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Cos’è il colloquio di sostegno psicologico?


Definizione di “colloquio di sostegno psicologico”

Il sostegno psicologico è un ciclo di colloqui per affrontare un tema o un problema circoscritto, non gravemente patologico,ma riconducibili ad eventi particolari e a difficoltà “fisiologiche” della vita.

Ad esempio un lutto, la separazione dal coniuge, la nascita di un figlio, il trasferimento in un’altra città, il cambiamento del lavoro o la disoccupazione, il passaggio dalle scuole superiori all’università, momenti di crisi, insicurezza e di difficoltà, ecc.

In tutti questi casi, c’è un evento, preciso, che richiede alla persona una riorganizzazione della sua identità, delle sue relazioni, dei suoi ruoli.

Questa riorganizzazione può essere molto faticosa, soprattutto se l’evento è stato improvviso (lutto inaspettato, separazione dopo pochi mesi di un matrimonio molto idealizzato romanticamente, ecc).

Lo psicologo può facilitare il superamento di queste difficoltà, aiutando la persona ad esplorare emozioni e modalità di reagire e agire.

Tuttavia, questa è solo una delle tante definizioni possibili, derivata dalla mia esperienza di psicologa e tutor.

Esistono tantissime definizioni quanti sono gli psicologi e quanti sono i manuali.

Perché il sostegno dello psicologo è diverso da quello di un amico

Il sostegno psicologico va oltre gli approcci tipici del senso comune come consigliare, giudicare, moraleggiare, doverizzare, oppure interventi intrusivi come possono essere le interpretazioni precoci e “selvagge”.

I colloqui di sostegno sono centrati sulla persona, aiutano a chiarire un problema e facilitare l’individuazione di una soluzione autonomao comunque di una comprensione più chiara.

Se infatti la persona è sola, e rimugina tra sé e sé, più difficilmente arriverà alla soluzione, poiché rimane invischiata nei suoi ragionamenti.

Invece, ricevere un rispecchiamento empatico, non giudicante, non direttivo, può facilitare l’emergere di risorse, ad esempio intuizioni, idee, piani, che la persona può attuare.

Tecniche di sostegno psicologico: 3 categorie

Il colloquio di sostegno è basato su tecniche di ascolto attivo, riformulazione, rispecchiamento, a cui si possono affiancare conoscenze teoriche specifiche che guidano il percorso di sostegno e tecniche specifiche derivate dalle teorie.

Ad esempio, se il sostegno psicologico è rivolto all’elaborazione del lutto, è utile considerare le fasi del lutto descritte nella letteratura scientifica, ad esempio da Bowlby e dalla Kubler-Ross, per capire dove si colloca la persona.

Riguardo alle tecniche, ciascuno può attingere a teorie che assume come riferimento.Ad esempio, la Psicologia della Gestalt ha elaborato tecniche creative ed espressive per facilitare l’elaborazione delle emozioni e l’integrazione del sé.

Il sostegno psicologico arricchito da momenti di psicoeducazione e di consulenza

All’interno di un ciclo di colloqui di sostegno (non c’è un umero predefinito e fisso), lo psicologo può anche includere momenti di psicoeducazione oppure di consulenza.

I momenti di psicoeducazione sono quelli in cui ad esempio, lo psicologo utilizza le sue conoscenze scientifiche e specialistiche per spiegare alcune dinamiche.

Ad esempio, una mamma che non possiede conoscenze specialistiche di psicologia dell’età evolutiva, potrebbe dare un particolare significato ai comportamenti del bambino, che invece si chiariscono grazie a una spiegazione derivata dagli studi scientifici disponibili, di cui lo psicologo è a conoscenza.

I momenti di consulenza possono essere quelli più pratici in cui lo psicologo aiuta la persona a gestire alcune situazioni, ad esempio lo stress, attraverso tecniche, anch’esse validate da studi scientifici, facendo quindi un piccolo training di potenziamento del repertorio di strategie e comportamenti della persona, sempre con molta delicatezza.

Chi può offrire colloqui di sostegno psicologico

Solo lo psicologo può fare sostegno psicologico. Altri operatori non possono affiancare l’aggettivo “psicologico” e quindi tendono a ricorrere a diciture generiche (sostegno) oppure a termini stranieri (counseling).

Le cnoscenze scientifiche alla base del sostegno psicologico vengono acquisite durante il percorso universitario che dura 5 anni, il tirocinio professionalizzante di un anno, oltre ad essere verificati durante l’esame di abilitazione alla professione di psicologo, articolato in 4 prove non facili da preparare.

Solo dopo averle superate è possibile iscriversi all’Albo degli Psicologi, riconosciuto dallo Stato, ed esercitare la professione, aggiornandosi costantemente.

Questo percorso rende lo psicologo preparato sia su aspetti teorici e pratici inerenti le problematiche e tematiche psicologiche, sia su modalità non direttive di ascolto attivo ed empatia.

Ciò consente di impostare un colloquio di sostegno in modo molto personalizzato, in base ai bisogni della singola persona, dosando e variando momenti direttivi, non direttivi e semidirettivi.

Come offrire colloqui di sostegno psicologico dopo l’Esame di Stato 

Dopo aver superato l’Esame di Stato di Psicologia, molti psicologi si immaginano in un studio privato, a condurre colloqui per tutto il giorno. Molti si immettono sul mercato aspettandosi che i pazienti chiedano proprio di parlare.

In realtà, i colloqui sono spesso un’attività minima del lavoro dello psicologo. Non sempre è l’attività da cui deriva la maggior parte del lavoro.

In ogni caso, se si vuole offrire nel proprio studio anche questo servizio, occorre comunicarlo con chiarezza, con parole comprensibbili anche ai non addetti ai lavori.

Infatti, non sempre è molto chiaro per le persone cosa sia un “colloquio di sostegno psicologico. Può essere utile specifificare cosa si fa e a chi si rivolge.

Cosa fare prima di iniziare un ciclo di colloqui di sostegno psicologico con una persona

Prima di iniziare il ciclo di colloqui di sostegno psicologico, è opportuno effettuare una buona analisi della domanda, valutare gli effettivi bisogni di una persona.

Può capitare che si presenti per un problema circoscritto, ad esempio la difficoltà di superare la separazione dal coniuge, ma in realtà il problema è più ampio e riguarda una struttura di personalità dipendente.

Oppure, la persona si presenta per superare una delusione d’amore, ma in realtà questa sua esperienza aggrava una depressione già in atto, che quindi non si risolverebbe con un semplice colloquio di ascolto attivo.

Quindi prima di fare sostegno, occorre fare un’analisi della domanda e valutare bene la il bisogno della persona.

Libri e corsi sul sostegno psicologico

Esistono anche manuali di autoapprendimento per focalizzare le abilità di base di ascolto attivo ed empatia, spesso con CD per simulare colloqui e autovalutare i proprio progressi

oppure corsi on-line come questo.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net