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Quando si medita su dove fare l’esame di abilitazione Psicologia, spesso ci si informa sui gruppi Facebook e sui forum su quale sede sia più “facile”. Quali insidie si nascondono dietro i calcoli e le previsioni per individuare la sede più “facile”? 


Per “sede più facile” si intende una sede con una percentuale bassa di bocciature, calcolata in modi più o meno bulgari, sui dati non ufficiali delle sessioni precedenti, quando erano in carica altre commissioni.

Purtroppo, non ci sono sedi facili e difficili, perché ogni anno, in ogni sede, cambiano le commissioni.

Le commissioni  rimangono in carica 2 sessioni.

Qualche commissario può anche abbandonare e farsi sostituire.

Qualche altro può rimanere in carica per diverse sessioni, perché dà la sua disponibilità a questo incarico e viene sempre riconfermato, dato che pochi prof amano fare il commissario d’esame.

Ogni commissione fa come vuole e corregge a modo suo, a prescindere da quello che hanno fatto le commissioni precedenti in quella stessa sede.

Anzi, ogni commissario corregge a modo suo: in fondo, non sono robot, sono esseri umani.

Ciascuno di loro ragiona con la sua testa, ha le sue aspettative su come debba essere un compito, e ha anche le sue “fisse”.

La valutazione di ciascun commissario  risentirà delle sue soggettive categorie di lettura, del modo in cui vive quel ruolo dentro quella commissione in relazione agli altri e persino della sua stanchezza.

Anche lui si stanca e la sua attenzione fluttua.

Il comportamento di correzione è un comportamento come gli altri, quindi regolato da diversi processi connessi, come percezione, pensiero, motivazione, attenzione e condizioni psicofisiche.

A volte si creano persino giochi di potere entro le commissioni, conflitti o reciproche aspettative tra commissari, che influenzano la correzione.

Questo lo diceva già Zimbardo con l’esperimento sul comportamento malvagio.

Nessuno può prevedere cosa penserà lo specifico commissario che corregge il tuo compito nel momento in cui lo corregge.

Bisognerebbe stare dentro la sua testa, momento per momento.

Anche quando tutti i commissari concordano criteri condivisi di correzione, ciascuno di loro inevitabilmente li interpreta a modo suo.

Inutile anche prevedere lo stile di correzione in base al professore, quando lo si conosce, perché un conto è conoscerlo come professore che fa lezione, o come relatore, o come collega, o come “cugino dell’amico del cognato”, o in altre vesti.

Un conto è il suo funzionamento come commissario dentro quella commissione: questo lo dice già la Scuola di Palo Alto, anzi lo dicevano già i gestaltisti: ogni sistema è più della somma delle sue parti.

Attenzione quindi alle leggende metropolitane sulle sedi “facili e difficili”.

Sarebbe pericolosissimo anche avere la presunzione di dare suggerimenti specifici per una sede o per un’altra. Perché?

Chi lo fa, parte da un presupposto errato, che cioè ogni sede abbia specifiche connotazioni e che tali connotazioni siano stabili e quindi rendano prevedibili le prove, la loro struttura, i criteri di valutazione.

Si tratta di un pensiero induttivo, quindi fallace, come ci insegna la psicologia del pensiero.

Purtroppo, infatti, non si può generalizzare mai nulla rispetto a nessuna sede e a nessuna commissione, perché ogni anno ci sono nuove commissioni ovunque.

Ogni nuova commissione è libera di fare quello che vuole: strutturare le prove come vuole, seguire i criteri di valutazione che vuole, stabilire le tempistiche che vuole.

Nessuna commissione è obbligata a comunicare nulla riguardo a come preferisce strutturare le prove o le scalette da seguire nello svolgimento.

Non deve attenersi per forza a quello che hanno fatto le altre commissioni in quella sede o altrove.

Anche se la stessa commissione che rimane in carica per 2 sessioni.

Quindi per Giugno e per Novembre, non è assolutamente scontato che debba comportarsi allo stesso modo.

Tra gli stessi commissari, possono cambiare gli equilibri, le decisioni, perché la prima volta che hanno il ruolo di commissari, è un conto, la seconda volta, possono vivere quel ruolo diversamente.

