Una delle sindromi di chi studia per l’Esame di Stato Psicologia è il “feticismo da test”.


Quando l’ossessione di trovare un test per ogni costrutto, si manifesta nei temi di psicologia dello sviluppo, si rischia un paradosso, perché in realtà non esistono veri e propri “test per valutare lo sviluppo cognitivo, emotivo, sociale, ecc”.

Buona notizia, un test in meno da memorizzare, ma vediamo meglio in che senso non esistono veri e propri “test per valutare lo sviluppo cognitivo, emotivo, sociale, ecc”.

Nel kit per la terza prova, è stato inserito un test che valuta lo sviluppo globale del bambino, cioè le scale Bayleys. In realtà i test che valutano lo sviluppo, non valutano lo sviluppo. Infatti, lo sviluppo è qualcosa che si dispiega nel tempo, negli anni.

Qualunque test, scatta una fotografia del momento. Non è in grado di valutare davvero l’evolversi, giorno per giorno, di una funzione, che siano le emozioni, il pensiero, il comportamento, la motricità.

Quindi quello che forniscono, è lo stato attuale delle funzioni, a che punto sono arrivate, per capire se stanno procedendo nei modi e tempi “giusti” (cioè: quelli medi del campione normativo), per capire se ci sono ritardi o accelerazioni o atipicità rispetto alla media e a quanto ci si aspetta da un bambino a quell’età.

Questo sarebbe da specificare, anche per dimostrare una conoscenza dello strumento che vada oltre la pappardellina memorizzabile in modo acritico.

E’ come per un falegname conoscere un martello: inutile che lui memorizzi le caratteristiche del martello, fossero anche tante e dettagliate.

Bisogna poi che il nostro geppetto sappia come usarlo, a cosa serve e quali sono i limiti, altrimenti rischia che di quel martello, invece di usarlo con lo scalpello per intagliare il legno, ne fa un uso improprio, tipo quello di Rita Pavone, che chiedeva un martello “per darlo in testa a chi non mi va!” (un conto conoscere bene uno strumento nelle sue caratteristiche in astratto, un conto sapere che senso ha quello strumento).

Alla fine, per valutare lo sviluppo, nella sua dinamicità, cioè per ricostruire i cambiamenti che si sono verificati nel tempo nelle varie funzioni (cognitiva, emotiva, sociale, linguistica, motoria, ecc), occorre fare una buona anamnesi.

Questo lo ripeteva sempre anche il mio prof del master di Psicodiagnostica: inutile imparare stra-bene il Rorchach o qualunque altro test, se uno poi non sa contestualizzarlo, non sa integrarlo con quello che osserva, con quello che emerge dal colloquio e con l’anamnesi.

Tanti psicologi sono bravissimi a somministrare i test, nel senso che sono delle macchinette: applicano meticolosamente le regolette.

Questo però non è “saper fare il test”, ma saper fare il compitino per la maestra.

A volte, per rincorrere l’ultimo test nozionistico da sfoggiare in un compito letto da un prof che manco conoscerà quel test minuzioso, si finisce per trascurare i primi veri attrezzi del mestiere, cioè l’anamnesi, il colloquio, l’osservazione.


Nello sviluppo, nella ricostruzione delle tappe emotive, intellettive, motorie, ecc, occorre fare un’ottima anamnesi.

The following two tabs change content below.
Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor per studenti lavoratori di Psicologia e TFA. Scrivimi a tutor@110elode.net per aiuto tesi.