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A differenza del liceo, all’università non ci sono “promossi” e “bocciati” in assoluto, perché a chiunque può capitare di sotto-performare a un esame o di rallentare con lo studio per mille questioni extra-accademiche (lavoro, problemi familiari, mancanza di tempo).

Alcuni studi condotti da Barbara Oakley hanno portato all’attenzione degli studenti il fatto che le famose “maratone” di studio, cioè le sessioni intensive fatte appena prima dell’esame, possono essere controproducenti.

I motivi sono essenzialmente due:

1) portano a diminuire le ore di sonno direttamente precedenti il giorno dell’esame, affaticando il sistema nervoso e il corpo e, di conseguenza, le capacità di prestazione cognitiva (la memoria, l’uso del linguaggio, ecc.)

2) l’apprendimento è un processo stratificato, che richiede tempo per poter essere completato appieno.

Le informazioni apprese si sedimentano nel cervello sotto forma di nuove connessioni, ma c’è un limite di tempo oltre il quale le nuove informazioni non fanno in tempo a sedimentare.

Se si studia tutto in una volta quello che normalmente richiede diversi giorni di studio, poche informazioni attecchiranno in profondità nel cervello.

Di conseguenza, studiare all’ultimo momento può non rivelarsi la tattica giusta, specie se consiste nella strategia principale. Occorre invece trovare il tempo da dedicare giornalmente allo studio, e ricavare la propria “velocità personale”.

Se invece viene usata con parsimonia e come “piano di emergenza”, può comunque avere un senso.

Altri suggerimenti per l'EdS:

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Tommaso Sollai

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