Il comportamento umano non è prevedibile come quello dei Minions!

Ogni commissione, ogni volta che gestisce esami, prove e concorsi in una sede, è libera di cambiare la struttura delle prove o i criteri di valutazione o qualunque altra cosa anche da una sessione all’altra.

Nulla si può dare per scontato, né desumere nulla in base a quello che hanno fatto altre commissioni in quella sede, né ci sono certezze, né si può fare il calcolo della probabilità.

Questo è il brutto, ma forse anche il bello, dell’Esame di Stato di Psicologia, ma anche della professione di psicologo.

Non ci sono algoritmi da applicare meccanicamente, né scorciatoie, ma solo una grande complessità, da affrontare con la massima flessibilità.

Allo stesso modo, n on esiston o”sedi psicodinakiche, cognitiviste, ecc”.

Ecco perché.

In ogni facoltà ci sono corsi ed esami di ogni disciplina, con prof di tutti gli orientamenti (nessuna facoltà è una sètta).

Quindi non si può banalizzare dicendo che la sede X è psicodinamica, quindi uscirà un tema psicodinamico, la città Y è cognitiva, quindi conviene dare un taglio cognitivo, e altre generalizzazioni fuorvianti.

Tra l’altro, il “taglio” può essere dato al caso clinico, anzi neanche, perché il caso clinico non è una prova di psicoterapia, quindi confondere il ruolo dello psicologo con quello dello psicoterapeuta, per molti commissari è gravissimo.

Focalizzarsi su un approccio psicoterapeutico, filtrare le prove attraverso quelle lenti, solo per l’eventualità che un commissario possa essere psicodinamico, è davvero imprudente e rischia di meta-comunicare che il candidato sovrappone psicologo e psicoterapeuta.

Attenzione a queste illogicità che possono penalizzare la tua preparazione.

Leggi anche chi sono gli i commissari dell’Esame di Stato di Psicologia: non tutti, infatti, hanno per forza un orientamento. 

Spesso quando si prepara un esame di abilitazione, ci si chiede: com’è a Roma, Milano, Firenze, Bologna e così via, nelle varie città? Cosa chiedono in questa o quella città? Che prove ci sono in questa o quella sede?

E’ una domanda fuorviante.

Per l’esame di abilitazione, ci sono indicazioni ministeriali, vincolanti in tutte le sedi, ma del tutto generiche, che lasciano ampio margine decisionale alle commissioni.

Non ci sono, quindi, caratteristiche specifiche e fisse per ogni sede.

Ogni anno si insediano nuove commissioni.

Ogni nuova commissione fa come le pare, struttura le prove come vuole, adotta differenti criteri di valutazione.

Quindi ogni commissione è un discorso a sé, del tutto soggettivo e imprevedibile.

Un suggerimento accorato per chi va in alcune sedi dove, finora, hanno dato spesso tracce libere, tipo Pavia o Trieste: non conviene bruciarsi questa opportunità con banalità come Bowlby o Bandura.

Quelli sono utili quando non si sa cosa mettere, perché vanno bene dappertutto, quindi sono un’ancora di salvezza in situazioni di difficoltà e di emergenza, se escono costrutti “strani” oppure per arricchire altri costrutti, se la traccia chiede più teorie.

Sono versatili e si prestano a tutto…per questo però, se la traccia è libera, non vale la pena giocarseli! Anche perché saranno anche parecchio gettonati.

Se esce una traccia a scelta, bisogna far esplodere le proprie potenzialità, facendo un compito originale, con jolly personali, cose che uno ha approfondito nella tesi, nel tirocinio, in un master, al lavoro o in altri contesti, per cui è difficile che anche un altro abbia fatto lo stesso.

Il bello della traccia libera è che uno può giocarsi la propria carta migliore, la più approfondita, personale, originale e distintiva, non quella banale!

Sarebbe pericoloso generalizzare. Per questo è importante studiare con flessibilità, più che studiare tante cose.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor per studenti lavoratori di Psicologia e TFA. Scrivimi a tutor@110elode.net per aiuto tesi.