisce, tutti i membri leggono tutti i compiti, ne discutono, si confrontano e infine concordano il voto da assegnare. Quindi ogni compito dovrebbe essere letto da tutti e 5 i commissari. Magari, ma sinceramente, ne dubito!

Ricordo che sul forum Opsonline, un professore che era stato membro di commissione, disse che i compiti venivano distribuiti tra i commissari e il confronto avveniva solo su quelli dubbi, dove c’era incertezza se promuovere il candidato o meno. Ed è già tanto.

A volte temo che,in realtà, per ottimizzare i tempi, i compiti vengano appunto distribuiti, quindi ogni compito venga corretto da un solo commissario. E bisogna sperare che capiti nelle mani giuste, che in quel momento il professore sia attento e motivato e che non sia stanco. In fondo è un essere umano, tutti questi fattori possono influire sulle sue decisioni.

In fondo, anche negli esami universitari la valutazione dovrebbe essere collegiale: ogni studente dovrebbe trovarsi di fronte a 3 professori, ciascuno dispone di una scala da 1 a 10, sommando i voti dei 3 commissari, dovrebbe venir fuori il voto finale.

Quello che invece succede quotidianamente ovunque nelle università è che veniamo esaminati da un solo professore, quando va bene. Altrimenti demandati ad assistenti, dottorandi e borsisti a vario titolo. E quell’unica persona che giudica, ha una scala da 1 a 30, e fa il bello e il cattivo tempo. Per analogia, penso che succeda lo stesso per l’Esame di Stato.

“I criteri di valutazione vengono stabiliti prima dell’inizio delle correzioni”

Sì, ci mancherebbe che non fosse così. L’Esame di Stato di Psicologia, formalmente, è un concorso pubblico. In quanto tale, è obbligatorio precisare in anticipo i criteri di valutazione, anche se non sempre c’è la trasparenza di renderli pubblici.

A quando mi hanno raccontato gli studenti che ho seguito in più di 10 anni di preparazione per l’Esame di Stato di Psicologia, praticamente questi criteri non sono mai stati declamati prima della prima prova, né potevano essere reperiti su fonti ufficiali, come il sito dell’università.

In più, il fatto di condividere un elenco di criteri, non garantisce imparzialità: purtroppo ogni criterio può essere interpretato soggettivamente. Mettiamo che viene stabilito come criterio la completezza, o la coerenza. Quello che è completo per uno, non lo è per un altro. Quello che è coerente per uno, è insufficiente per un altro.

Quindi la soggettività è ineliminabile. Per carità, lo è anche nella professione: per un paziente sei il più bravo del mondo, per un altro meriti la pubblica gogna.

E niente. Come diceva il mio professore napoletano di greco e latino, prima di ogni versione: che la ciorta sia con voi. Cioè la fortuna, la buenasuerte, come la si voglia chiamare. Purtroppo conta anche quel fattore.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Ho realizzato il 1° Kit di Preparazione per l'Esame di Stato, con cui ho aiutato ormai 10 generazioni di psicologi ad abilitarsi. Se serve aiuto, scrivimi a tutor@110elode.net