Analizziamo anche questa metodologia, sviluppata in Italia.


L’Educazione-socio affettiva è una metodologia approfondita da Francescato, Tomei e Ghirelli, utile in ambito evolutivo.

L’educazione socio-affettiva è efficace per rinforzare l’autoefficacia sia individuale che di gruppo, gestire le emozioni, sviluppare abilità interpersonali, quindi per prevenire il disagio e promuovere il benessere di bambini e adolescenti.

Ciò serve a favorire la comunicazione in classe in un clima di accettazione reciproca e rispetto, di rompere la routine scolastica fatta di spiegazioni e interrogazioni.

Inoltre, questa metodologia consente ai bambini (o ai pre-adolescenti o agli adolescenti) di sperimentare una modalità di comunicazione aperta ed empatica, non basata sul giudizio, bensì sull’astensione dal giudizio stesso, per immedesimarsi negli altri, per comprenderli e per confrontarsi.

L’incontro può iniziare attraverso un esercizio “rompighiaccio” suggerito dal facilitatore, che scioglie l’ansia dei partecipanti, i quali possono estendere al circle-time i timori tipici delle situazioni scolastiche, con le relative preoccupazioni per la prestazione e per la valutazione.

Gli esercizi di apertura sono svolti in gruppo, con i partecipanti disposti a cerchio così da potersi vedere e comunicare tra loro.

L’esercizio serve a stimolare i loro interventi, le loro riflessioni sulla skill da apprendere, dunque l’animatore può lanciare spunti e domande su come si sentano i partecipanti in una certa situazione, su come si comportino e su come ritengano possa essere utile approcciarsi.

Poi si compie un’esperienza, ad esempio un gioco, una simulazione, un’attività. Infine, si riflette sull’attività e su cosa è emerso.

L’attività può essere condotta individualmente o in gruppo, anzi può essere opportuno alternare le due modalità di lavoro, così da favorire sia un’autoanalisi, sia un confronto cooperativo.

L’attività esperienziale è una forma di apprendimento attivo e induttivo, che non fa calare dall’alto una soluzione prestabilita, ma stimola i bambini e gli adolescenti a riflettere e a giungere costruttivamente ad una verità condivisa.

Dopo l’incontro, lo psicologo può invitare i partecipanti ad applicare la skill nel loro contesto di vita, annotando eventualmente su un diario le riflessioni connesse, così da continuare un’operazione di automonitoraggio e consapevolezza e di esercitarsi nell’applicare l’abilità, poiché solo attraverso un esercizio ripetuto è possibile padroneggiarla.


Anche questa metodologia può essere utile nei progetti incentrati sulla scuola e l’educazione.

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Sono Stella Di Giorgio, psicologa e tutor per studenti lavoratori di Psicologia e TFA. Scrivimi a tutor@110elode.net per aiuto tesi.