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Le tracce dell’Esame di Stato di Psicologia spesso chiedono di esporre “criticamente” una teoria. Cosa significa?


Come al solito non ci sono significati standard e universali.

Probabilmente però, i prof che scrivono così, vogliono qualcosa in più della mera pappardella fritta e rifritta.

Cosa potrebbero gradire, in più? Ecco 4 suggerimenti:

1) Non fornire un’opinione personale

I prof possono contestare che un parere personale, espresso dal candidato, non ha nessun valore scientifico, mentre il tema è una trattazione scientifica.

Quindi non è l’occasione opportuna per esprimere il proprio giudizio soggettivo, a meno che qualche commissione non lo solleciti esplicitamente.

2) Applicare il contenuto esposto

Esporre “criticamente” può essere inteso, ad esempio, come applicare il contenuto alla pratica, senza aspettare di arrivare alla fine del tema per scrivere l’ambito applicativo.

Spesso all’inizio del tema si introduce un problema che si verifica in un ambito, poi si passa a esporre la teoria, dimenticandosi però del problema di cui si è parlato all’inizio, come fosse un blocco a sé di pura teoria.

Può essere utile richiamare il problema anche durante la trattazione teorica.

Esempio: esce una traccia banalissima sulla comunicazione.

Introduco un problema, ad esempio scrivo che la comunicazione è un costrutto che trova applicazione in diversi ambiti, tra cui quello scolastico, dove spesso si verificano equivoci e incomprensioni tra studenti e insegnanti, che motivano a richiedere la consulenza di uno psicologo.

Quest’ultimo possiede teorie per comprendere tali problemi di comunicazione, strumenti per valutarli e metodi per intervenire efficacemente, in ottemperanza alla Legge 56/89, art 1., che elenca le attività a cui è formalmente autorizzato.

3) Seguire uno schema flessibile

Una delle teorie che consente di comprendere la comunicazione nel contesto scolastico e intervenire efficacemente sui problemi che si possono verificare è quella formulata dalla Scuola di Palo Alto.

Ok, e qui inizia la pappardella (inevitabile) sugli assiomi.

Però mentre espongo gli assiomi, non possono dimenticarmi del contesto introdotto all’inizio.

Conviene “intercalare” un esempio per ogni assioma. Esempio / pappardella del primo assioma / nuovo esempio / nuovo assioma.

Si potrebbe dunque scrivere che, nel contesto scolastico, questo assioma è osservabile quando uno studente sta in silenzio o compie o quella determinata azione, in quella certa circostanza, e l’insegnante può agire in questo modo o in quest’altro, ma l’assioma suggerisce che quel silenzio è una forma di comunicazione, ecc.

Secondo assioma, stesso schema: pappardella + applicazione a un esempio concreto, banale quotidiano, di quel contesto.

E così via. Così teoria e pratica vanno a incastro.

4) Esporre punti di forza e di debolezza

Un altro modo di esporre criticamente è aggiungere punti di forza e di debolezza.

Oppure, fare un piccolo confronto con un’altra teoria, cioè richiamare una seconda teoria per dire che questa seconda teoria ha aggiunto/evidenziato/migliorato un altro aspetto, che la prima teoria non aveva colto.

Tutto questo può valere anche se la traccia non precisa di esporre criticamente, perché è triste, all’Esame di Stato, esporre “acriticamente”.

Non ha senso, in fondo queste sono un po’ le prove generali della professione.


Spero sempre che lo sforzo enorme richiesto dalla preparazione, vada al di là della pressione (giustificata) di superare l’ennesimo esame e possa far calare effettivamente nel ruolo di psicologo.

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