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L’importanza di svolgere un ragionamento corretto nella stesura del caso clinico


Alla terza prova, lo psicologo non si preoccupa di azzeccare la diagnosi quasi stesse raccogliendo degli indizi che poi devono portare a una conclusione certa.

Il caso clinico consiste in una serie di ragionamenti che arrivano a una o più ipotesi, non è un quiz che deve arrivare a una sola risposta esatta e inequivocabile.

Se uno ha dubbi che sia un disturbo o un altro, è sulla strada giusta, perché sta ragionando.

Paradossalmente, meglio aumentare i dubbi, farsene venire di più, perché sollecitano ancora più ragionamenti, attivano più nodi della rete di conoscenze che ciascuno si è creato all’università (e non solo).

I ragionamenti aiutano anche a stimolare un po’ i commissari, annoiati a leggere sempre le stesse cose.

Tra l’altro, se leggono affermazioni perentorie, fanno presto a contestare, mentre i ragionamenti sollecitano più l’ascolto che il giudizio e la contestazione.

E se la traccia chiede una sola ipotesi diagnostica?

Diverso è il discorso se la traccia chiede esplicitamente “UN’ipotesi diagnostica”.

In quel caso, ci si può chiedere se inserire soltanto un disturbo ipotizzabile, o metterne invece più di uno.

In questi casi, propendo per essere ligia a quello che chiedono loro, le loro richieste sono sacre, a costo di obbedire in modo fin troppo letterale.

Quindi, come ha fatto Garibaldi, direi: “Obbedisco”.

Se me ne chiedono UNA, ne farei una principale… però, siccome devo anche dimostrare che so fare commenti e ragionamenti, durante il compito avanzo altre possibili ipotesi, evoco altre possibili patologie in cui sono presenti quei sintomi.

Chiudere con l’ipotesi “regina”

In ogni caso, alla fine chiudo con una ipotesi regina, dicendo appunto che, nonostante alcuni di quei sintomi siano presenti anche in questo e quell’altro disturbo, la maggior parte dei dati riportati potrebbero essere riconducibili a quella che diventa quindi l’ipotesi regina, quella principale.

Così da salvare capra e cavoli (come dicono a Oxford…).

Da un lato obbedisco, perché arrivo comunque a leggere UNA ipotesi regina, principale, dall’altro lato evoco altre patologie, per dare movimento al compito, sennò sembra tutto monotono e incentrato su quell’ipotesi e potrebbe lo stesso essere contestato.

Infatti, potrebbe dare l’impressione che lo psicologo si faccia un’ipotesi e poi rimanga chiuso su quella, cercando solo dati che la confermano.

Questo tipo di procedimento, verificazionista, è ormai superato, rimpiazzato da quello più scientifico e corretto di tipo falsificazionista, che non cerca prove a favore, ma contro una determinata ipotesi, per vedere se essa è attaccabile.

A fare questi compiti, insomma, più che conoscenze cliniche, ci vuole abilità di negoziazione, compromesso e diplomazia…

Rispettare la scaletta fornita

In generale, anche per quanto riguarda l’ordine di procedimento, è consigliabile rispettare la scaletta fornita dalla tua commissione, anche se non segue un ordine “logico”.

Ogni commissione ha la sua logica e richiede i punti nell’ordine che vuole, per cui bisogna attenersi a quello che vuole quella commissione.

Il problema degli strumenti generalmente non si pone, anche perché la batteria di base è sempre quella.

Cioè, a prescindere dall’ipotesi diagnostica, comunque lo psicologo cerca di ricostruire il profilo globale del funzionamento della persona, nelle diverse aree (cognitiva, emotiva, sociale, ecc.), per cui alla fine cambierebbe solo l’eventuale test specifico che si può aggiungere dopo la batteria.

L’importanza del ragionamento

Al di là dell’ipotesi diagnostica, è importante anche tutto il ragionamento che ha portato a quell’ipotesi.

Tanto sono casi così brevi che, in un certo senso, qualunque etichetta può calzare.

Però è importante non solo il punto d’arrivo, ma anche il percorso, cioè prendere per mano il lettore e accompagnarlo attraverso i propri commenti facendo vedere che quell’ipotesi scaturisce da osservazioni, analisi, ragionamenti, e non da un calcolo (siccome c’è il sintomo a, b e c, allora è il disturbo X…) perché magari è pure calzante, ma troppo freddo e appiccicato, senza un percorso dietro.


Lo psicologo non chiude. Alla terza prova dell’Esame di Stato, apre “ragionando”, che tradotto didatticamente in fondo vuol dire che fa commenti sui dati.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor. Scrivimi a tutor@110elode.net